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TORINO. Cade da una statua per farsi un selfie, grave un giovane

E’ salito sulla statua equestre dedicata al generale Alfonso Lamarmora, a Torino, in piazza Bodoni. Si è arrampicato sino a mettersi a cavalcioni sul cavallo forse per farsi un selfie, forse per impressionare gli amici. Poi, probabilmente complice anche un bicchiere di troppo, ha perso l’equilibrio ed è precipitato, sbattendo la testa contro il basamento del monumento e contro l’asfalto. Un americano di 23anni, figlio di un manager Fca, è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Cto. E’ stato sottoposto ad un delicato intervento neurochirurgico, tecnicamente riuscito per i sanitari, che soltanto nelle prossime ore potranno però stabilire se è fuori pericolo. Il giovane, che abita a Detroit e studia in un’università di Scienze naturali del Michigan, era a Torino per una vacanza. Un martedì come un altro, per chi, come lui, ha da poco finito la sessione degli esami. In tarda serata la decisione di fare un salto in un pub del centro molto in voga tra i giovani, luogo di ritrovo per studenti universitari ed Erasmus. E’ lì che il 23enne avrebbe conosciuto i suoi due compagni di serata. Due coetanei che, come lui, cercavano qualcuno con cui scambiare due parole e trascorrere qualche ora in allegria. Una birra. Poi sono usciti, intorno all’una. Davanti al Conservatorio, nella piazza che d’estate si anima di giovani, il 23enne si è arrampicato sul monumento. Cellulare in mano è salito sino in cima al cavallo, ha cercato di posizionarsi davanti alla statua del generale Lamarmora per uno scatto. Forse un giramento di testa, forse il piede che scivola: il giovane è precipitato a terra davanti agli amici che, sotto choc, hanno subito chiamato i soccorsi. Immediato l’intervento dei medici e degli infermieri del 118, che l’hanno portato all’ospedale. La polizia sta cercando di ricostruire la dinamica dell’accaduto. Quello di Torino non è il primo incidente causato dalla ricerca del “selfie perfetto”. Dal 2011 sono state almeno 259 le vittime di una passione che coinvolge in tutto il mondo giovani e giovanissimi. A fare il conto è stato lo studio di un istituto di ricerca indiano, che punta il dito contro disattenzione, incoscienza e avventatezza degli autori delle foto. E’ probabile che il giovane americano se la cavi, ma prima di lui è andata peggio a molti coetanei. Gli ultimi due a Modena, lo scorso maggio: si son schiantati con l’auto a 220 chilometri orari dopo aver postato sui social la foto del tachimetro

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