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TORINO. Busta esplosiva, Appendino: “Vado avanti con maggiore forza”

Conteneva 14 grammi di polvere pirica la busta esplosiva indirizzata a Chiara Appendino. Una minaccia concreta, di fronte alla quale la sindaca di Torino non arretra: “In questi tre anni credo di aver fatto quello che un sindaco deve fare e continuerò a farlo”, afferma la prima cittadina, dicendosi “serena” confermando di voler andare avanti “con maggiore forza e determinazione”. Parole che ricevono il plauso bipartisan della politica, che si divide invece sulle affermazioni di Alberto Airola. In un post su Facebook, il senatore M5S si rivolge a chi ha confezionato e spedito la busta a Palazzo Civico, dove è stata intercettata, accusandoli di “sbagliare sempre obiettivo. Quelli bravi di una volta sapevano chi colpire e pagavano di persona”, aggiunge scatenando le polemiche. La frase, evidente riferimento ai terroristi degli Anni di Piombo, è stata cancellata dallo stesso Airola, che ha anche chiesto scusa. “Ho scritto d’impeto parole di accusa agli aggressori comunque inopportune”, ammette senza riuscire però a fermare le critiche. “In una città che ha pagato un prezzo pesantissimo al terrorismo come Torino, le parole di Airola sono di una gravità inaudita”, sostiene il senatore Pd Mauro Laus, mentre il parlamentare di Forza Italia Osvaldo Napoli definisce i rimpianti di Airola “da psicanalisi”. E invita i vertici del Movimento 5 Stelle “a fermarlo”. A ridimensionare le parole del senatore pentastellato arriva anche l’invito dei 5 Stelle di Torino “ad abbassare i toni”: “Non servono solidarietà di facciata e poi tentativi di innescare polemiche sterili o che sbagliano l’obiettivo – sostiene la capogruppo Valentina Sganga – In questo momento è necessario sostenere le istituzioni e non cercare di delegittimarle per fini politici”. A Torino il clima si è fatto pesante dal 7 febbraio, giorno dello sgombero dell’Asilo, centro sociale che era considerato dagli inquirenti base di una cellula eversiva. “Siamo consapevoli – osserva la sindaca Appendino – di che cosa può significare. Ma la città è lo Stato, l’istituzione va avanti per la sua strada senza arretrare”. La prima cittadina non vuol sentir parlare di escalation della tensione: “Sono valutazioni che devono essere fatte dalle forze dell’ordine – sostiene – Per quello che riguarda la città c’è stato un evento che ha fatto discutere e ha spostato gli equilibri, perché siamo intervenuti su un luogo occupato da 25 anni. Che potessero esserci delle reazioni era abbastanza prevedibile, ma se sono tranquilla io che ho ricevuto l’ordigno dobbiamo essere tranquilli tutti”. Sul fronte delle indagini, gli inquirenti sembrano avere pochi dubbi sul fatto che il plico esplosivo sia riconducibile all’area anarco-insurrezionalista. La fattura, secondo quanto si apprende, ricorda quelli già esaminati dalla polizia in una inchiesta su un gruppo di anarchici. Che non sembrano intenzionati ad arretrare: “Se non si trova il modo di alzare la testa, facendo fronte a una violenza statale destinata ad aumentare e che non si esaurisce certo nella sua propaggine armata – sostengono – ci ritroveremo con le teste spinte sempre più a fondo…”.

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