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TORINO. Banda dello spray di piazza San Carlo patteggia per le altre rapine

Patteggia la ‘banda dello spray’, il gruppo di giovani di origine maghrebina che agivano con sostanze urticanti per confondere le loro vittime e mettere così a segno furti e rapine. In Italia e all’estero. Il tribunale di Torino ha accolto le richieste formulate dagli avvocati dei giovani, dieci in tutto, nel corso dell’udienza preliminare. Quattro di loro sono accusati di avere agito anche in piazza San Carlo, la sera del 3 giugno 2017, durante la proiezione su maxischermo della finale Champions tra Juventus e Real Madrid. Per questo episodio, oltre 1.500 feriti e due morti, sono giudicati in un processo separato dove si contesta anche l’omicidio preterintenzionale.
I sostituti procuratori Paolo Scafi e Roberto Spagna contestavano ai dieci imputati – a vario titolo – 13 rapine e 29 furti commessi a un concerto di Justin Bieber a Monza, ai festival Notting Hill di Londra e Tomorrowland di Boom (Belgio), a un’esibizione della cantante Elisa a Torino e poi a Firenze, Milano, Reggio Emilia, Padova, in Francia.
“Mi dispiace moltissimo per quello che è successo. E il mio senso di colpa è massimo quando vedo i miei familiari che vengono a trovarmi in carcere”, aveva detto in tribunale Sohaib Bouimadaghen, soprannominato ‘Budino’, considerato una delle figure principali della vicenda. Difeso dall’avvocato Basilio Foti, ha patteggiato una pena di quattro anni e cinque mesi. La più alta. “Chiedo scusa per i miei gravi errori. Sono profondamente pentito, voglio cambiare vita e riprendere gli studi”, aveva sostenuto un’altro dei giovanissimi imputati, Zaccaria E., assistito dall’avvocato Carlo Alberto La Neve. Ha patteggiato una condanna a 3 anni e 8 mesi. Per gli altri imputati le condanne più lievi sono ad un anno.
Per i quattro accusati anche di avere scatenato il panico in piazza San Carlo, il processo si sta svolgendo con il rito abbreviato. Nell’udienza dello scorso 25 marzo, sono state chieste condanne a 14 anni di reclusione. I pm hanno calcolato un giorno di carcere per ciascun ferito, cinque giorni per ognuna delle persone molestate con lo spray al peperoncino. Per la Cassazione l’accusa di omicidio preterintenzionale è corretta. “Quando viene commessa una rapina che abbia come sviluppo non voluto la morte di una persona – si legge nelle motivazioni della sentenza con cui è stato respinto il ricorso della difesa contro il riesame – viene senz’altro integrato il presupposto del delitto di cui all’articolo 584 del codice penale”, l’omicidio preterintenzionale, visto che la morte si pone “in progressione criminosa con la violenza esercitata per impossessarsi del bene altrui”. E “nessun dubbio”, secondo la Corte, vi e’ sul fatto che “la condotta del ricorrente di impiegare una bomboletta spray al peperoncino rientrasse nella nozione di violenza”.

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