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TORINO. Arsenale neonazi, trovato altro materiale e foto Duce

L’uomo del missile aveva un arsenale anche nella sua seconda casa. Insieme a una foto del Duce debitamente incorniciata, ai 34 dvd su “Hitler e il terzo Reich”, alle 13 videocassette sul “crollo del mito” dell’Urss e sul “Trionfo della Volontà”. La succursale di Fabio Del Bergiolo, il sessantenne arrestato nei giorni scorsi dalla Digos di Torino per avere tentato di vendere un Matra, micidiale razzo aria-aria di fabbricazione francese, era in una villetta immersa fra i boschi di Antona, una frazione di Massa. La polizia vi ha messo le mani nel corso di un’ondata di perquisizioni che ha interessato anche abitazioni e depositi di materiale militare a Peschiera Borromeo (Milano), Sesto Calende (Varese) e Castelletto Ticino (Novara). E ora si cerca di capire perché questo ex funzionario doganale disponesse di un armamentario in grado di fare gola a qualsiasi aspirante guerrigliero. Ad Antona aveva stipato di tutto: un fucile, un machete, una pistola, un arco Compound con tredici dardi, una pistola, un treppiede per mitra, una balestra, undici bombe a mano (inerti). Nella prima casa, quella di Gallarate, aveva molto di più. Gli inquirenti sospettano che Del Bergiolo fosse una specie di grossista alla ricerca continua di clienti (non importa di quale orientamento criminale o colore politico). Del resto nel 1998 era stato tra i fondatori del Mac, un movimento che promuoveva la libera vendita delle armi. Ma lui non collabora. Ora la procura di Torino ha avviato una rogatoria in Svizzera per scavare sul conto di un suo amico fraterno, Alessandro Monti, cittadino elvetico fermato a Forlì e ora ai domiciliari, in un’indagine destinata ad allargarsi. L’obiettivo della Digos è capire quali sono stati i canali di approvvigionamento. E’ stata attivata l’Interpol. L’Fbi, in contatto con l’Ucigos, ha assicurato che farà la sua parte per quel che riguarda le armi di fabbricazione statunitense. Quanto al missile Matra, recuperato in un hangar dell’aeroporto di Rivanazzano Terme (Pavia), le indicazioni lo includevano nella dotazione delle forze armate del Qatar. Ma le autorità di Doha hanno già comunicato all’Italia di avere ceduto quel ‘pezzo’ tempo prima a un Paese straniero. L’inchiesta aveva preso le mosse dalla lettera con cui, nel luglio 2018, un ex agente del Kgb sosteneva di essere a conoscenza del progetto di un attentato a Matteo Salvini da parte di estremisti ucraini. A Torino gli investigatori misero sotto osservazione cinque fra piemontesi e valdostani che avevano combattuto nel Donbass a fianco del Battaglione Azov, formazione dell’Ucraina in lotta contro le milizie filo-russe. Non furono trovati indizi, riscontri o conferme. Ma uno dei cinque, un giorno, fu contattato da un sedicente “esperto d’armi” che gli chiedeva se per caso fosse interessato a comperare un missile. E la Digos subalpina trovò la pista che conduceva all’hangar nel Pavese.

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