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Chiara Appendino
Chiara Appendino

Torino al voto. La sfida di Appendino

Dopo la prima tornata elettorale, nella ex capitale d’Italia, è emerso chiaramente il nuovo duopolio politico, composto da M5S e PD. Le altre forze politiche, fatto salvo qualche eccezione periferica, sono state drasticamente ridimensionate dopo anni di scandali, arresti e malaffare.

Il PD, nonostante abbia attraversato lo stesso percorso, ne è uscito indenne se non addirittura rinforzato. Questo è dovuto a ingenti aiuti sovranazionali, siano essi di natura economica sia tecnica, forniti a fronte del fatto che il PD è oggi il partito Italiano garante dei circoli elitari euro-atlantici, custodi delle politiche di austerity e della finanza internazionale.

Il Movimento 5 Stelle nasce proprio “grazie” al malessere che queste politiche ultra liberiste hanno causato alla popolazione. Mentre la forbice tra ricco e povero andava via via aumentando, anche il consenso nei confronti del M5S subiva lo stesso trend. Oggi, nella città di Torino, così come a Roma, oltre ad uno scontro locale, si gioca una partita più ampia, una visione differente del mondo.

Da una parte la finanza, con i sui trucchi, le sue guerre e i suoi interessi, dall’altra delle persone normali, convinte che cambiare tutto si può! Queste elezioni sono utili anche per comprendere le dinamiche del consenso che il “potere” mette in campo per autolegittimarsi. Fin ora, fatto salvo i brogli rilevati in Campania, le elezioni paiono non aver subito influenze dirette diverse da quelle consentite. Ora che lo sconto si sta acuendo, anche il corollario degli “organi periferici” prova a interferire intervenendo direttamente nel dibattito politico. Associazioni e apparati pubblici che in teoria dovrebbero essere neutri rispetto alla politica, avendo fini statutari ben precisi e indipendenti, non hanno perso l’occasione per attaccare Chiara.

Questo, a mio avviso è stato un grossolano errore tattico, in questo modo infatti hanno rivelato diversi rami nascosti di quello che io definisco “o’ sistema”. Come andrà a finire? Chi lo sa!

Ovviamente tifo per Chiara, ma essendo io una persona molto riflessiva, il buon risultato raggiunto non mi permette comunque di sbilanciarmi in modo troppo positivo. Se per una volta il vento fosse davvero favorevole, come mi auguro, sarcasticamente non vorrei trovarmi nei panni nè di Chiara Appendino nè di Virginia Raggi. Entrambe vedrebbero con i loro occhi quant’è profonda la “tana del Bianconiglio” e il lavoro che le attende è titanico.

Una sfida enorme, che a tratti potrebbe sembrare addirittura una vera trappola. Per ultimo vale la pena sviscerare il presunto istinto moralizzatore del M5S. (Fassino definì Chiara come Giovanna d’Arco della pubblica morale.)

Il M5S vuole realmente riportare i valori dell’etica e della morale al centro del dibattito politico, ma lo fa con la consapevolezza del “primo peccatore”. Sappiamo benissimo che la questione morale è

trasversale a tutti i partiti, ma a differenza degli altri questa consapevolezza non è un valido motivo per oziare sugli allori del “mal comune mezzo gaudio”, perché se è vero che sbagliare fa parte della natura umana, un sistema che non ha come pilastri fondanti i valori dell’etica e della morale, è un sistema criminale.

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