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TORINO. Ad Asti sentenza prima dell’arringa, scontro avvocati-Anm

Cari giudici, cambiate settore e andate a lavorare da un’altra parte. Dice questo, naturalmente in tono formale e garbato, la lettera che gli avvocati della Camera penale, da Torino, hanno scritto a tre magistrati del tribunale di Asti. Ed è bufera in un distretto giudiziario, quello del Piemonte, che per decenni ha vantato nella collaborazione e nel dialogo fra le toghe uno dei propri tratti distintivi. Ora l’Anm regionale definisce “inaccettabile” e “gravemente intimidatoria” la mossa dell’Avvocatura, mentre il procuratore generale, Francesco Saluzzo, parlando anche a nome di tutti i capi delle procure del territorio, ne denuncia il carattere “destabilizzante”, “estraneo al perimetro istituzionale” e persino “brutale”. Non era mai successo. Il caso ruota intorno al processo a una coppia di astigiani per sevizie sulla figlioletta. Il presidente del collegio, Roberto Amerio, nel bel mezzo di un’udienza è entrato in aula e ha comunicato la decisione del tribunale: colpevoli, 11 anni per il padre e 5 anni per la madre. Il problema era che uno degli avvocati non aveva ancora nemmeno preso la parola. Apriti cielo: il foglio con la sentenza viene strappato (materialmente) e la causa è da rifare. Tutto questo il 18 dicembre. Da allora i penalisti di Asti sono sul piede di guerra. Le assemblee, i comunicati stampa, le minacce di sciopero. Del resto, a parte l’evidente violazione della procedura, quella del giudice che finge di ascoltare, e magari sonnecchia durante le arringhe difensive, è una delle paure ancestrali degli avvocati in ogni tempo e in ogni luogo. Investito dalla polemica, il 14 gennaio il giudice Amerio ha annunciato un trasferimento provvisorio alla Corte d’appello di Torino, su sua richiesta, per la durata di sei mesi prorogabili. Evidentemente non è bastato, visto che la Camera penale del Piemonte occidentale lo ha invitato a presentare “istanza di immediata assegnazione a svolgere le funzioni giudiziarie presso le sezioni civili degli uffici posti fuori dalla sede distrettuale”. Lui e pure i giudici che lo affiancavano in quel processo, Claudia Beconi e Giulia Bertolino. Con una lettera inviata per conoscenza ai vertici della magistratura piemontese e al Csm. Perché “è una vicenda che rischia di compromettere la fiducia che i cittadini debbono nutrire nei confronti del sistema giustizia”. “Nessuno – dice Saluzzo – nega che si è trattato di un caso grave e nessuno contesta il diritto di critica. Ma è un caso isolato. Centinaia di magistrati in Piemonte amministrano la giustizia in modo imparziale e rispettoso dei diritti della difesa: il significativo numero delle assoluzioni nei tribunali non è una coincidenza”. Il pg fa inoltre presente che da Asti è scattata subito la segnalazione al Csm e che “è la legge – sottolinea – a prevedere chi, quando e come devono essere trasferiti i giudici”. I magistrati dicono che gli avvocati hanno alimentato la polemica a mezzo stampa a bella posta. “Ma la nostra – replica il presidente della Camera penale, Alberto De Sanctis – era una lettera riservata. Con amarezza notiamo che è stata divulgata, non da noi, per sostenere tesi di un attacco irriguardoso che non c’è stato”.

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