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TORINO. A Ginevra focus sul futuro dell’auto tra dazi e un calo delle vendite

I costruttori dell’auto si danno appuntamento a Ginevra, dove dal 7 al 17 marzo è in agenda il Motor Show con più di cento anteprime mondiali ed europee e 700.000 visitatori attesi (il 5 e il 6 le giornate dedicate alla stampa internazionale). Ci sono alcune defezioni importanti come quelle di Ford, Volvo, Hunday, Jaguar e Land Rover, ma sono presenti ventisei grandi marchi automobilistici e, per la prima volta, un costruttore cinese, Changan. Il Salone svizzero resta, quindi, un appuntamento centrale per mettere a fuoco i nodi da sciogliere, in un momento delicato per l’industria dell’auto, alle prese con innovazioni tecnologiche, regole rigide sulle emissioni nocive, mercati importanti come la Cina in difficoltà, guerra dei dazi e problemi legati alla Brexit. Una fase di forte cambiamento con l’auto elettrica che accelera, anche se i costruttori aspettano scelte più chiare dei governi su infrastrutture di ricarica e incentivi. Mentre per la guida autonoma Daimler e Bmw hanno appena annunciato una partnership sulle tecnologie del self drive, si potrebbe arrivare ad un aumento delle alleanze necessarie per far fronte agli ingenti costi di investimento.
Un quadro incerto che pesa sulle vendite, in calo in Europa: a gennaio la flessione è stata del 4,6%, con segni negativi per quasi tutti i principali costruttori, un aumento delle auto che non si comprano ma si noleggiano a lungo termine e il pesante calo del diesel che ha perso in media il 19%. L’Italia è, con la Spagna, il Paese dove la variazione negativa è maggiore. Proprio in Italia sono stati appena introdotti la tassa sulle emissioni nocive, che colpisce chi compra auto meno ecologiche e il bonus per chi acquista vetture elettriche o ibride. Fca, che lancerà nel 2020 la 500 elettrica, prodotta a Mirafiori, è penalizzata dalla misura dal momento che quest’anno chi vuole usufruire                 del bonus comprerà un’auto straniera. Per questo sono molto attese le parole dell’ad Mike Manley – a Ginevra per lui è un debutto – che a Detroit aveva ipotizzato una revisione del piano da 5 miliardi di investimenti previsto per gli stabilimenti italiani.
Determina incertezza anche la guerra dei dazi tra Cina e Usa, ma soprattutto quella scatenata dagli Usa contro l’Europa, che colpisce in particolare la Germania. Volkswagen ha stimato che se i dazi Usa saliranno al 25% l’impatto sui conti sarà pari a 2,5 miliardi l’anno. Cifre notevoli che peseranno sulle risorse che i costruttori potranno mettere in campo per i futuri investimenti.
A Ginevra rispetto a un anno fa molto è cambiato anche per i vertici delle case automobilistiche. Non c’è più Sergio Marchionne, scomparso a luglio dell’anno scorso. L’ex capo di Audi Rupert Stadler è stato in galera quasi sei mesi in                 Germania, mentre Carlos Ghosn, numero uno di Renault, è in carcere in Giappone. Restano interrogativi sul futuro dell’alleanza tra la casa francese e la Nissan e, più in generale, su come si ridisegnerà lo scacchiere internazionale dopo l’annuncio della partnership tra Ford e Volkswagen, per ora limitata ai veicoli commerciali e senza nessuna fusione societaria o azionaria.

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