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Ti ricordi quell’estate? Storia di un giubbino arancio

Ti ricordi quell’estate? Storia di un giubbino arancio

Ti ricordi quell’estate?
Non sapevamo quale parte del cielo guardare.
C’erano quelle bianche e soffici nuvole che ci fermavano a fissare per ore.
Ci vedevamo sagome di elefanti e di leoni e di quella natura che ci circondava.
Quelle belle nuvole, in cui sognavamo, immaginavamo il nostro futuro.
Un futuro a colori, eravamo dei bambini.
Eravamo solo dei bambini, sì.
Ma siamo dovuti crescere in fretta. La guerra era arrivata anche qui, tra le nostre mura di casa.
Questi colori su cui noi fantasticavamo, avevano fatto spazio al grigio e a quei boati assordanti, da sembrare surreali. A quell’odore di polvere da sparo, incessante e penetrante.
Lo sentivi entrare in ogni parte del corpo, a farti compagnia fino alla sera, appoggiata la testa al cuscino.
Il mare invece era lì, a due passi da noi, a ricordarci che in ogni attimo avremmo potuto fuggire.
Fuggire da quell’incessante odore, da quella patina di fuliggine che si formava sulla nostra palla in cortile.
Da questo posto diventato improvvisamente buio.
Pensavamo che dall’altra parte di quel mare, diventato grigio come il cielo, ci fosse ancora il modo di sognare quel mondo a colori, su cui ci piaceva fantasticare.
Quello che sognavamo tra le forme strane di quelle nuvole.
Ma non sapevamo invece, che quel mare così bello, potesse essere impetuoso e difficile.
Ricordo tanti come noi con indosso quel giubbino color arancio. La nostra ancora di “salvezza”ci dicevano.
Tutti ancorati a quella speranza, che un’altra opportunità la vita ce l’avrebbe dovuta concedere anche a noi.
Ma poi il viaggio, il calvario tra quelle onde, i pianti silenziosi, i canti di disperazione.
Le preghiere… “Dov’è sei Dio adesso?”
L’acqua che si infilava prepotentemente tra le braccia, strette che ci tenevano l’uno accanto all’altro.
Il caldo, il freddo e poi ancora il caldo.
E poi la fame, la sete e ancora i pianti e i canti di disperazione.

Oggi guardo il mare, dall’altra prospettiva.
Quella notte Io sono giunto alla riva.
Ma non posso che alzare gli occhi al cielo e chiedermi:” Chissà fratello mio se ti ricordi di quell’estate? Qui, che mentre osservo le nuvole che hanno la forma di un grande leone o di un grosso elefante, un giubbino senza nome, quello color arancio ha fatto tappa in riva, anche lui alla scoperta di un nuovo mondo da sognare.

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Blogger: Ivana Fontana

Ivana Fontana
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