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Stefano Esposito
Stefano Esposito

Tav: la procura indaga su minacce di morte dei Noa

Nessuna sottovalutazione. Le parole dei misteriosi Noa, i Nuclei Operativi Armati che hanno firmato la missiva recapitata all’agenzia ANSA, vengono considerate con la massima attenzione dagli inquirenti che, a Torino, si occupano delle questioni No Tav. A Palazzo di Giustizia è stato aperto un fascicolo di indagine gestito di persona dal procuratore reggente, Sandro Ausiello: si procede per il reato di minacce perché uno dei documenti contiene le “condanne a morte immediatamente esecutive” pronunciate da un fantomatico “tribunale rivoluzionario” contro il senatore Stefano Esposito (Pd), noto per le sue posizioni a favore del supertreno Torino-Lione, per un dirigente della Digos, per un tecnico della società Ltf e per il presidente dell’impresa ravennate Cmc, Massimo Matteucci, verso il quale il sindaco della città romagnola, Fabrizio Mattecci, esprime “solidarietà”.

La lettera del Noa, una sigla che non si era mai vista nel distretto piemontese, viene presa sul serio per una serie di ragioni. Non si tratta di una generica invettiva contro i giornalisti “pennivendoli” o i magistrati “malati di protagonismo”, ma di un discorso che propone – in un linguaggio che mescola elucubrazioni da vecchie Br e terminologie del nuovo anarchismo – la “lotta armata di liberazione” a chi ha maturato una “consapevolezza rivoluzionaria”. L’autore è qualcuno che, chissà come e a quale titolo, conosce sicuramente molto bene il mondo No Tav: per esempio, afferma (o millanta) di avere detto “più volte” agli attivisti che i loro metodi pacifici “erano destinati alla sconfitta”, denunciando che, proprio per questo, lui e i suoi compagni sono stati isolati dal Movimento. Guarda caso, tracce di un dibattito del genere erano filtrate nei mesi scorsi anche sui siti di area antagonista.

I No Tav della Valle di Susa si chiamano fuori e – dicono – sospettano una manovra di qualche “potere forte”, magari “i servizi segreti” se non addirittura “governo & C.”, per alzare la tensione e delegittimare il movimento. Qualcuno cita l’ex dirigente Rai Carlo Freccero, che qualche giorno fa, a Torino nel corso di un convegno, ha detto che i media trattano il fenomeno No Tav come “un format” in cui “la parola dissenso diventa sinonimo di devianza, delinquenza, terrorismo”. Di sicuro c’è che chi ha spedito la lettera ha deciso di farla arrivare proprio a ridosso della grande mobilitazione di sabato prossimo: ci saranno iniziative in almeno quaranta città, da Roma a Cosenza, da Caltanissetta a Belluno, mentre in Valle è previsto un grande corteo con uno spezzone che raggiungerà le reti dell’odiato cantiere del Tav a Chiomonte. Oggi ci sono state assemblee preparatorie in varie località (una nella Capitale davanti alla stazione Tiburtina). Attestati di solidarietà alle persone minacciate arrivano dall’ex ministro Josefa Idem, senatrice del Pd, e da tutto il mondo politico (di destra e sinistra) dell’Emilia Romagna. Ma anche da un No Tav, Luca Giunti, un esperto incaricato dalle associazioni ambientaliste e della Comunità montana valsusina di studiare e criticare i progetti legati al supetreno: “Sarò il primo a proteggere il tecnico di Ltf. E’ un mio avversario, ma lo voglio sconfiggere con le idee, il ragionamento, lo studio.

Chi ha scritto la lettera del Noa è lontanissimo dal movimento No Tav”.

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