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L'Arcalus

SPARONE. E’ uscito l’Arcalüs, quaderno di storia sparonese e ribordonese

Ritorna l’appuntamento con l’Arcalüs, quaderno di storia sparonese e ribordonese, il numero 10 (Storie e ricord, cunte e cantadde dla gëint da Sparôn e Ribôrdôn), curato da Elio Blessent.

La prima parte del quaderno relazione la visita dell’autore, seguendo un bell’itinerario, di diverse frazioni dell’invers, partendo da Stadonia e risalendo verso Castelletto, poi al Bütün, Pianët, La Porta, Ciabòt per poi discendere a Sanbôrsëint. Sembra impossibile che in questi spazi scoscesi e reconditi un tempo vi siano state attività e vita, in mezzo a valloni e declivi importanti. Scrutando in mezzo alle vecchie abitazioni, molte delle quali in totale abbandono o addirittura crollate, si respira l’aria di una volta… piccole stanze abitate da famiglie numerose, anguste cucine fuligginose con un grande camino dove cuocere il poco cibo a disposizione… ampie stalle con piccolissime finestrelle dove ricoverare gli animali e utilizzate dagli uomini, alla sera, per pregare, raccontare, stare assieme al caldo tepore del bestiame… rive e terrazzamenti coltivati o foraggiati, rogge costruite dall’uomo per far giungere, nei nuclei abitati, l’acqua necessaria al sostentamento sia dell’uomo che degli animali…

Ciò che accomunava la gente che viveva quassù era la povertà e la paura: una miseria fiera perché capace di gesti di solidarietà e di indignazione, di chi lavora duramente nei campi, nei prati e nei boschi dieci o più ore al giorno per assicurare la sopravvivenza di tutti. I sentieri e le mulattiere, percorse dai muli, erano le uniche vie di comunicazione tra le borgate e il paese di fondo valle più vicino, in questo caso Sparone.

L’altro articolo è stato stilato da Fabrizio Bertoldo, che ha effettuato anche la visita in loco, e riguarda le miniere di Vasario e la Cà Bianca, la casa dei minatori posta sopra la borgata Vasario  ed un altro articolo tratto dal libro “Vasario nostro”, riguardante la miniere vasariane e la loro coltivazione.

Segue la storia della chiesa-santuario della Madonna delle Grazie a Foggi, frazione di Ribordone, con l’antico e bellissimo affresco raffigurante la Vergine col Bambino, datato all’ultimo quarto del ‘400 attribuito alla scuola spanzottiana… l’autore ha unito un ricordo alle persone delle borgate Foggi e Rafour che conobbe in giovinezza nei periodi di permanenza lassù quando ancora quelle borgate montane erano abbastanza popolate.

In ultimo un documento unico che trovato anni fa’ nell’archivio storico comunale di Sparone, il “Giornale di classe” dell’anno scolastico 1928/1929 della scuola di Bose, stilato dall’allora maestra Lidia Caramagna, un’insegnante originaria di San Damiano d’Asti che per circa un decennio fece scuola ai bambini di quella popolosa borgata.

Una testimonianza unica, dove oltre al novero delle attività scolastiche di quel tempo, la maestra annota varie curiosità, storie e vicissitudini della vita lassù… siamo nel periodo del fascismo, la cui cultura iniziava a prendere piede soprattutto nelle istituzioni, come ad esempio la scuola che inculcava, sin da piccoli, il patriottismo e la fedeltà al Duce e al suo partito.

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