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Meaglia Giovanni
Meaglia Giovanni

SPARONE. Rio Ribordone. Cadono tutte le denunce. Meaglia: “E’ come se fossi rinato…”

Caterina Ceresa

Un consiglio comunale convocato appositamente e caratterizzato da un lungo, aspro confronto:  la centralina idroelettrica sul Rio Bordone,  che ha diviso gli sparonesi, resta un tema scottante e la sera del 10 maggio si è discusso per due ore di questo argomento. La convocazione era stata chiesta dai tre esponenti di “Nuovi Orizzonti” (Meaglia, Bruda, Munari) “per la doverosa informazione al pubblico e la valutazione di eventuali, opportune azioni di interesse per il Comune”. La richiesta, datata 20 aprile, era stata avanzata alla presidente del consiglio comunale Tamara Riva dopo che “a margine della seduta precedente, il sindaco ha sinteticamente informato dell’avvenuta pubblicazione della sentenza  che pone la parola <fine> ad una vicenda lunga e complessa, che ha comportato spese per l’ente e condizionato e preoccupato non poco l’opinione pubblica”.

La costruzione dell’impianto – oggetto fin da subito di roventi polemiche  – era stata affidata alla società R.V.O. (che aveva a suo tempo acquisito l’area dell’ex-Manifattura Valle Orco ed intendeva utilizzarla parzialmente  nell’ambito di questo progetto). Contro questa decisione  aveva presentato ricorso la “Rialca Due”, una delle ditte concorrenti, ma la sentenza le ha dato torto.

Benché la competenza in materia non fosse del Comune ma della Provincia (poi Città Metropolitana) le polemiche di questi anni sono state rivolte contro gli amministratori locali, in  particolare contro Giovanni Meaglia, vicesindaco nella prima giunta Bonino (2009-2014) ed ora capogruppo di “Nuovi Orizzonti”. Tra le voci più critiche quella di Laura Nugai, a sua volta vicesindaco dal 2014 al 2015 (sempre con Anna Bonino), che proprio per dissensi su questo tema si vide ritirare le deleghe. A suo parere la convocazione del consiglio non era opportuna ed ha fatto mettere  a verbale la seguente dichiarazione: “Mi congratulo con il presidente del consiglio comunale per aver attribuito così tanta considerazione alla richiesta di “Nuovi Orizzonti” in quanto la scrivente non aveva percepito sì tanta preoccupazione tra la gente del paese riguardo l’argomento materia di ricorso”. 

Le è stato replicato che “l’argomento ha realmente creato preoccupazione ed allarme nella comunità sparonese e, se la richiesta viene da 2/5r dei consiglieri, va ammessa: non è che il presidente potesse scegliere di non farlo”. 

Se per Meaglia e la Bonino, con la sentenza del Tribunale per le Acque Pubbliche, la vicenda è da considerarsi chiusa, la Nugai non la pensa così.

La cronistoria

Nell’illustrare i motivi per cui il suo gruppo aveva chiesto la convocazione del consiglio, Meaglia ha ricordato che la vicenda della centralina sul Rio Bordone “per sette anni ha tenuto bloccato il Comune”. Ed ha proseguito:  “Per rinfrescare la memoria ai presenti, ricordo come fossero stati presentati sei progetti. Tre li abbiamo persi per strada;  gli altri sono stati esaminati più volte dal punto di vista tecnico e da più Enti ed Autorità prima che venisse scelto quello della R.V.O.  Resto convinto della sua validità (anche se né io né il sindaco abbiamo tifato per l’uno o per l’altro e non ci siamo mai schierati) perché era l’unico che recuperava il sito della M.V.O. Avevamo preso contatti con la proprietà – ha proseguito Meagliae ci fece piacere sapere che, senza pressioni da parte nostra, aveva deciso di frazionare l’area acquisita: quasi tutti gli artigiani del posto hanno trovato sistemazione lì e meglio di così non poteva andare”.

L’allora vicesindaco ha riassunto le tappe della vicenda. “Nel  febbraio 2011 veniva firmato il Compromesso di acquisizione da parte delle ditta per poi passare al progetto,  presentato in marzo nel salone polifunzionale. In dicembre venivano presentati  i Piani e da quel momento ho seguito tutta l’istruttoria,  le conferenze dei servizi, le riunioni, nella doppia veste di vicesindaco e di vice-presidente della Comunità Montana. Ad ottobre 2013  la Provincia decide sulla Concorrenza, nel marzo 2104 rilascia la prima autorizzazione di V.I.A. e in giugno la concessione per la Derivazione delle Acque (poi raggruppate in un’unica Concessione definitiva). Nel novembre 2015, quando si è deciso definitivamente, erano presenti 12 funzionari fra Comune, Comunità Montana, Servizio Idraulico: ognuno ha detto la sua ed alla fine è stato scelto il progetto della RVO”.

L’aspetto emotivo

La vicenda ha molto segnato Giovanni Meaglia, che ha ammesso di aver sofferto emotivamente.  “Fin dal febbraio 2011 – ha detto – cominciarono a crearsi conflitti che personalmente ho patito. In marzo, durante la presentazione del progetto nel salone polifunzionale, ne successero di tutti i colori e mi alterai anche un po’”.

Da qui la denuncia contro di lui. “Dopo la scelta del progetto elaborato dalla RVO, in Provincia sono arrivate una miriade di lettere contro il mondo intero. Vi è stato un ricorso al TAR (per presunto conflitto d’interessi dell’amministrazione comunale, oltre a tutto il resto) da parte di una delle due ditte escluse;  poi un ricorso al  Tribunale delle Acque Pubbliche di Roma, che lo respinge per incompetenza e lo trasmette all’omonimo Tribunale Superiore.  A marzo 2017, dopo sette anni dall’inizio della vicenda – e sono stati 7 anni di sofferenza –  il suddetto tribunale ha cassato tutti i ricorsi: tutti, senza lasciare dubbi interpretativi”.

Ha commentato: “Questa sentenza mi ha fatto rinascere. In questi sette anni sono stato insultato, minacciato, denunciato: sono stato anche processato ed ho dovuto pagarmi un legale. Conservo tutti i documenti ed i messaggi sul cellulare li ho ancora. Dopo l’archiviazione delle accuse a mio carico mi è stato consigliato di agire contro chi aveva messo in giro il sospetto che avessi favorito una ditta piuttosto che un’altra: probabilmente non farò nulla ma ritengo che il Comune abbia subito un danno morale e materiale e che debba rivalersi contro chi ci ha menati per il naso. Chiedo al sindaco di leggere la sentenza e di fare una conferenza stampa o inviare una lettera ai giornali, in modo che, al di là delle 6 o 7 persone presenti stasera, gli sparonesi sappiano finalmente la verità”.

Ha poi concluso: “Chiedo scusa per il modo in cui ho esposto le cose ma non si trattava di togliermi qualche sassolino dalle scarpe; si trattava di un masso…”. 

Il sindaco

A metà del discorso di Meaglia, il sindaco Anna Bonino lo aveva interrotto per un momento:  “Forse non è ben chiaro a chi ci ascolta che la decisione spettava alla Provincia. Noi potevamo dire ciò che volevamo ma non decidere”. 

E, intervenendo successivamente, ha condiviso quanto detto dal suo ex-vicesindaco: : “E di che ti devi scusare? E’ innegabile che questa vicenda abbia suscitato grande interesse: quando si va a dire che un’opera rappresenta  un pericolo è ovvio che la gente si preoccupi. Si è detto di tutto ed il contrario di tutto, ci sono state lettere anonime (fra cui quella scritta da “Cittadini Onesti” e pubblicata da almeno un giornale). I cittadini onesti intanto sono quelli che si firmano. Ora c’è la sentenza a dire che il lavoro della Provincia è stato corretto ed il Tribunale delle Acque Pubbliche  è un  organo collegiale”.

Ha poi parlato della decisione, a suo tempo assunta dal Comune, di non costituirsi in giudizio di fronte al citato Tribunale pur essendo stato chiamato in causa dal ricorrente: “E’ stata una decisione sofferta, che abbiamo preso tutti insieme.  E’ stato rischioso ma ci sarebbe costato 20 o 30.000 euro. Ci siamo detti: <Il procedimento è in capo ad un ente che non siamo noi e siamo in buona fede. Aspettiamo la sentenza!>. In tutti i ricorsi le ditte chiedono la Sospensiva: non  è stata concessa e questo ci faceva pensare che forse eravamo sulla strada giusta. Sicuramente avremo fatto degli errore ma nell’interesse del Comune. Ogni scelta può essere potenzialmente sbagliata ma siamo stati eletti per decidere”.

Laura Nugai

Dal canto suo, Laura Nugai, che ora costituisce gruppo consiliare a sé, è convinta che la vicenda non sia conclusa: “C’è possibilità di ricorso in Cassazione”. Inoltre la sentenza è “pesantemente difettosa. Colgo evidenti e ripetuti errori: in un documento di 25 pagine si riscontrano 23 punti di inesattezza riconducibili non solo a sviste”.

I nomi della ditta ricorrente e di quella contro cui il ricorso è stato presentato vengono continuamente scambiati, creando non poca confusione: in effetti il sindaco aveva proposto di correggerli durante la lettura per rendere il documento comprensibile ma lei si era opposta. Ha  poi dichiarato:  “Tutti questi errori mi fanno pensare che la sentenza costituisca atto non trascrivibile e non escludo che i soggetti interessati abbiano già proposto un ‘istanza di emenda per la correzione del documento”.

In mancanza di queste correzione “la sentenza appare con ogni probabilità inficiata e ritengo praticamente infondata  la discussione in questa seduta. Come consiglio comunale, chiederei la correzione del documento”. 

Su questo il No del sindaco è stato veemente: “Non  chiediamo niente! Non ci eravamo nemmeno costituiti in giudizio…”

Al di là degli aspetti giuridici, su quelli tecnici le parti continuano  a rimanere lontane: per Laura Nugai il collegamento con lo scolmatore è rischioso e può comportare gravi pericoli; per Bonino e Meaglia no.

 

Rio Ribordone:
la sentenza

Il Tribunale Uperiore delle Acque Pubbliche, presieduto dal giudice Antonio Secreto e con relatore Sandro Aureli, si era riunito in camera di consiglio il 1 febbraio 2017 mentre la sentenza è stata depositata il 16 marzo successivo.

Il ricorso della Rilca Due si basava su 8 “Motivi Introduttivi” e su altri “Aggiunti”. Sono stati tutti respinti perché “palesemente infondati” con  la premessa che “le memorie difensive sono state redatte in  palese spregio dei criteri di sinteticità, chiarezza e specificità”. Alcuni esempi: la quantità d’acqua che si richiede di derivare dallo scarico Enel non è in realtà superiore alla portata massima di quell’impianto poiché nel 2001 era stata chiesta ed olttenuta una sanatoria; la presernza di due derivazioni d’acqua nel progetto RVO non  significa che si tratti di due impianti distinti e che fossero necessari due progetti invece di uno; la preferenza accordata al progetto  RVO per la sua maggior producibilità è dovuta ad una valutazione tecnica e quindi non  può essere sottoposta a giudizio di legittimità.

Ancora: le criticità collegate allo scarico nel collettore del Rio Bose o sono irrilevanti o basate sulla volontà del ricorrente di sostituirsi nel giudizio all’organo tecncio competente.

Quanto alla violazione dei diritti dell’agricoltore che utilizza quelle acque a fini irrigui,  un  privato non può vantare diritti su un bene pubblico e comunque non possono essere soggetti terzi ad erigersi a difensori dei suoi diritti. Il tribunale ha respinto i “Motivi aggiunti” dei rischi legati a frane ed esondazioni e quelli dell’impatto sulla viabilità ed ha ritenuto “non meritevole di approfondimento” il ventilato conflitto d’interessi.

Ha pertanto condannato la parte ricorrente al pagamento delle “spese di lite”, ammontanti ad 8.400 euro, da corrispondere in parti uguali alla Città Metropolitana di Torino ed alla  R.V.O.

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Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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