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Meaglia Giovanni
Meaglia Giovanni

SPARONE. Quando il vigile è il marito del sindaco…

La decisione di indire il concorso per un assumere un ragioniere risolve il problema pratico creatosi a Sparone, non la questione politica, che era stata sollevata dalla minoranza durante l’ultimo consiglio comunale: perché il sindaco aveva deciso di assumere l’interim del Servizio solo ora mentre tre anni fa (in occasione di un altro pensionamento) non aveva voluto conferirlo ad un assessore “per non mischiare ruoli tecnici e politici”?

Il sindaco Anna Bonino attribuiva tale scelta alla difficile situazione creatasi con il pensionamento anticipato di una dipendente (alla quale bisognava corrispondere ancora quattro mensilità dopo la cessazione del rapporto di lavoro) ed alla malattia di un’altra, così che il Patto di Stabilità impediva nuove assunzioni mentre tre anni fa la situazione  era diversa.

La minoranza accusava invece la Bonino di aver all’epoca operato una scelta diversa per favorire i propri famigliari dipendenti del Comune: aveva infatti unificato il Servizio di Ragioneria e quello Tecnico attribuendone la Responsabilità alla geometra dell’Ufficio Tecnico e creato la figura del Responsabile del Servizio di Polizia Municipale (comprendente anche l’Anagrafe, i Servizi alla Persona ecc.) quando l’unico a poter ricoprire questo incarico era il proprio marito, essendo il solo vigile del Comune di Sparone. Ora – aveva sostenuto il capogruppo di opposizione Meaglia durante la discussione in consiglio in merito ad una sua interrogazione – si era invece voluto “punire una dipendente” (la citata geometra dell’Ufficio Tecnico, prima imparentata col sindaco ed ora non più).

Non è facile scrivere su questo genere di polemiche senza rischiare di cadere nel “gossip”  ma questo è quanto, e nei paesi di mille abitanti spesso la discussione politica si mischia con le faccende private.

 

 

Il concorso per un ragioniere

 

Sembra avviarsi verso una soluzione la vicenda riguardante il personale del Comune, che a Sparone aveva creato un duro scontro tra maggioranza ed opposizione. La responsabilità del Servizio Amministrativo-finanziario, assunta provvisoriamente dal sindaco Anna Bonino, tornerà presto in capo ad un funzionario, che verrà assunto tramite concorso. Ma questo avverrà – a quanto si capisce – grazie alla richiesta di un’impiegata con problemi di salute di essere messa in “Mobilità Volontaria”. E dopo complicati passaggi procedurali che sembrerebbero degni di miglior causa.

Per assumere un dipendente (uno, non dieci) un Comune deve innanzitutto “Rideterminare il Programma Annuale e Triennale del Fabbisogno di Personale” come prescritto dalla Legge Finanziaria del 1998, dimostrando che il personale non è in eccedenza. Poi deve sottostare alle regole imposte dalla Legge dell’11 agosto 2014, la quale stabilisce che “gli enti sottoposti al Patto di Stabilità non possono superare le spese per il personale del triennio 2011-2013 né effettuare nel 2015 assunzioni per una spesa superiore del 60%  rispetto a quella dell’anno precedente”. A questo punto “Valutato che la necessità di personale non è straordinaria né limitata nel tempo ma permanente (una dipendente è cessata dal servizio ed un’altra è assente a tempo indefinito) si stabilisce di indire il concorso per un posto di Istruttore Contabile – Categoria D per il Settore Ragioneria”. Lo stipendio annuo lordo sarà di 31.229.77 euro, che è esattamente quanto percepiva la dipendente andata in pensione perché non sarebbe concesso nemmeno un euro in più.

Tutte queste procedure – giova ripeterlo – per assumere una persona, non dieci.

 

 

Le tribolazioni dei piccoli comuni

 

La vicenda di Sparone – al di là delle polemiche sui favoritismi familiari – è emblematica di un Paese, l’Italia, nel quale i legislatori paiono perseguire con protervia un unico scopo: impedire un fluido scorrimento degli ingranaggi amministrativi, in qualunque tipo di enti.

In un piccolo paese di un migliaio di abitanti – dove ogni singolo dipendente del Comune è importante – ci si ritrova ad avere due impiegate in meno: una collocata in pensionamento anticipato  dopo che era dovuta ricorrere a periodi di Malattia; l’altra in assenza prolungata, anche lei per problemi di salute.

In nessuno dei due casi si tratta di mali inventati.

Cosa sarebbe logico accadesse in una simile situazione?

Il Comune si dovrebbe accollare il peso di pagare una dipendente che non può temporaneamente lavorare e nel contempo spendere altri soldi per trovarle un sostituto.

Un tipo di situazione non gradevole ma inevitabile in presenza di uno “Stato Sociale” che si rispetti: la tutela del singolo ricade sulla collettività ma questo rappresenta una garanzia per tutti. Invece no: per la legge italiana e per le grottesche bizzarrie del “Patto di Stabilità”, tale Comune non può procedere a nuove assunzioni e far funzionare a dovere la macchina amministrativa. Semmai può ricorrere all’utilizzo, per un certo numero di ore, di personale che già lavora presso altri Comuni: in un Paese che sta affogando nella disoccupazione, invece di offrire qualche guadagno a chi non ha lavoro, si permette soltanto di far lavorare di più chi ha già uno stipendio.

Dove stiano, in tutto questo, tanto il Buon Senso che l’Etica, è pressoché impossibile capirlo. Dall’impasse il Comune di Sparone esce grazie alla scelta della “Mobilità Volontaria”. Nel caso specifico non se ne conoscono le motivazioni ma viene spontaneo chiedersi: la dipendente che ha chiesto di essere messa in mobilità lo avrà fatto per scelta spontanea o non magari perché si sentiva responsabile della situazione venutasi a creare?

E se così fosse, non sarebbe bello, tanto più trattandosi del Settore Pubblico, ancora considerato da molti iper-garantista.

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