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SPARONE. Lo sportello Unicredit non c’è più

Da qualche tempo Sparone è senza la sua banca. Lo sportello Unicredit, in funzione da decenni e diventato col tempo una presenza preziosa per la popolazione, ha chiuso. Forti sono state le proteste dei cittadini, costretti a recarsi a Pont ed, in quella sede, a sopportare pesanti disservizi.

Su questo argomento scottante  la minoranza consiliare aveva presentato un’interrogazione alla quale il sindaco ha risposto durante il consiglio del 12 aprile. In  quella sede è tuttavia emerso un dato sorprendente ed in forte contraddizione con le precedenti proteste: la raccolta-firme organizzata dall’amministrazione ha raccolto un numero assai basso di adesioni.

A firmare l’interrogazione era stata Nazarena Bruda che, illustrandola, ha “aggiunto un commento”, che è in realtà il racconto di un’esperienza diretta. “Nemmeno a farlo apposta – ha riferito – nei giorni scorsi dovevo ricevere un rimborso. Vado a Pont ma il computer non funziona: dopo aver aspettato per un’ora mi chiedono di ripassare. Torno tre giorni più tardi, appena mi è possibile farlo: questa volta l’attesa dura 40 minuti ed in coda ci sono ben  quattro sparonesi.  Anche in quell’occasione non concludo nulla: c’è qualcosa che non quadra. Telefonano a Cuorgnè per chiedere chiarimenti ed io mi altero un po’: non posso perdere tre mattinate per un rimborso! A quel punto ho chiesto che mi telefonino loro quando tutto  sarà pronto. Se ci fosse stato ancora lo sportello a Sparone, sarei potuta passare mentre andavo a fare la spesa. Avessero mantenuto almeno un’apertura a  settimana…”.

Il sindaco Bonino ha convenuto sull’esistenza dei disservizi: “Ciò che è successo a te è esperienza comune. Anche con la Tesoreria abbiamo avuto problemi:  a fine anno ci sono tornati indietro 40 mandati per un disguido!” Ha però dichiarato che non è stato possibile evitare la chiusura.

Non è stata una sorpresa

“La chiusura dello sportello bancario – ha dichiarato il sindaco Anna Bonino rispondendo all’interrogazione –  non  è stata una sorpresa: se ne parlava da anni. Il Comune ha fatto quanto poteva per scongiurarla, partendo dal presupposto che la banca è un soggetto privato, che fa le sue valutazioni e decide liberamente. Ho scritto alla direzione dell’UNICREDIT, al presidente della Giunta Regionale ed quello della Città Metropolitana,  all’UNCEM, al vicepresidente dell’ANCI Enrico Borghi, esprimendo tutto il nostro disappunto per la montagna che si sta spopolando. La banca non mi ha nemmeno risposto. L’UNCEM ha mandato agli stessi destinatari una lettera di appoggio alle nostre richieste e la risposta c’è stata: di due righe. In seguito è arrivata una lettera anche a noi, nella quale si ribadisce che lo sportello di Sparone aveva costi non più sostenibili”.

In tono polemico il sindaco ha aggiunto: “In paese si sprecavano i commenti del tipo <Se il Comune desse gratis la sede…> . A parte che una decisione di questo tipo sarebbe stata inammissibile sul piano legale, non sarebbe comunque servita  perché a pesare non è l’affitto ma l’apparato (il personale, le blindature ecc.). Abbiamo cercato di mantenere almeno lo sportello Bancomat ma ce lo lasceranno solo per un paio di mesi”.

La minoranza  ha avanzato dubbi sull’insostenibilità economica dello sportello: “Perché quello di Ronco continua a funzionare? L’intera Valle Soana ha 500 abitanti, di cui 300 sono residenti effettivi mentre  Sparone ha 1000 abitanti! …”.

A questo punto  l’assessore al  Bilancio Alberto Balagna ha ribattuto: “Ma a Ronco hanno i soldi“.

Ciò che ha sorpreso negativamente  il sindaco è che gli sparonesi, tanto prodighi di lamenti per la chiusura dello sportello,  abbiano risposto in modo deludente alla petizione  del Comune: “Hanno firmato in 79 e 4 sono dei non-residenti. Avevamo previsto di terminare la raccolta-firme entro il 31 marzo; l’abbiamo prolungata fino all’8 aprile ma con poco successo: solo un residente su dieci si è espresso contro la chiusura! Non avevamo mandato le lettere a casa ma i manifesti li abbiamo messi dappertutto!”. Dichiarandosi soddisfatti, gli esponenti della minoranza hanno espresso la loro contrarietà di fronte alla scarsità di firme raccolte: “Se è così, allora è giusto che abbiano chiuso!”.

Le alternative

possibili

L’amministrazione ha spiegato di aver cercato delle soluzioni alternative per rimediare alla chiusura dello sportello Unicredit.  “Alcuni di noi – ha spiegato il sindaco –  hanno provato con Rivabanca: ha detto di no. Io ho tentato con Intesa- San  Paolo e mi hanno risposto che stanno chiudendo  gli sportelli esistenti (com’è accaduto a Locana) o ridimensionandoli (sta avvenendo a Pont). Allora abbiamo organizzato una serata con Mediolanum,  un’iniziativa al limite tra la sponsorizzazione di un evento privato e l’offerta di un servizio utile ai cittadini. Non c’è stata grande partecipazione ma i presenti mi sono sembrati molto interessati. Trattandosi di una banca che non ha sportelli propri, ho chiesto come si potrebbe fare per i versamenti, un’operazione che interessa soprattutto ai commercianti: non credo infatti che chi investe in Borsa abbia problemi ad andare fino a Pont…. Ci hanno risposto che si appoggiano alle Poste per molte operazioni e che, negli orari di apertura,  si può versare lì”.

Il sindaco ha poi precisato: “A breve dovremo bandire la gara per la Tesoreria e cercheremo di inserire nel contratto almeno l’installazione di un Bancomat ma non sarà facile: negli ultimi anni, con  l’avvento della Tesoreria Unica della Banca d’Italia, quelle private non hanno più interesse ad effettuare il servizio. Prima erano disposte ad offrirci 20.000 euro annui pur di accaparrarselo per vent’anni, oggi ti chiedono dei soldi per gestirlo…”.

Ha infine concluso: “In futuro le banche non saranno più come le abbiamo conosciute…”.

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