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SPARONE. Grandi celebrazioni per il 4 novembre

Caterina Ceresa

E’ stata una celebrazione del IV Novembre in grande stile, quella organizzata dall’amministrazione di Sparone nel Centesimo Anno dall’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Oltre agli appuntamenti consueti nella Festa dell’Unità Nazionale – il Corteo, la Messa, la Deposizione della Corona d’Alloro ai piedi del Monumento ai Caduti – il programma messo a punto per sabato 7 novembre ha riguardato una serie di iniziative che hanno coinvolto il tardo pomeriggio e la serata: una conferenza storica, l’inaugurazione della mostra “La Grande Guerra. Fede e Valore”, un’esibizione musicale. La conferenza, tenutasi in sala consiliare alle 17, ha visto gli interventi del colonnello Antonio Zerrillo e del generale in pensione Franco Pizziconi in rappresentanza del Comando Regione Nord dell’Esercito.

I presenti si sono poi diretti in corteo verso la chiesa parrocchiale, dove il parroco don Sergio Noascone ha celebrato la Messa in suffragio dei Caduti. Nell’omelia ha rivolto un pensiero commosso alle vittime delle guerre di oggi, che fuggono dai loro paesi sopra i barconi nei quali spesso trovano la morte: “Sanno bene cosa rischiano eppure partono perché non hanno alternative”. Davanti al monumento di Piazza del Municipio sono stati resi gli onori ai Caduti poi ci è spostati  nel vicino salone polifunzionale, dov’è allestita la mostra. Dopo il taglio del nastro da parte del sindaco, è stato possibile visitarla con la guida di Zerrillo.

In serata nuovo corteo  (questa volta diretto al Monumento di Piazza del Ponte) e  concerto nel salone. Ad esibirsi la Filarmonica Sparonese e la Corale “Armonia”, precedute dalle poesie e dai canti dei bambini della Scuola dell’Infanzia e di quella Elementare.

I PERCHE’ DELLE CELEBRAZIONI

Alla manifestazione di Sparone sono intervenuti, oltre agli assessori ed ai consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza, ai rappresentanti dei Carabinieri e degli Alpini, anche i sindaci di Alpette Silvio Varetto e di Ribordone Guido Bellardo Gioli. Ad essi si è rivolto il colonnello  Zerrillo elogiando il ruolo avuto dai sindaci nel difficile e delicato processo di unificazione nazionale: un ruolo così importante che a loro e soltanto a loro venne attribuita a facoltà di portare la fascia tricolore.

“Quella di oggi – ha detto il sindaco Anna Bonino – è una celebrazione un po’ speciale, che abbiamo deciso raccogliendo l’invito a realizzare manifestazioni commemorative in tutta l’Italia”.

Il  colonnello Zerrillo si è complimentato: “Ringrazio il vostro sindaco e tutta la popolazione. Non sono stati tanti  i paesi e le amministrazioni che hanno avuto il coraggio di ricordare che i nomi dei Caduti scritti sui monumenti non sono lì perché li si legga e si dica: <Guarda, si chiamava come me…>  Quei nomi indicano delle persone, dei bambini vissuti qui, che hanno visto le stesse montagne e la stessa chiesa che vedete voi e che, diventati ragazzi, sono stati mandati lontano a combattere. Non sono tornati oppure sono tornati portando dentro di sé il ricordo indelebile di quel che avevano visto e vissuto. Siatene fieri”.

Zerrillo ha consegnato al sindaco la Medaglia Commemorativa del Centenario ed il Calendario Storico 2015 (di cui una copia è andata anche alla presidente del Consiglio Comunale Tamara Riva). Riferendosi al calendario la Bonino ha scherzato:  “Nel 2115 chi  sarà qui andrà a recuperarlo e lo tratterà come un cimelio storico…”.

IL RUOLO DELLE DONNE

La conferenza storica che ha aperto le manifestazione di Sparone ha visto gli interventi del  colonnello Antonio Zerrillo e del generale in pensione Franco Pizziconi. Malgrado la  brevità, dei loro discorsi, hanno offerto entrambi degli spunti interessanti. Zerrillo, che ha parlato per primo, ha voluto dare un particolare rilievo al tema delle Donne nel primo Conflitto Mondiale, forse anche perché – come ha sottolineato – “questo è un Comune con una forte rappresentanza femminile”.

Se è noto il ruolo avuto dalle donne nella Resistenza, poco si sa di quello che fecero nella Prima Guerra Mondiale: non solo nel settore dell’assistenza ai feriti o nello svolgimento di lavori prima riservati agli uomini, ma anche affiancando i soldati nelle zone di combattimento. Il colonnello  ha portato alcuni esempi. Il primo è quello di un’infermiera volontaria, che si fece catturare dai nemici per poter assistere i prigionieri italiani. Il 3 novembre 1918, per contrastare l’inaspettata resistenza degli austriaci di fronte alle truppe italiane in avanzata, non esitò ad imbracciare il fucile di un soldato morto.

E come non  citare le “portatrici carniche”? Nelle loro gerle di contadine nascondevano sistematicamente armi, munizioni, viveri destinati ai soldati delle prime linee ma spesso effettuavano anche il trasporto  di morti e feriti, evitando che forze preziose venissero sottratte ai combattimenti.

Una di loro, Maria Polzner Mentil ottenne – unica donna – la Medaglia d’Oro al Valor Militare e l’intitolazione di una caserma. Ma ci sono altri casi di donne capaci di rischiare la vita per aiutare la causa dell’unità italiana. Eccone un esempio: “Luisa Zeni, ventunenne di Rovereto e quindi cittadina austriaca, era una fervente nazionalista e fu mandata ad Innsbruck il 23 maggio 1915, il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia, per raccogliere informazioni. Grazie alla sua conoscenza del tedesco fu una fonte preziosa di notizie. Per due o tre volte rischiò la cattura e, in quanto suddita asburgica, le sarebbe toccata la medesima sorte di Cesare Battisti: la pena capitale.  Alla fine fu il nostro Servizio Informazioni a farla rientrare in Italia per evitarle la cattura”. .

Poi vengono le figure femminili dolenti, come quella della triestina Maria Bergamas, la donna che scelse il Milite Ignoto e che divenne un simbolo, un punto di riferimento, per una nazione che solo l’esperienza della guerra aveva cominciato ad unificare. “Dietro il feretro del Milite Ignoto c’erano il re, la regina, le autorità militari, ma davanti c’era lei, Maria Bergamas”.

LA GIOVENTU’ INGANNATA

Il ruolo dei giovani è stato invece al centro dell’intervento del generale Pizziconi,  “Il 28 luglio 1014 era una bellissima giornata d’estate: il mondo era entrato in guerra ma ancora non lo sapeva dato che non esisteva l’informazione in tempo reale. Nemmeno un anno  più tardi anche i ragazzi italiani si ritrovarono a combattere e, nei primi mesi del ’17, essendoci bisogno di altri soldati, vennero chiamati alle armi i diciottenni, quelli passati alla storia come “I Ragazzi del ‘99”. Erano 300.00, ancora bambini quando la guerra era iniziata, e ragazzi quando andarono al fronte. Chi aveva insegnato loro ad uccidere? Nessuno. Passiamo alla Seconda Guerra Mondiale, con i suoi 1.650.00 uomini mobilitati in Italia. Furono coinvolti i giovani nati fino al 1925. Immaginiamo i nostri ragazzi di 19 anni partire verso quel macello…  e poi, caduto il regime, andare in montagna, spesso insieme ai propri padri. Oggi i ragazzi non devono andare in guerra però sono senza ideali e senza prospettive”.

Ecco il paragone inaspettato: a ben guardare sono due facce di una stessa medaglia. Sostiene Pizziconi: “La Gioventù è sempre stata vittima del sistema: quando c’erano le guerre i giovani venivano mandati a combattere per la Paria;, quando non servono li si lascia senza prospettive. I conflitti non solo solo dei grandi movimenti ma anche un insieme di grandi crisi individuali e familiari”.

 

LA MOSTRA A SPARONE

Quella visitabile in questi giorni a Sparone è una mostra itinerante allestita dal Comando della Regione Militare Nord: ”La Grande Guerra. Fede e Valori” è il suo titolo. Consiste in una serie di pannelli – corredati di fotografie e di illustrazioni – in parte cronologici (riassumono i passaggi salienti del conflitto secondo la classica suddivisione per Anno) ed in parte tematici. E’ precisa la descrizione delle trincee, della loro funzione e dei motivi per cui assursero ad emblema di quel conflitto ma altrettanto chiare sono le spiegazioni riguardanti “La Guerra Bianca”, “Le Donne in Guerra”, “La Armi della Modernità” (come ha detto il colonnello Zerrillo: “E’ un fatto che il progresso scientifico e tecnologico trae beneficio dalle guerre”). Ecco il pannello dedicato alla “Trincea di Carta” ovvero al ruolo fondamentale assunto proprio allora dai giornali e dai manifesti; la “Croce Rossa in grigio-verde”, “La Tutela del Patrimonio Artistico”. Quest’ultimo è un argomento del quale si conosce poco e che venne invece studiato con cura: dalla difesa di Venezia (con lo stabilizzarsi della linea del fronte sul Piave la città si trovò esposta ai tiri dell’artiglieria asburgica) al recupero nel Dopoguerra del patrimonio artistico trafugato dagli austriaci. Si scopre che, oltre alle truppe italiane mandate sugli altri fronti (Francia, Bulgaria, Macedonia, Turchia) vi fu un battaglione che intorno al 1920 combattè in Russia contro i bolscevichi. Come erano finiti lì quei soldati? Lo ha spiegato Zerrillo: “Erano sudditi dell’Impero Asburgico. Va dato atto agli austriaci che ebbero il buon gusto di non mandare gli italiani a combattere contro i loro connazionali: li inviarono invece sul fronte orientale”. In esposizione anche un cospicuo gruppo di copertine della “Domenica del Corriere” ed oggetti appartenuti ai soldati: una divisa, una mantella, un paio di scarponi, degli elmetti; una mazza ferrata, una giberna, delle gavette. Guardandoli si pensa inevitabilmente a coloro che indossarono quegli indumenti, utilizzarono quelle armi, mangiarono in quelle gavette. Accanto alla Mostra Itinerante, è stato allestito uno spazio dedicato ai combattenti sparonesi: “Una piccola sezione – ha detto il sindaco – realizzata con i documenti estratti dall’Archivio Comunale, in mezzo a tanta polvere”. Sono lettere dal fronte ma soprattutto comunicazioni ufficiali sui combattenti morti, dispersi o fatti prigionieri. Come sempre quando si leggono le cifre relative alle perdite della Prima Guerra Mondiale i numeri sono sconcertanti: da Sparone partirono in 92, tornarono in 50. Ma ancor più colpiscono le cause dei decessi: solo una parte minoritaria dei soldati trovò la morte in combattimento; la maggior parte perì negli ospedali, a volte dopo mesi che la guerra era terminata, per le ferite riportate o per malattia. La mostra, al cui allestimento ha collaborato il Comune di Canischio, è approdata a Sparone grazie all’impegno della presidente del consiglio comunale Tamara Riva (che – ha detto il sindaco – “l’ha fortemente voluta”). E’ stata visitabile ieri tutto il giorno e lo rimarrà oggi e domani dalle 15 alle 18.

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