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SPARONE. Calsazio, dall’anonimato alla fama

Capita in molti casi che persone normali, destinate apparentemente a condurre un’esistenza tranquilla nell’anonimato, si ritrovino all’improvviso sbalzate sulle prime pagine dei giornali e sugli schermi televisivi e che il loro nome, i loro volti, finiscano per essere conosciuti nel mondo intero.
Il fenomeno, iniziato ai tempi in cui esisteva soltanto la carta stampata, si è progressivamente dilatato con il diffondersi della Televisione ma ha assunto dimensioni spropositate dopo l’avvento di  Internet.
Quel che accade alle persone può accadere anche ai luoghi. Chi avrebbe detto, appena dieci giorni fa, che una quieta borgata di Sparone, con pochi residenti e qualche villeggiante, sarebbe diventata una celebrità mondiale?
E’ bastato un annuncio su Internet perché Calsazio finisse su tutti i giornali e le televisioni: in Italia, in Gran Bretagna, in Belgio, in Australia… facendovi arrivare giornalisti ed aspiranti compratori anche dall’estero. E facendo  arrabbiare gli abitanti, che si sono sentiti trattati come se fossero stati trasparenti.
Su e-bay, il sito su cui si vende e si compra di tutto, compare l’annuncio della messa all’asta di 14 case in una borgata montana situata nel Comune di Sparone: è corredato da tre foto accattivanti ma il nome della località non viene indicato.
Quanti conoscono la zona pensano istintivamente ad una delle  frazioni più lontane, di quelle situate ad 800-1000 metri di quota, abbandonate da tempo, raggiungibili solo attraverso i sentieri o collegate da strade ripide e tortuose che d’inverno non  vengono nemmeno ripulite dalla neve.
Se così stessero le cose, la notizia sarebbe clamorosa ed un po’ inquietante (poiché, in un’asta, il miglior offerente sul piano economico non è necessariamente il più affidabile per serietà e per rispetto dell’architettura tradizionale) ma l’idea di creare un “albergo diffuso” e di farlo con il patrocinio dell’UNCEM sarebbe più che buona.
Quando però viene fuori il nome della località si capisce che qualcosa non quadra..

LO SCONCERTO DEGLI ABITANTI

Calsazio non è né remota né abbandonata.
Sorge a poca distanza dal capoluogo, lungo la strada ex-statale che porta a Ceresole, è servita dagli stessi mezzi pubblici di Locana e Noasca e ci vive stabilmente un certo numero di persone.  Finiti all’improvviso al centro dell’attenzione, i vecchi  e nuovi abitanti  dapprima sono rimasti sconcertati poi si sono offesi.
Ad infastidirli non è stata la presenza degli estranei che hanno invaso le loro stradine nell’ultima settimana ma l’imprecisione con la quale sono state date le informazioni.
Si è parlato ora di “un intero villaggio  messo in vendita dagli abitanti”, ora di un borgo abbandonato che poteva essere acquistato in blocco e trasformato in “albergo diffuso” o in “zona residenziale”;  qualcuno ha quasi collocato Sparone (che è situata a 550 metri di altitudine) all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Alida Magnin Prino, che qui è nata e qui continua a vivere benché lavori a Torino, esclama: “Mettono in vendita anche noi insieme alle nostre case? Vogliono costringerci a cederle nostro malgrado e senza avvertirci? Nessuno ci aveva detto nulla (nemmeno l’autrice dell’annuncio, Marisa Calcio Gaudino) ma se i progetti dell’UNCEM riguardano l’intero paese non avremmo dovuto essere consultati  pure noi?”.
Lo stesso senso di fastidio lo prova Oubouhouch El Hassan che – lo si capisce dal nome – non è nato a Calsazio ma ci vive da tempo e ci si trova bene: si è divertito a vedere facce nuove (ha pure fatto da guida ai giornalisti belgi, ai quali non sarà parso vero di incontrare qualcuno che conoscesse bene il francese) ma afferma che, in un altro periodo dell’anno, avrebbe pensato ad un Pesce d’Aprile.
Racconta che anche i giornalisti ed i potenziali acquirenti sono rimasti delusi per aver trovato una situazione differente rispetto a quella che avevano immaginato: un conto è comprare un intero villaggio abbandonato e trasformarlo come si vuole, sia pure rispettando alcuni parametri; altra cosa  acquistare edifici sparsi all’interno di un nucleo abitato. Le quattordici “case” non sono nemmeno raggruppate tutte insieme a formare una sorta di “borgata nella borgata” ed in almeno un caso ad essere in vendita è solo una porzione di edificio. E’ facile immaginare la delusione degli aspiranti acquirenti inglesi, appassionati di paesaggi italiaci e di antichi borghi intatti…
Ancora una volta Internet ha mostrato i suoi pregi e di suoi difetti: rilancia le notizie al mondo intero in tempo reale ma la rapidità e la vastità della loro diffusione sono inversamente proporzionali alla loro precisione.
L’asta terminerà domani: staremo a vederne l’esito.

Di che cosa stiamo parlando? La piccola borgata di Calsazio

Com’è Calsazio, questa borgata diventata famosa nel mondo? Innanzitutto non è isolata: silenziosa ed appartata nelle sue stradine interne, confina però con la strada per Locana e Ceresole e la distanza da Sparone-capoluogo è ridicola: 130 metri dalla curva che segna la fine dell’abitato e circa due chilometri dal centro del paese. La borgata Apparé, che la precede, è a 500 metri; Nosé, la successiva, a 400. Si tratta di distanze sgradevoli solo se ci deve spostare a piedi su quella strada trafficata ma oggi tutti sono motorizzati… Questo fattore può invece aver pesato qualche decennio addietro, inducendo la gente ad andarsene o, più propriamente, a non venire a stabilirsi qui: come dice una delle residenti, Alida Magnin  Prino: “I vecchi sono morti e non sono stati sostituiti dai giovani”. Un peso lo ha sicuramente la scomodità causata dal doversi spostare all’interno solo su scalinate e stradine: non sono nulla rispetto a quelle di tanti centri appenninici ma è una questione di mentalità… D’altra parte le distanze da percorrere  a piedi sono limitate visto che una strada a fondo chiuso (stranamente poco impattante sul paesaggio) risale dietro il borgo, costeggiandolo fino alla sommità.
Va detto subito che la borgata – che ospita quattro famiglie stabili e qualche villeggiante – rappresenta una sorpresa per chi l’aveva finora osservata distrattamente dal basso e pensava che tutto si concentrasse lì, in quei pochi edifici contemporanei senza pregi e nella chiesetta graziosa che s’incontrano lungo i 300 metri esatti che separano il cartello d’inizio della località da quello che ne indica la fine. Mai accontentarsi dell’apparenza! Basta imboccare lo stretto passaggio che fiancheggia la chiesa e ci si ritrova in un vecchio villaggio ricco di scorci affascinanti: case di pietra con piccole finestre e tetti in lose, sentieri sinuosi e verdi, fontane e vasche di pietra, grandi arbusti di ortensie. Non tutto è idilliaco però: come in tanti, tantissimi borghi del Canavese, solo le borgate abbandonate molto tempo fa e mezzo diroccate mantengono pressoché intatti i loro caratteri originari. I luoghi abitati mostrano tre tipi di edifici: quelli malandati ma costruiti secondo la tradizione del luogo; quelli “modernizzati” negli Anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, che costituiscono un pugno nell’occhio; quelli ristrutturati in tempi più recenti, con maggior buon gusto e larghezza di mezzi ma senza che i proprietari ed i professionisti incaricati avessero chiare le specificità del territorio così che ne sono uscite costruzioni non brutte da vedere ma senza legami con il contesto. La strada vincente, che è quella del ristrutturare gli edifici rendendoli confortevoli ma senza alterarne il carattere, è ancora poco praticata. Ben venga ogni progetto di riqualificazione ben congegnato  e ben vengano i finanziamenti per chi si comporta in modo virtuoso. Non però ad insaputa degli interessati…

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