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SPARONE. Accordo fatto per la Ims-Mtd Anche i lavoratori concordano

 

L’accordo è fatto stavolta: pattuito  e sottoscritto. La IMS di Sparone non chiude, i lavoratori accettano sacrifici economici pesanti ma nessuno verrà licenziato. Nel referendum svoltosi venerdì scorso i SI sono stati la stragrande maggioranza. E’ finita bene, considerando le difficoltà iniziali ma certo la storia non si conclude qui, anzi da qui ricomincia. Sarà necessario l’impegno di tutti per fare in modo che l’attività dello stabilimento vada avanti nel tempo  e prosegua in modo proficuo.

L’incontro tra le parti all’Unione Industriale era stato fissato per lunedì 16 maggio. L’accordo era nell’aria, tanto che Fabrizio Bellino, il responsabile della FIOM-CGIL, lo aveva preannunciato: “Probabilmente lo  firmeremo, c’eravamo andati vicini già otto giorni fa”. Ha avuto ragione ma solo dopo una trattativa estenuante, proseguita per oltre dieci ore, dalle 2 e mezza del pomeriggio fino a mezzanotte passata. Per tutto quel tempo Bellino per la FIOM, Vito Bianchino per la FIM-CISL ed i delegati di fabbrica da un lato, i rappresentanti della Tiberina dall’altra e l’Unione Industriale a fare da tramite, si sono fronteggiati e scontrati. Il testo è stato scritto e riscritto e verso la fine è parso che tutto saltasse: la Tiberina non cedeva su alcuni punti e Bellino si è alzato per andarsene. Come accade spesso nelle trattative più dure, è proprio in momenti simili che si verifica una svolta e si arriva alla conclusione.

Fatto l’accordo ora cominciano gli adempimenti burocratici, che non sono pochi e che non si concluderanno che a ridosso delle ferie. La palla passa al curatore fallimentare Fabrizio Torchio, che entro la fine del mese dovrà indire il bando. Intanto, già nel corso di questa settimana, i lavoratori dovranno sottoscrivere l’accettazione del passaggio dalla IMS alla MTD.

“ Abbiamo dovuto affrontare con le RSU una serie di condizioni che MTD ha posto per la sostenibilità industriale di IMS”  – recita il comunicato redatto da Vito Bianchino della FIM-CISL  – e Fabrizio Bellino precisa che “i sacrifici per i lavoratori non saranno indifferenti ma, in questa situazione, non avremmo potuto ottenere di più”.

Questo successo delle organizzazioni sindacali (perché di successo comunque si tratta) va ascritto alla  caparbietà con cui si sono battute e la dice lunga su come la coerenza e la fermezza consentano di raggiungere obiettivi apparentemente inarrivabili.

I TERMINI DELL’ACCORDO

Questi i termini dell’accordo: la Tiberina, tramite la MTD, acquisisce la IMS e tutti i suoi dipendenti, che non verranno licenziati  e riassunti, come l’azienda avrebbe voluto in un primo momento. Ci sarà il Passaggio Diretto, con il mantenimento dell’Anzianità di Servizio e delle tutele previste dall’articolo 1112 del Codice Civile. Dal documento è sparito ll temine “esuberi”  sostituito da quello di “insaturazione”: l’azienda chiederà la Cassa Integrazione Straordinaria per almeno 12 mesi.

Lo stabilimento di Sparone continuerà le attività produttive precedenti (Lastratura e Stampaggio) e potenzierà il settore della Costruzione Stampi; quello di Druento chiuderà, come annunciato, ma i suoi lavoratori verranno distribuiti fra None e Pinerolo. Questi gli aspetti positivi. I negativi riguardano il Trattamento Economico di Secondo Livello ovvero la Contrattazione Aziendale: negli stabilimenti ex-ITCA le retribuzioni sono sempre state nettamente più alte della media e la Tiberina  le riteneva troppo onerose e troppo lontane dai propri standard, che prevedono solo paga-base e contingenza. Pur con notevoli sacrifici, si è riusciti a mantenere un certo numero di garanzie.

Come avevano preannunciato, i sindacati hanno subordinato la ratifica dell’accordo all’approvazione dei lavoratori direttamente interessati: dopo le assemblee tenutesi mercoledì 18 maggio, nel pomeriggio di venerdì 20 si è votato.  I risultati sono stati lusinghieri: hanno partecipato 208 dipendenti  su 221, ovvero il 94%. Di questi 180 si sono espressi per il SI (ovvero l’86,5%); 27 per il No (12%), 9 si sono astenuti. Sull’esito sicuramente ha influito il giudizio delle RSU che, essendo presenti alla trattativa, hanno potuto spiegare come l’accordo raggiunto fosse stato – nel contesto specifico – il migliore possibile.

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