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Solidarietà. Le parole sono importanti

A pensarci bene anche quel tale di Nazaret, se non fosse stata per quella “smania di altruismo”, l’avrebbe sfangata, anziché finire su una croce. Certo, Lui aveva anche una buona dose di megalomania, voleva addirittura redimere il mondo, Silvia invece vorrebbe soltanto dare il suo contributo per renderlo migliore. In fondo, la passione è la medesima, quella per l’essere umano, a prescindere.

La cifra del nostro tempo, come ben noto, è il “tuttologismo” imperante:  persone che pretendono di esprimersi in ogni campo del sapere. Orde di esperti tra economia, finanza, diritto internazionale, politica e storia. Ancora non è chiaro se l’avvento dei social sia stato la causa o semplicemente la manifestazione più evidente di questa nuova patologia, ma sappiamo che in ognuno di noi, in forme più o meno controllabili, giace latente questo spasmodico istinto. Questa sì una vera e propria “smania”.

Ora, finché a sproloquiare di ONG e dintorni è un neo-ministro della Repubblica poco male, siamo abituati dalla notte dei tempi a politici che non sanno di cosa parlano, dispensando giudizi e sentenze (nulla di nuovo) ma quando a straparlare di cooperazione internazionale e dintorni è una firma come Gramellini…forse c’è da preoccuparsi.

Non tanto per un eccesso di sopravvalutazione del giornalista in questione, quanto per la semplicità con cui si è approcciato al tema, pensando di diffondere verità incontrovertibili. Il nostro editorialista dovrebbe sapere che “le parole sono importanti”. Non è obbligatorio, parlare o scrivere di argomenti dei quali si ha una conoscenza parziale o peggio sommaria.

Dobbiamo ammettere che tuttologi lo siamo sempre stati, soprattutto noi italiani medi, ad esempio a proposito del gioco più bello del mondo. Tuttavia, i danni prodotti erano assai limitati e solitamente terminavano con la fine della partita, o con la fine dell’aperitivo al solito bar, poi ciascuno tornava a casa con la convinzione che fosse stato lui il “mister” quella partita l’avrebbe vinta.

Oggi è diverso, le parole di un politico, di un giornalista, amplificate dai social di danni ne producono, e non pochi, ad oggi incalcolabili. Le parole, giorno dopo giorno, diventano narrazione che può contribuire ad alimentare false credenze, luoghi comuni, stereotipi, talvolta alterando la realtà, o almeno la percezione che se ne dà alle persone.

Con l’approvazione del cosiddetto DL sicurezza deve essere successo qualcosa di simile se nell’immaginario collettivo è passata l’idea che quello dei migranti sia solo un business, che siamo di fronte ad un’invasione cui si doveva porre rimedio con uno dei primi provvedimenti di questo nuovo governo, perché questo è il problema nazionale. Salvini lo sa molto che “le parole sono importanti” e purtroppo il suo vocabolario è stato sottoscritto con convinzione anche dai 5 stelle (nonostante il distinguo del Presidente della Camera Fico).

Naturalmente la realtà è un’altra, più complessa, più controversa, impossibile da risolvere con un decreto, come si vuol far credere. Soprattutto con un decreto discriminatorio che “parla” alla pancia delle persone, che crea divisioni additando un nemico che non esiste, avendo come orizzonte culturale di riferimento l’egoismo di massa: nel testo della legge la parola solidarietà non compare neanche una volta, i termini “accoglienza” ed “integrazione” soltanto come richiamo ad aspetti normativi.

La parola “solidarietà” è scomparsa dal linguaggio della politica, ahimè anche nell’ambito del centro sinistra, relegata a tratto distintivo del Terzo settore (associazioni, parrocchie, caritas, etc…), dimenticandoci che al secondo articolo della nostra Carta costituzionale sta scritto che la Repubblica nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. I padri costituenti avevano capito che libertà e uguaglianza sono condizioni necessarie ma forse non sufficienti al vivere comune, se manca il collante della solidarietà.

Il professor Rodotà ci ha lasciato queste parole “Di legami, si può aggiungere, fraterni, poiché la solidarietà si congiunge con la fraternità. Nei tempi difficili è la forza delle cose a farne avvertire il bisogno ineliminabile. Solo la presenza effettiva dei segni della solidarietà consente di continuare a definire “democratico” un sistema politico. L’esperienza storica ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano pure per la democrazia”.

Ecco, la contro-narrazione della Sinistra potrebbe partire da qui.

Da questa parola.

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