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Sogno di una notte estiva.

Sogno di una notte estiva.
Dopo aver letto degli appunti relative a delle notizie storiche sulla Comunità in cui abito, sono uscito per una passeggiata serale per godermi, prima di andare a dormire, il fresco della sera. Durante la passeggiata, complice il silenzio delle vie, non ho trovato nessuno, mi sono fermato nella piazza davanti al castello e ho socchiuso un attimo gli occhi per godermi il fresco della sera ed il silenzio. Ho subito riaperto gli occhi e ho visto che dalle targhe di diverse vie attigue uscivano le figure del ersonaggi a loro dedicate. Un personaggio che dice di essere il famoso autore dell’”Arpa discordata” Don Francesco Antonio Tarizzo il quale mi dice che in questa notte estiva, ogni anno, le strade e le piazze prendono vita con le persone a loro dedicate, più altre che arrivano da paesi limitrofi e si radunano qui nella piazza per riprendere i dialoghi del precedente anno. Si avviano tutte verso la piazza, vicino alla panchina rossa dove sono seduto. Vedo la figura imponente del re Vittorio Emanuele accompagnato dal bersagliere Antonio Costantino, reduce delle guerra di Crimea, Seconda guerra d’Indipendenza e della spedizione che è andata incontro a Garibaldi, poi ha partecipato a diverse spedizioni contri il brigantaggio. Dal loro amabile discorrere ho solo percepito che stavano parlando del coronavirus, la cinese come la chiamava il bersagliere favriese, che affermava che quando era militare a Genova prima della spedizione in Crimea, la cura contro il colore che allora imperversava era stata di arance e tanta, ma tanta ginnastica. Dall’altra parte della piazza ecco arrivare il cavaliere Servais che parlava con Martinotti, antico proprietario dell’edificio Comunale, il loro discorrere era su un libro appena pubblicato, ma non sono riuscito di quale libro parlavano perché sono stato distratto dal sopraggiungere di altri personaggi ognuno con il suo discorrere, ed io come un novello asino di buridano cercavo di seguili tutti senza apprendere nulla di quello che dicevano. Il mio accompagnatore mi presenta una benefattrice favriese Bertetti, memorabile per il suo attaccamento a Favria, in quanto pur essendo stata molti anni residente negli Stati Uniti, volle, alla sua morte, essere tumulata nelle tombe del nostro Cimitero, donando al Comune alla sua morte un immobile. Vedo Giuseppe Verdi discorrere di musica con il Marchese Cesare Alfieri di Sostegno, ma anche qui non riesco a capire cosa dicono. Con passo veloce ecco arrivare Guglielmo Marconi in compagnia di Cavour. Oltre a loro vedo la figura di Cristoforo Colombo che conversava con Massimo D’Azeglio. Pongo, allora, una domanda al grande navigatore, scopritore dell’America una domanda relativa all’acredine nei sui confronti in America dove abbattono alcune sue statue. Interviene in sua difesa il nizzardo Giuseppe Garibaldi che dice che le statue vanno lasciate dove sono in quanto opere d’arte, in alcuni casi, o se non altro in quanto monumenti pubblici che non vanno vandalizzati a prescindere. Aggiunge che loro sono stati figli del loro tempo, e i loro comportamenti e le convinzioni vanno contestualizzati e non giudicati con gli standard del XXI secolo. Se non si fa così non si distingueranno mai la differenza tra i buoni e cattivi, prosegue il condottiero che l’abbattimento delle statue è un’operazione semplicistica, che rifiuta posizioni che invece sono molto più complesse. Aggiunge Cavour che andando avanti nell’abbattere i monumenti alla fine non se ne salva nessuno perché ci sono lati poco conosciuti e sgradevoli per gran parte dei personaggi storici, anche i più insospettabili, come le posizione razziste verso gli africani di Gandhi ed il maschilisno di Martin Luther King e non per questo si devono abbattere le loro statue per quanto di bene hanno fatto. Preso da coraggio, mi schiarisco la voce e chiedo al conte Camillo Benso di Cavour cosa farebbe se fosse lui Primo ministro in Italia adesso, tutte le figure presenti smettono di chiacchierare e si girano verso di noi, Cavour apre la bocca per darmi la risposta: “Se io fossi primo ministro farei…” ma ecco che vengo distratto da un leggero ronzio, giro la testa e mi…sveglio, era la sveglia e nell’altra stanza vicino al computer erano disposti i vari faldoni per prendere gli appunti. Uno scherzo del caldo estivo che ha fatto lavorare la mia immaginazione.
Favria 14.08.2020 Giorgio Cortese

Siamo esseri umani e non possiamo vivere senza amore e neanche senza la fraternità dei nostri simili. Senza la reciproca a fraternità non esiste il senso di Comunità e non esisterebbe la società umana

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