Home / BLOG / Siberia!

Siberia!

Siberia!
La Siberia non è uno stato ma è il nome dato ad una vasta regione dell’Asia settentrionale, appartenente alla Federazione Russa, in russo Sibir, delimitata a ovest dai monti Urali, a est dall’oceano Pacifico, a nord dal mar Glaciale Artico e a sud dal Kazakistan, dalla Mongolia e dalla Cina. La caratteristica della Siberia è caratterizzata da clima continentale con inverni lunghi e rigidi e estati brevi e abbastanza calde, e nota anche come luogo, nel passato, di deportazione. Secondo alcune fonti pare che il nome Siberia derivi dal turco antico per indicare una terra dormiente o anche bello, Siber. Secondo altri il nome proviene da una popolazione nomade, i Sabiri, popolazioni in seguito assimilati ai Tartari siberiani. Secondo altri il toponimo proviene dal popolo Xibe e l’uso moderno del nome è apparso nella lingua russa dopo la conquista del Khanato di Sibir. Oggi la cosa più plausibile è che derivi dalla combinazione di due parole turche, su, acqua e birr, terra selvaggia. Un ministro dello zar dell’Ottocento diceva di ignorare dove fosse la Siberia, e di non sapere come fosse, tranne che ci facesse molto freddo. Forse è una bufala, ma rende l’idea del modo di dire venire mandati in Siberia” è qualcosa che va ben oltre lo spostamento fisico, spesso contro la volontà dell’interessato in un punto geografico. “Andare in Siberia”, nell’immaginario russo come europeo, significa venire puniti, non tornare mai più, sparire. La fantasia dipinge nella mia mente distese innevate sterminate ed incontaminate, penso all’avventurosa cavalcata di Michele Strogoff di Jules Verne per avvisate il governatore dei Romanov dell’arrivo dei Tartari. La Siberia mi porta a ricordare il dottor Zivago di Pasternak oppure lo scenario da incubo descritto da Aleksandr Solzenicyn in Arcipelago Gulag. La Siberia è una regione grande come mezza Africa, poco abitata dal clima inospitale e le immagini che ho visto sui media e sui social sono di fiumi diventati rossi per l’inquinamento e di impianti industriali sembrano stridere con il sogno di una natura selvaggia e incontaminata abitata da tigri cacciate da Dersu Uzala. Per noi la Siberia indica un luogo o ambiente, freddissimo, allora diciamo: questa stanza è una siberia, oppure la usiamo per delle condanne esemplari, magari, per certe persone ci vorrebbe la Siberia! Per i russi sino dal tempo degli zar e poi dei soviet la Siberia non era soltanto un enorme gulag, ma anche un caveau inesauribile: oro, diamanti, legno, pellicce, metalli di ogni genere, ma soprattutto petrolio e gas: forniscono la metà delle entrate dello Stato e il 70 per cento dei giacimenti russi si trova sotto le nevi siberiane. Non si può governare la Russia senza la Siberia, per i Romanov e per Stalin, era la prigione di ghiaccio la cui sola menzione rendeva docili i sudditi, e questo il dittatore lo sapeva per esperienza, essendo stato mandato dallo zar al confino in un villaggio sperduto. I regimi di Leonid Brežnev e Vladimir Putin hanno carburato a petrolio siberiano, consolidandosi o vacillando insieme alle oscillazioni del prezzo del barile. I cinesi sono da vent’anni un incubo e una risorsa, dal Cremlino per anni hanno temuto seriamente una invasione da parte del vicino infinitamente più ricco e popoloso, ma le nuove Chinatown sono anche il centro di floridi commerci e di una colonizzazione strisciante e pacifica che procede senza fretta. Dersu Uzala si è ritirato nella taigà, ma anche quella rischia di estinguersi. Perché oggi in Siberia fa caldo, molto, troppo., e l’estate siberiana è sempre stata breve e rovente, ma negli ultimi troppo calda con temperature che incendiano gli alberi bruciando centinaia di ettari di taigà. I roghi della taigà bruciano non solo gli alberi, ma anche gli strati di torba, lasciando chilometri di terra carbonizzata ed emettendo nell’atmosfera quantità gigantesche di emissioni di carbonio, che riscaldano ulteriormente il clima, in un circolo vizioso dalle conseguenze catastrofiche per tutti noi abitanti del comune pianeta. La nostra amata Terra è una foglia appesa all’albero dell’universo. Nella nostra marcia di civiltà forse ci stiamo lasciando alle spalle la terra ed è inutile conquistare la Luna, Marte e gli altri pianeti, se poi finiamo per perdere la Terra. E allora mi chiedo se c’è un modo per descrivere adeguatamente la nostra umana follia che ci fa sprecare i grandi doni sia della Terra che del Cielo.
Favria, 21.01.2021 Giorgio Cortese

Ogni giorno al mattino ringrazio Dio perché sono qui per compiere quel viaggio imprevedibile, meraviglioso che si chiama vita.

Commenti

Blogger: Giorgio Cortese

Giorgio Cortese
Vivere con ottimismo

Leggi anche

VENARIA. Covid: anche il Concordia si unisce al coro di protesta dei teatri

VENARIA. Covid: anche il Concordia si unisce al coro di protesta dei teatri. Si alza …

Smeina a Mars

Smeina a Mars Smeina a Mars, smeina a Avrì, fina a Mag tij veghi nen …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *