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Sexyshop stralciati dagli aiuti pubblici: non siamo negozi di serie B

Categoria criticata, misconosciuta, ignorata, relegata nelle strade di periferia e spesso costretta ad oscurare le vetrine: sono i negozi di articoli per adulti, noti soprattutto come sexyshop, che oggi si sono visti sbattere in faccia un’altra porta. Quella del riconoscimento del bonus a fondo perduto erogato dalla Regione Piemonte a tutte le attività commerciali danneggiate dall’emergenza salute e costrette ad interrompere la vendita al dettagli per preservare la salute pubblica che in queste settimane e mesi di inattività hanno subito perdite dovute all’inattività ma non si sono visti azzerare le spese. A cominciare dai contributi INPS, soltanto rimandati a settembre ma comunque da pagare anche per un lavoro non svolto.

La chicca però è stata la seduta del consiglio regionale di mercoledì 27 maggio, che ha portato esplicitamente all’ordine del giorno la negazione di un contributo pubblico a chi svolge attività di vendita al dettaglio di articoli per adulti. Non una dimenticanza ma un palese voto di esclusione a cui ha preso parte lo stesso presidente Cirio. “Una modifica che origina un risparmio di spesa quantificato in 51 mila euro”, si legge nelle motivazioni della richiesta di Preioni, capogruppo della Lega. Bagarre in consiglio regionale tra maggioranza ed opposizione, a cui hanno fatto eco le proteste dei rivenditori, titolari di punti vendita disseminati sul territorio, che ogni giorno combattono con la concorrenza del web che non ha avuto nessuno stop pandemia ma (come tutti) hanno fatto i conti con le spese fisse di una attività imprenditoriale che macina costi.

“Le convinzioni e le abitudini personali non possono e non devono condizionare il comporamento politico ed amministrativo nei confronti di una attività commerciale legalmente riconosciuta e fiscalmente inquadrata il Governatore di un Regione non può discriminare palesemente i diritti di un cittadino che contribuisce all’economia con il proprio lavoro e svolge sul territorio una importante funzione sociale i confronto, sostengno e consiglio” è la protesta di Mary Rider, titolare del sexyshop La bottega dei desideri di Torino e portavoce della protesta dei commercianti del settore. “Se per ragioni personali non sono interessata agli articoli di un punto vendita non sono obbligata ad acquistarli o visitare il negozio, ma non posso vietare che altri ne usufruiscano e ne traggano giovamento e non devo, con il mio comportamento politico negazionista, aggravare le difficoltà di piccoli imprenditori che si vedono negato il sostegno pubblico fornito invece a tantissime altre gategorie”

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Blogger: Mary Rider

Mary Rider
La mela incantata

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