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SETTIMO VITTONE. Studenti e archeologi. Alcuni ragazzi del Botta protagonisti di un campo studio

Una settimana particolare quella dal 10 al 14 giugno per un gruppo di studenti che al Liceo “Botta” che frequentano il “liceo classico per i beni culturali” (Clabec), un indirizzo tra i numerosi che costituiscono l’offerta formativa della storica istituzione scolastica eporediese.

Anziché godersi la prima settimana di vacanza hanno semplicemente cambiato sede di studio, passando dalle aule scolastiche, all’ ”aula” per eccellenza nella chiesa di san Lorenzo e all’annesso battistero di san Giovanni dal mattino al pomeriggio. E’ avvenuto grazie ad una collaborazione in sinergia tra Liceo “Botta” e i  vecchi e nuovi “guardiani della memoria” di Settimo Vittone”: l’amministrazione comunale proprietaria del monumento segnalato dal FAI, la Pro Loco di Settimo Vittone e l’Associazione culturale “Octava”. L’archeologa Lorenza Boni e il professore di storia dell’arte Silvio Ricciardone hanno condotto il campo di studio.

Un itinerario nuovo e affascinante che ha conquistato i giovani studenti attratti dall’archelogia e dalla storia dell’arte medioevale. Al mattino ci attende il signor Elis Morello dell’Associazione “Octava” che ci apre il monumento e diventa la preziosa persona di riferimento per ogni dubbio o problema pratico.

Poi si entra in quell’ambiente magico affrescato che ospita sepolture e sarcofaghi,  presumibilmente uno appartiene alla beata Ansgarda di Borgogna.

Prima moglie di Ludovico il Balbo, regina d’Aquitania e regina dei Franchi occidentali, dall’877 all’879, madre di Luigi III e Carlomanno II, che salirono congiuntamante sui troni di Francia e di Aquitania.

Fu sorella di Anscario, reggente della marca di Ivrea attorno al 891, considerato il primo marchese d’Ivrea. Posati gli zainetti sotto lo sguardo ieratico dell’affresco duecentesco del gigantesco San Cristoforo del pittore Guglielmo da Orta, approntiamo l’aula composta da una plancia, disponiamo le sedie e prepariamo un supporto multimediale grazie all’attrezzatura fornita dalla Pro Loco.

Il filo rosso è la narrazione di Lorenza Boni sull’ultima campagna di scavi e la contestualizzazione del monumento tra l’eporediese e il regno di Borgogna, di cui Carema era confine, con un linguaggio consono all’attenzione degli studenti. A loro svela i segreti (e le fatiche) dello scavo in estensione, della stratigrafia, delle datazioni e lo straordinario mondo degli intonaci. Parla delle leggi dello stato che tutelano il patrimonio del sottosuolo. Spiega che lo scavo di Settimo Vittone è un unicum perché è in un interno protetto dalle intemperie, un sito dalle elevate potenzialita già visibitabile dal pubblico tutte le domeniche pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00 da aprile a ottobre.  Poi partono i dialoghi, le suggestioni sollecitate dal professor Ricciardone, gli appunti presi dagli studenti coinvolti in questo laboratorio a metà tra l’esperienza scientifica e la vacanza. Quindi a pranzo con i panini sulle panchine esterne, tra il verde, i rilievi montani, i vitigni terrazzati tra le rocce. Si mangia, in una pausa dei piovaschi, immersi in quel paesaggio archeologico che è il panorama della zona. Poi si torna in aula e poi a piedi in paese e sulla statale e con il pulman di linea, si torna a Ivrea. Il secondo giorno si sale sempre con il minibus messo a disposizione dalla scuola. Elis Morello è li che ci attende con i suoi capelli e la barba bianchissimi, vestito di jeans che fa da pendant ai suoi occhi azzurri. Lorenza riprende la narrazione sulla trasformazione del paesaggio dall’età romana al medioevo, parla dell’antico ramo della Dora Baltea, l’attuale rio Ribes, della strada romana e della città, più simile ad un’acropoli ellenistica che ad un ex campo militare quadrangolare. La crisi dell’impero romano portò alla progressiva scomparsa dei beni e abitazioni di pregio sostituite con capanne di legno. Racconta del trasferimento degli abitati in età tardo antica dalle pianure, ormai abbandonate perché alluvionate e insalubri, alle aree collinari e prealpine, dove si snodavano mulattiere e sentieri e racconta della via Francigena.

Giunge a trovare il gruppo Alessandra Mei, architetto e direttore dei lavori di scavo effettuati al battistero qualche anno fa con gli architetti Cristina Bonfanti e Christian Verraz. Sopraggiunge Lea Ghedin, la restauratrice che spiegherà nel pomeriggio il consolidamento dei frammenti di affresco, i tentativi di ricostruzione del medesimo, la pulizia dei reperti e altri aspetti di questa scienza applicata. Il terzo giorno è dedicato alla storia degli scavi di Settimo Vittone: nel ‘400 per costruire la manica di collegamento con  la chiesa, si riempì il battistero ottagonale con uno spesso strato di macerie, tra le quali numerosi frammenti d’affreschi.

Racconta con emozione di come venne trovata la sconosciuta vasca battesimale ad immersione, anch’essa seppellita dai frammenti e che oggi ammiriamo nella sua interezza riportata alla luce, delle sepolture degli infanti sotto il pavimento in lose. Gli occhi degli studenti sono quasi sbarrati quando Lorenza racconta della sepoltura anomala “T3” una ragazzina di circa 12-14 anni, seppellita prona, con il volto appoggiato al braccio piegato e la fossa troppo corta per contenerla distesa. Accanto un rosario e una moneta sabauda del ‘500. Quarto giorno con l’ospite d’eccezione, Jacopo Corsi, numismatico esperto di monete che dall’Università è approdato al lavoro per la piattaforma di aste online Catawiki.

Dopo la lezione teorica ha portato pezzi della sua collezione privata da far identificare agli studenti con lenti e calibri e tutti si concentrano su quel pezzettino di metallo che riconduce ad un epoca storica.

Venerdì è arrivato anche troppo presto per molti degli studenti, si è smantellato il campo studi e dopo il convivio finale, tutti a casa pronti per partire per le vacanze. Ma con qualcosa di straordinario in testa imparato a pochi chilometri da casa.

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Blogger: Fabrizio Dassano

Fabrizio Dassano
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