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SETTIMO VITTONE. Allarme Flavescenza Dorata in Canavese

Flavescenza dorata anche in Canavese. E’ allarme nella zona della Dora Baltea, tra Borgofranco e Settimo Vittone. “La flavescenza dorata si è sviluppata a San Germano” comunica Adriano Giovanetto, consigliere comunale di Settimo Vittone ed esperto del settore.

Si tratta di ua malattia virale che colpisce le viti. Già diffusa nell’astigiano, nelle Langhe, nel Roero. “Non c’erano mai state avvisaglie in Canavese, finora – sottolinea Giovanetto -. Non facciamo processi ma probabilmente qualcuno l’ha portata da noi con nuove viti“.

Il consigliere settimese, avvisato da alcuni privati che hanno notato i chiari sintomi della flavescenza (foglie che tendono ad arrossare, anche nella nervatura che di regola resta verde, rami che tendono a diventare gommosi, grappolini secchi, crescita irregolare), si è subito attivato chiamando la Regione, Servizio Fitosanitario, il quale ha messo a disposizione un tecnico che ha già eseguito due campioni.

Le analisi di laboratorio hanno dato conferma – aggiunge Giovanetto -. Purtroppo è una malattia molto virulenta. Non si guarisce. Si risolve solo con l’espianto. Ci sono addirittura risvolti penali se non viene eseguito e addirittura, se la malattia ha colpito oltre il trenta per cento del vigneto, occorre espiantarlo completamente“.

Ma il Canavese presenta alcune difficoltà ulteriori. “Qui non si può pensare – comunica Giovanetto – ad un espianto con ripiatonamento meccanizzato come nella Langhe. L’anagrafe dei vigneti è molto articolata e coinvolge molti proprietari. Inoltre l’insetto vettore della flavescenza (una farfallina chiamata Scaphoideus titanus) tende a sopravvivere nelle zone boscate, e i nostri vigneti ne sono immersi“.

Non potendo disporre al momento di un tecnico della Comunità Montana, Giovanetto ha chiesto alla Regione di poter avere un esperto per spiegare che cos’è la flavescenza, come si riconosce, ed in secondo luogo ha chiesto che la zona venga inclusa in un progetto pilota.

Ho comunicato il problema anche alla Cantina dei Produttori di Carema – sottolinea il consigliere -. Nell’immediato si può intervenire con un trattamento insetticida contro il vettore, per limitare il contagio, quindi avviare tutto il procedimento affinchè sia ripristinato un servizio fitosanitario. Vanno coinvolti tutti i Comuni e i viticoltori in modo che i trattamenti vengano eseguiti da tutti e negli stessi giorni, per impedire al vettore di trovare riparo spostandosi da un vigneto all’altro. Bisognerà anche verificare le vigne abbandonate ed obbligare ad espiantare. Bisognerà assistere i viticoltri. In settimana è già fissato un incontro in Regione, mentre la Comunità Montana si è resa disponibile a riprendere in mano le redini del discorso”.



flavescenzada Wikipedia


La flavescenza dorata (FD) è una fitoplasmosi appartenente al gruppo dei giallumi della vite. Il nome viene attributo dalla colorazione gialla dorata che assumono le foglie, i tralci ed i grappoli di vitigni a bacca bianca una volta colpiti. L’agente causale della malattia è un fitoplasma, che si insedia nei tessuti floematici dell’ospite e ne provoca il blocco della linfa elaborata, inducendo uno squilibrio della attività fisiologiche dalla pianta stessa.

Sintomatologia

I sintomi della flavescenza dorata si riscontrano sulle foglie, sui tralci e sui grappoli. Si osservano in piena estate, dal mese di luglio si accentuano progressivamente fino ad essere riconoscibili dalla metà di agosto alla metà di settembre. Rimane comunque indistinguibile, senza l’analisi di laboratorio, da un altro fitoplasma che colpisce la vite, quello del legno nero (LN).
Le piante colpite non muoiono, i sintomi possono essere localizzati sui tralci o essere genericamente sull’intera pianta. Le foglie evidenziano anomalie cromatiche su una parte, le nervature o l’intera lamina (ingiallimenti su vite a bacca bianca e arrossamenti su vite a bacca nera). Possono assumere frequentemente una forma triangolare con i bordi arrotolati verso il basso con una cambiamento anche della consistenza al tatto che diventa cartacea. I tralci rimangono erbacei per la mancata o irregolare lignificazione e presentano spesso pustole oleose alla base. I grappoli possono presentare diversi sintomi parziali o totali disseccamenti del rachide oppure un appassimento e cascola degli acini al momento della maturazione. Da ciò si evince il maggior danno economico per il settore vinicolo

Eziologia

La malattia è originaria delle regioni Europee come malattia endemica, ma non ha costituito un problema sino all’arrivo dello Scaphoideus titanus Ball, originario dell’areale Neartico, dove il fitoplasma non è presente e perciò lo S. titanus è vettore di altri fitoplasmi come l’Ash Yellows, X-Disease e Grapevine Yellows.
Il vettore è giunto in Francia nel 1955. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 1963 in Liguria.

Oggi il ciclo dello S. titanus è chiuso ed è pertanto un insetto obbligato della vite. Alcuni studi hanno dimostrato la possibilità da parte della Dictyophara europea Linnaeus 1767 nel trasmettere la FD da piante spontanee, in particolare da Clematis vitalba, a vite (sebbene questa trasmissione sia rara); è quindi probabile che successivamente sia avvenuto il contatto tra S. titanus e una vite infettata precedentemente da D. europea, dando inizio alla diffusione epidemica della FD.[1]

Il vettore rimane infettivo per tutta la durata del suo ciclo vitale, nutrendosi su piante infette assume il fitoplasma e dopo un periodo di latenza può inocularlo nel floema di piante sane.

La diffusione della malattia non ha limiti, può avvenire sia in pieno campo che in vivaio. In misura minore la malattia può essere trasmessa anche attraverso materiale di propagazione infetto (innesti), il danno in questo caso è limitato poiché il materiale vegetale non attecchisce o dà origine a barbatelle di qualità non commerciabile, è significativo invece il rischio derivante dall’esposizione alle punture dell’insetto e al trasporto di uova tramite barbatella.
Infatti questo vettore sverna allo stadio di uovo nel legno di 2 o più anni, ma le barbatelle sono costituite da materiale di un anno, perciò è necessario per il vivaista separare il materiale proprio nuovo, il materiale in conto lavorazione e soprattutto le rimesse di vivaio, che vengono poi rivendute l’anno successivo e quindi sono perfettamente adatte a contenere le uova del vettore.

Lotta

La flavescenza dorata in Italia è una malattia sottoposta a quarantena, è in atto la lotta obbligatoria secondo il decreto ministeriale nº 32442 del 31 maggio 2000. L’articolo 9 specifica che, in caso di mancanza applicazioni delle disposizioni del decreto, gli inadempienti vengono denunciati all’autorità giudiziaria a norma dell’articolo 500 del codice penale.

Le misure della lotta prevedono, una volta accertata la presenza della malattia, l’eliminazione delle piante infette ed il controllo per gli anni successivi. Nel caso di contemporanea presenza della cicalina si predispongono anche trattamenti con insetticidi specifici. Tra le misure di prevenzione l’impiego di materiale di moltiplicazione sano.

Un sistema efficace per la sterilizzazione del materiale vivaistico consiste nella immersione in acqua, in vasca termostatata a 55 °C per 45 minuti, del materiale legnoso.

Tramite le analisi di biologia molecolare è possibile effettuare una diagnosi precoce, veloce e conveniente, intervenendo in modo rapido e preciso. Grazie a nuovi strumenti si può effettuare l’estrazione del campione in pochi minuti, il disarmo patogeno e inviare il materiale da analizzare in totale sicurezza.

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