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SETTIMO. Una biblioteca di 110 anni fa

Fu la locale Società operaia di mutuo soccorso, centodieci anni or sono, a istituire la prima biblioteca di Settimo Torinese. Correva il 1909. Con i suoi cinquemila abitanti, il paese appariva ormai avviato sulla via di una graduale industrializzazione. La gente del luogo cominciava a manifestare nuovi interessi culturali. Settimo non era più soltanto un paese di contadini e di artigiani.

L’iniziativa fu assunta dalla direzione del Circolo di studi sociali formatosi in seno al sodalizio mutualistico le cui origini risalivano al 1852. Ben presto, però, la direzione del Circolo si rese conto che l’acquisto dei libri comportava investimenti finanziari proibitivi. Si pensò così di chiedere in uso i volumi della bibliotechina scolastica istituita pochi anni prima dagli insegnanti grazie al concorso dei settimesi.

La proposta incontrò il favore della giunta municipale socialista, presieduta da Domenico Aragno, già orientata a estendere il prestito librario all’intera cittadinanza, rimediando all’abbandono in cui versavano i volumi dopo il trasferimento del maestro Cesare Gasti, «il promotore e l’anima» della bibliotechina scolastica, come riconobbe l’assessore Luigi Raspini in consiglio comunale. La giunta Aragno approvò pure un regolamento della cui precisa applicazione si resero garanti Giuseppe Caudano, Andrea Quassolo e Francesco Cerato, soci del Circolo.

Recitava l’ottavo articolo del regolamento di biblioteca: «Il bibliotecario incaricato dal Circolo degli studi sociali avrà la più scrupolosa cautela nel concedere libri a lettori che li devono riportare, assicurandosi che […] diano sufficienti garanzie morali e materiali, senza del che il libro deve essere negato. Prima di distribuire libri, il bibliotecario annoterà la data, il nome e cognome del richiedente, il titolo, l’autore, l’editore del libro, il numero del volume e l’anno della pubblicazione, accennando al suo stato di conservazione sopra un registro che dovrà essere conservato».

E ancora: «Ricevendolo di ritorno, [il bibliotecario] osserverà se il libro è in eguale stato e ne scaricherà il riconsignatario. La durata della concessione di un libro in lettura è di quindici giorni. Scadendosi tale termine, il bibliotecario richiamerà il ritardatario, salvo ad escluderlo dall’approfittare della biblioteca». «La biblioteca sarà accessibile gratuitamente a tutti i soci del Circolo studi sociali e agli allievi delle scuole municipali. I libri verranno pure ceduti in lettura a terze persone, alle condizioni stabilite, mediante il pagamento di centesimi due per volta e per volume» (articolo 12).

Purtroppo le cose subito si complicarono a motivo delle forti divisioni politiche che si registravano in Settimo. La decisione della giunta fu respinta dalla maggioranza del corpo docente che si oppose all’iniziativa, rivendicando alla scuola la proprietà dei libri già affidati da Gasti al Comune. Nonostante la diatriba, i prestiti nel primo trimestre del 1911 furono 113, mentre a 147 assommò il numero dei libri distribuiti in lettura nella sede del Circolo. «Ciò che è notevole, vi hanno più donne lettrici che non uomini; di più la distribuzione dei libri funziona egregiamente», segnalò il periodico torinese «Il Grido del Popolo».

La contesa con gli insegnanti non perse vigore. Appellatisi alla giunta provinciale amministrativa, il 30 novembre 1911 i maestri ottennero l’annullamento delle deliberazioni contestate. Pertanto il Circolo di studi sociali dovette restituire i libri al Comune (settanta andarono dispersi). E un’esperienza promettente ebbe di fatto fine.

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