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SETTIMO TORINESE. Un dibattito intorno ai “nidi”

Lo chiedono l’EX assessore Tiziana Tiziano e l’ex consigliere Svaluto Ferro

Gentile direttore, abbiamo letto con molto interesse l’articolo pubblicato sul vostro giornale, che riporta uno stralcio della lettera inviatavi da alcuni genitori a riguardo dei nidi della nostra città; (la lettera completa abbiamo potuto apprezzarla sui social network).

Ci sembra che da questa lettera emerga un quadro non tanto di genitori “imbufaliti”, quanto piuttosto di genitori che legittimamente e pacatamente chiedono conto di scelte politiche non astratte, ma assolutamente concrete, che toccano il quotidiano delle famiglie e dei bambini.

Ci permettiamo di sottolineare alcuni punti che riteniamo importanti:

– la chiusura del micronido di via Moglia segue quella del micronido di via Volta e di altri servizi collegati rivolti all’infanzia;

– nidi, micronidi e altri servizi non sono nati casualmente, ma facevano parte di un progetto diversificato di offerta alle famiglie che ha avuto, e noi riteniamo ancora abbia, una forte valenza sociale ed educativa;

– la motivazione delle chiusure è da ricondurre, secondo l’amministrazione, alla carenza di domanda.

L’interrogativo che ci sorge spontaneo è se il compito della politica sia semplicemente quello di prendere atto, con rassegnazione o sollievo. La carenza della domanda (che peraltro non riguardava il micronido di via Moglia) equivale davvero all’assenza di bisogno?

E’ vero che i nidi costano, costano alle famiglie e alle amministrazioni. Ma i servizi come i nidi, assistenza ecc. sono dei costi da difendere, e questo non è un paradosso. 

Non può valere la considerazione “sono costi e quindi dobbiamo abbatterli”: il risparmio sui servizi essenziali, che rispondono a bisogni primari, è un’illusione, vale per il qui e adesso, ma se ci si proietta un po’ più in là nel tempo si scopre che sacrificare certi servizi significa spendere molto di più sia in termini economici che sociali.

Se il ragionamento fosse stato quello che “questi servizi costano troppo” i nidi, negli anni ’70, non avrebbero mai aperto: fu una scelta politica allora, non contabile, ma pagò anche sul piano economico di lungo respiro; i nidi hanno avuto e hanno non solo funzione educativa, ma anche di prevenzione, essendo degli osservatori precoci di disagio e patologie, sia rispetto ai bambini che alle famiglie, nonché di socializzazione e integrazione “naturale”.

Questi genitori chiedono uno sforzo in più per capire come riprogettare un servizio che giudicano fondamentale. D’altra parte cosa più che i servizi rivolti alle persone fanno parte degli obiettivi fondamentali di un’amministrazione locale?

Ci permettiamo anche di sottolineare che l’affermazione chiudono i nidi, apre la materna è un tantino fuorviante: nido e materna sono due percorsi diversi e il fatto che si possa anticipare l’iscrizione alla scuola materna non significa che si debba essere costretti a farlo; tra l’altro fior fiore di pedagogisti sollevano molti dubbi sull’opportunità di inserire bambini di due anni e mezzo in realtà e strutture non ancora pensate per loro, spesso non rispondenti ai loro bisogni di limitata autonomia.

Un’ultima considerazione: non c’è stata traccia, per quanto ne sappiamo, di un benché minimo dibattito cittadino nei luoghi deputati; noi stessi abbiamo chiesto più volte al nostro partito, il PD, di affrontare questo tema senza risultati.

Cogliamo l’occasione per ringraziare queste famiglie per avere sollevato una questione così nodale.

Con cordialità

Tiziana Tiziano, ex assessore ai servizi educativi e sociali

Alessandro Svaluto Ferro, ex consigliere comunale

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