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SETTIMO TORINESE. Pensare globalmente, agire localmente: i “no” di Legambiente

Per contribuire effettivamente ad una drastica e incisiva riduzione dei cambiamenti climatici in atto che tanta devastazione sta portando ai territori con altissimo prezzo sia in vite umane che ambientale, è necessario che tutti, ma proprio tutti, portino il loro contributo.

Il Consumo di suolo è tra gli elementi che concorrono ai cambiamenti climatici: per effetto dell’impermeabilizzazione dei terreni l’acqua non viene più drenata, e quindi va ad ingrossare torrenti e fiumi che, in casi di precipitazioni eccezionali, che stanno diventando la norma essendo sempre più frequenti, provocano alluvioni con le drammatiche devastanti conseguenze.

Il suolo assorbe il carbonio emesso da trasporti, da riscaldamenti urbani e dalle industrie, è necessario per la biodiversità terrestre, trattiene e depura le acque e svolge una corretta gestione delle risorse idriche e della prevenzione delle alluvioni.

E’ quindi necessario porre un limite drastico alle cementificazioni: nel caso in cui avvenisse la tanto auspicata ripresa economica, la velocità di consumo di suolo si attesterebbe al valore di 8 m2 al secondo registrato negli ultimi decenni. (Dati ISPRA 2017), di conseguenza anche solo un centimetro quadrato di cementificazione su suolo vergine sarebbe da evitare.

Non basta trasformare aree incolte (che anche se incolte le acque le drenano comunque) in giardini pubblici, anche se è un’opera meritoria, bisogna poi saperle gestire facendo manutenzione, non basta fare educazione ambientale nelle scuole e sensibilizzare sulla raccolta differenziata, opera senz’altro meritoria, è necessario migliorarne il servizio ed incrementarla: Settimo è ferma al 50% (dati Seta) mentre città come Chieri sono al 78,8%, Poirino al 83,6% Carmagnola al’81,1, Collegno al 65,4% (dati Ecoforum 2018 Legambiente Piemonte), non basta definirsi “polmone verde del Piemonte” (che ci pare un po’ azzardato) solo perché Settimo da città industriale è passata a “postindustriale”: le zone industriali e commerciali che la circondano sono ancora tutte li compresi gli “ecomostri” delle fabbriche chiuse o che si sono spostate, e al loro posto, finora, non sono sorti boschi o grandi parchi urbani che possano definire, a nostro parere, Settimo polmone verde del Piemonte.

Le opere di integrazione del verde esistente che verranno realizzate nell’area di corso Piemonte (il filare alberato ad alto fusto, e la realizzazione di un nuovo impianto arboreo), anch’esse meritorie, di certo potranno contribuire a mitigare il mancato assorbimento di acqua e carbonio del suolo che verrà cementificato, ma tra circa una ventina di anni: gli alberi devono crescere, e forse sarà troppo tardi, oltretutto l’opera che verrà costruita francamente non è di nessuna utilità per la cittadinanza, di supermercati ne abbiamo fin troppi e un altro punto vendita, oltre a danneggiare evonomicamente i piccoli commercianti, entrerebbe in competizione con i supermercati limitrofi (Mercatò, Eurospin, Panorama, ecc.), quindi un’opera inutile, commercialmente e ambientalmente dannosa.

Inoltre per l’edificazione di opere di pubblica utilità (come il palazzetto dello sport, un’opera sicuramente utile) sarebbe saggio adottare la formula del “costruire sul costruito”, così com’è stato fatto con piazza Campidoglio che è sorta sulle ceneri della Paramatti o come l’area Bennet che è sorta sulle ceneri delle Acciaierie Ferrero, utilizzando in tal modo aree già contaminate da cemento riqualificandole.

Gli Ambientalisti di Settimo, nell’esprimere l’assoluta insoddisfazione della risposta che l’Amministrazione comunale ha dato alle 1.700 firme che chiedevano che il giardino pubblico di corso Piemonte rimanesse tale, (che è sostanzialmente la stessa data alle 3.000 firme della petizione No torri in area Bordina), auspica che l’Amministrazione faccia un intelligente e coraggioso salto di qualità nelle proprie politiche ambientali cercando di considerare il problema dei cambiamenti climatici e del consumo di suolo oltre ai confini della città che amministra, poiché il rischio ambientale è planetario: pensare globalmente, agire localmente!

Legambiente Settimo

Comitato NO torri in area Bordina

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