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SETTIMO TORINESE. Il Partito democratico deve chiedere scusa

chiara gaiola
chiara gaiola

Il provvedimento di espulsione dal Pd di 20 iscritti tra cui Corgiat, Bisacca, Pace e Sportiello, tanto per citarne alcuni?

Tutto sbagliato, nel metodo e pure nella sostanza. “Ci dovranno chiedere scusa” dicono più o meno tutti i soggetti coinvolti.

Eh sì, perché a quanto pare nessuno degli obblighi stabiliti dallo Statuto e dal regolamento nazionale sarebbe stato rispettato, né dal senatore Stefano Esposito, né dalla Commissione provinciale.

Tre le altre cose è previsto che la richiesta di cancellazione debba farla il “Circolo di iscrizione” che invece è stato totalmente scavalcato.

Si dice tra le altre cose che, in seguito a segnalazione, vengano informate le persone interessate affinchè possano motivare i comportamenti (diritto alla difesa).

E invece?

Toh guarda nessuno è stato interpellato Infine, ma non in ultima, è previsto che sia indicata una durata della cancellazione (massimo 2 anni dice il Regolmento) e invece in questo caso non si è stabilita neppure una data di decorrenza.

Insomma, più che il disprezzo nei confronti di chi è stato fuori, secondo Corgiat e gli altri 19, sarebbe chiara la scarsa considerazione che si ha a Torino dei dirigenti del circolo settimese, a cominciare dal segretario Chiara Gaiola, scavalcata e privata di ogni sua competenza esclusiva.

Vero è che come dimostra il caso di Genova per il M5S  e la sentenza emessa in quel caso dal tribunale, i partiti non possono violare le regole che loro stessi si danno.

In questo caso sarebbero state tutte violate.

Per questo c’è chi pensa che, qualora non sia fatta piena chiarezza e riparato pubblicamente il torto, sia possibile anche chiedere l’intervento della magistratura ordinaria per ottenere il giusto risarcimento dei danni subiti.

Riteniamo che il Circolo di Settimo e in particolare la sua Segretaria – alza il tiro Aldo Corgiat  – abbiano fatto una vera figuraccia. Prima scavalcati, poi giudicati “scarsi” dal Senatore Esposito. 

Al posto loro farei  io ricorso chiedendo a tutti i livelli le scuse e, come prevede lo Statuto, un provvedimento contro il Senatore, ma la difesa della dignità del Circolo e della Città di Settimo non è ciò che caratterizza il restante gruppo dirigente. 

Mi auguro vivamente che trovino il coraggio, che fino ad ora gli è mancato, di sottrarsi alle logiche di potere di chi certamente non vuole bene alla Città di Settimo ma la considera solo uno dei tanti punti da “occupare” nel gioco delle correnti che imperversa sempre più nel PD nazionale, regionale e locale….

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