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SETTIMO TORINESE. E la Pace?

Della Pace non parla nessuno: si sentono in giro tanti tifosi di Putin, altrettanti estimatori di Trump, qualcuno dà ragione ad Assad, altri torto. Neanche si trattasse del Toro o della Juve o del Milan. In passato, quando si facevano impetuosi i venti di guerra, movimenti di tutti i colori si mobilitavano contro l’intervento in questa o quell’altra area del mondo, operazioni rivelatesi peraltro sprovvedute, inutili, in qualche caso – vedi Libia – destabilizzanti.

Eppure la Lega si scalda per i russi, i Cinquestelle stanno col patto atlantico, qualcuno strizza l’occhio al dittatore di turno perché ci compri qualche aereo da guerra e ci salvi dal deficit. Ce l’hanno quei signori il senso della realtà? Lo sanno che in guerra si spara, e qualche volta lo si fa nel mucchio? Altro che missili intelligenti! Nei vari luoghi in cui l’Occidente ha preteso di portare la democrazia a colpi di bombe non ha risolto nulla: Afghanistan, Iraq, Iran, e se andiamo indietro nel tempo in Vietnam, dove libertà e benessere se li sono costruiti da sé, senza bisogno dei vari imperi che per decenni avevano sottomesso istituzioni e genti. In mezzo, però, migliaia di vittime da una parte e dall’altra, militari e soprattutto civili, ovvero uomini, donne e bambini inermi.

Ho ben chiari i racconti di mio nonno sulle sue esperienze in battaglia: la paura, l’angoscia per il fuoco nemico e anche un po’ per il tuo, i comandanti tuoi più ostili dei fanti avversari, il sangue, il timore di non tornare a casa mai più. Niente guerra, dunque, ma oggi, fatte salve le strutture cattoliche, scout, parrocchie, Cei e Papa Francesco, nessuno muove foglia, anche a Settimo non si vede granché.

Mi aspetto, come abbiamo fatto in passato, i consigli comunali col voto unanime e contrario, le marce per la Pace, i richiami sui media, gli appelli in Parlamento, sempre che di Parlamento si tratti. Con dentro tutti: movimenti laici e confessionali, ambientalisti, partiti, i sindacati, gli artisti, uomini e donne di cultura, gli studenti. Andiamo a dire forte che la guerra, l’ennesima inutile, mostruosa guerra, non la vogliamo proprio.

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