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SETTIMO TORINESE. Case popolari: ma che sistema è?

Settimo Torinese, una della città italiane con la più alta densità di case popolari.

Un discorso “curioso” quello sulle case popolari, 1800 in città. Al Comune spetta la sola assegnazione, le verifiche sul reddito e sul patrimonio di chi vi abita all’interno toccano all’Atc (agenzia territoriale per la casa) che dovrebbe farle ogni due anni (la prossima proprio nel 2018). Parliamo delle case presenti in via Foglizzo e in Corso Piemonte.

“Il canone – spiega l’assessore Pace – viene adeguato dall’Atc in base alle variazioni del reddito delle famiglie. Si parte dal minimo, 60 euro, ad un massimo di 350 euro”.

Controlli che vengono fatti, eppure, a memoria dell’assessore, nessuno ha mai perso il diritto alla casa popolare. Nessuno su 1800 case popolari.

“A mia memoria nulla di simile è mai successo, a nessuno è stata tolta la casa. Se c’è il rischio di perderla? Si, il rischio esiste  quando il reddito supera i 2000 mila euro al mese. A quel punto, però, chi abita all’interno dell’abitazione ha un diritto di prelazione per comprare l’appartamento prima che questo sia assegnato a qualcun altro”.

Peccato che, anche qui, il costo dell’abitazione sia fuori mercato, a dir poco calmierato. Per una casa di grandezza media parliamo di prezzi poco sotto i 50 mila euro. In pratica, se entri nella casa popolare e ti arricchisci, quella stessa abitazione non viene affidata a qualcun altro più povero di te ma ti viene data la possibilità di comprarla ad un prezzo “di favore”.

Fuori dalla gestione delle case popolari, l’amministrazione investe circa 500 mila euro all’anno nell’emergenza abitativa. Di questi, circa 340 mila euro, vengono utilizzati per le famiglie in difficoltà che, rimaste senza casa, o sfrattate, finiscono in albergo (selezionato tramite gara pubblica) a spese del comune. Una spesa non indifferente, parliamo di una ventina di famiglie per il quale il comune paga circa 1000 euro al mese di affitto.

A gestire la situazione è l’assessore al welfare Massimo Pace. “Le persone che finiscono in albergo sono casi molto particolari, parliamo di allettati, famiglie che al loro interno hanno portatori di handicap o con minori al seguito. Quando entrano in albergo il comune verifica la loro situazione reddituale, verifiche che l’amministrazione fa anche nel corso del tempo chiedendo alle famiglie un contributo minimo di 60 euro al mese, come per le case popolari, un contributo che puo’ salire all’aumentare del reddito delle famiglie”.

Eppure, resta il fatto che il comune si trovi a pagare cifre totalmente fuori mercato rispetto ad una qualunque casa presente a Settimo. Con i 1000 euro al mese che il comune paga per tenere in albergo le famiglie in difficoltà potrebbe tranquillamente prendere in affitto una casa in centro a Torino, in una bella zona e con una discreta metratura. Per dirne una: le 20 famiglie in difficoltà non potrebbero ricollocarsi nelle numerose case in affitto presenti in città?

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