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poliziotti sul posto dell'accaduto

SETTIMO TORINESE. Anas, il marocchino che ha spento le fiamme

Le code agli sportelli, le discussioni con gli impiegati, le richieste. Tutto sembra tornato alla normalità negli uffici dell’Inps di corso Giulio Cesare, a Torino. I dirigenti dell’Inps hanno voluto incontrare Anas Sabi, 30 anni, il marocchino che martedì 27, con il suo intervento, ha evitato che la donna perdesse la vita. “L’ho vista in fiamme – racconta – ed è stato terribile. Così afferrato l’estintore e l’ho attivato. Ringrazio il Signore per avermi dato la forza di reagire e di avermi permesso di restare calmo e lucido”. I vertici dell’istituto lo hanno ringraziato per il coraggio e l’altruismo.

Anche Sabi è senza lavoro. Originario di Casablanca, è in Italia da quando era ragazzino. “Io quella donna la capisco – confessa – Quando uno perde l’impiego arriva a compiere gesti disperati. Io mi occupavo di impianti elettrici e mantenevo tutta la famiglia. Siamo in cinque. Ora non riesco più. Non sono sposato: come faccio senza un soldo?”. Anas è in contatto con i parenti della donna. “Prima di essere portata in ospedale – racconta – è riuscita a darmi il numero di telefono del fratello, così ho potuto avvisarlo. Quello che ho fatto mi rende orgoglioso”.

La quarantaseienne sta ancora lottando all’ospedale Cto. Ha ustioni sul 30% del corpo. Le sue condizioni rimangono critiche e i medici non hanno ancora sciolto la prognosi. I familiari non la lasciano sola nemmeno per un istante. “Provo tanta rabbia – dice il fratello – e non so come incanalarla. Anche verso mia sorella, per aver fatto un gesto che non condivido. E’ una donna sensibile, sempre di supporto agli altri. Con una condizione economica precaria che, ad un certo punto, l’ha portata alla disperazione. Non ho parlato con i suoi ex datori di lavoro – aggiunge l’uomo – e non voglio farlo. Non li ritengo responsabili di quello che è successo, ma li ritengo moralmente responsabili per non aver fatto correttamente gli imprenditori”.

Concetta Candido era andata in corso Giulio Cesare per chiedere spiegazioni sul Tfr e sull’assegno di disoccupazione. “Ci sono aspetti che vanno chiariti –  continua il fratello, che ha incontrato anche un avvocato – Vogliamo capire con il legale che ci segue la questione del Trattamento di fine rapporto. Mia sorella non l’ha ricevuto nei tempi corretti. Se avesse avuto i soldi, avrebbe superato questo momento di crisi. Voglio entrare nel merito, individuare vuoti istituzionali. Perché da un lato c’è la burocrazia, il profitto e dall’altro c’è lei, sdraiata su un letto d’ospedale. E noi possiamo vederle solo le narici”.

Da Roma, l’Inps fa presente che, per la donna, la Naspi ricorre dal 1 giugno (a seguito del certificato medico presentato il 26 maggio) e che il primo pagamento è stato disposto “con valuta del 26 giugno”. “Perdere il posto di lavoro – osserva l’istituto – è un’esperienza devastante dal punto di vista economico e soprattutto sociale e può condurre chiunque a uno stato di fragilità ed a tragedie come quella vissuta ieri. La nostra solidarietà va alla donna e alla sua famiglia”.

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