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Settimo T.se: sindacalista rientra al lavoro e viene licenziata

Sindacalista, rientra al lavoro e viene licenziata. Questa è la storia di Claudia Bocca, 43 anni, madre di tre figli che ha lavorato dal 1996 alla Specchidea di Settimo, azienda specializzata in produzione di specchi acrilici. Il 7 marzo, insieme ai suoi colleghi, Claudia ha protestato per il suo licenziamento, davanti ai cancelli dell’azienda e i lavoratori hanno aderito a uno sciopero di un’ora e mezza per ogni cambio turno.

Ma andiamo per ordine: il 6 marzo Claudia Bocca sarebbe dovuta rientrare al lavoro al termine del suo distacco sindacale regolato dalla Legge 300/70, ma non ha potuto farlo perché ha ricevuto la lettera di licenziamento.

Claudia, cos’è successo?

Ho lavorato alla Specchidea per 23 anni. Sono entrata come impiegata amministrativa e mi occupavo di contabilità. Successivamente ho svolto diverse mansioni, nel commerciale estero o nei sistemi di qualità. 

E poi cos’è avvenuto?

I rapporti si sono incrinati nel 2012, quando l’azienda ha fatto delle scelte industriali non condivise dalla maggior parte dei dipendenti. Infatti è da quel momento che sono iniziati i problemi aziendali: Specchidea, all’epoca, fece un affitto di un’altra azienda che era indebitatissima, la GB Segnaletica di San Mauro, che poi è fallita. E Specchidea ha patito. Elio Giurintano, amministratore Unico di Specchidea, negando le difficoltà, ha chiuso completamente il dialogo con noi.

E voi cosa avete fatto?

Noi, per tutelare il posto di lavoro, ci siamo uniti e abbiamo eletto un rappresentante sindacale.

E chi è stato eletto?

Hanno eletto me per la Cgil e da quel momento sono iniziate le ritorsioni contro la mia persona, che poi si sono concluse con il licenziamento, nel novembre del 2013, con la motivazione che si era rotto il vincolo fiduciario. 

In che senso si era rotto il vincolo fiduciario?

Nel senso che con i rappresentati dei sindacati CGIL CILS e UIL indicemmo uno sciopero generale sulla manovra finanziaria e io attaccai dei manifesti. Elio Giurintano minacciò di chiudere l’azienda se i lavoratori avessero partecipato allo sciopero. Io, semplicemente, gli dissi che non poteva permettersi di trattare i lavoratori in quel modo e che ogni dipendente ha dei doveri, ma anche dei diritti. Tre giorni dopo mi ha licenziata. In seguito, tutti quelli minacciati, hanno deposto la loro versione in tribunale, così il giudice di Ivrea, 4 mesi dopo, ha disposto il mio reintegro, condannando l’azienda per attività antisindacale.

E al suo rientro?

Non ho avuto le mie mansioni precedenti. Da responsabile del commerciale estero mi hanno fatto fare tutt’altro. La mia postazione di lavoro è stata una scrivania in mezzo allo stabilimento di produzione. Ho presentato una vertenza sindacale che è ancora in corso per il demansionamento, e il prossimo 30 maggio ci sarà un’udienza che dovrebbe essere quella quasi definitiva. 

Ma dal 2015 ad oggi cos’altro è avvenuto?

Che la Cgil mi ha proposto, prima a part-time e poi a tempo pieno, un distacco sindacale che io ho accettato. Nel frattempo, prendo la maternità per la terza figlia e decido con fatica, dopo il congresso dello scorso anno, di interrompere il distacco poiché volevo dedicare più tempo alla famiglia e con il lavoro sindacale è difficile avere degli orari che possano conciliarsi con tali impegni. E arriviamo al 6 marzo 2019. Con la Cgil, abbiamo comunicato all’azienda il mio rientro, ma non abbiamo avuto risposta.

E quindi?

E quindi il 6 marzo Elio Giurintano, in presenza di due colleghe, mi ha consegnato la lettera di licenziamento con la motivazione art. 7 della legge Fornero: riduzione dei costi aziendali e quindi dell’impossibilità di assumere.

Ma lei era già assunta o no?

Certo, io facevo parte dell’organico dell’azienda. 

E ora cosa succederà?

Entro 20 giorni sia io che l’azienda saremo convocati dall’Ispettorato del lavoro. In quella sede si cercherà di trovare una conciliazione. Di solito si tratta di una proposta economica per risolvere il rapporto di lavoro. Io non accetterò perché non ho fatto nulla di male. Chiederò il rientro: non credo che sia mai successo prima ad una sindacalista di non poter  riavere il suo posto di lavoro dopo un distacco sindacale. Sarebbe un precedente pericoloso.

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Blogger: Marco G. Dibenedetto

Marco G. Dibenedetto
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