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Settimo T.se: Il teatro Regio ha un’anima settimese

Nelle forme e nei colori delle opere in scena al teatro Regio brilla un’anima settimese. 

Il laboratorio in cui si realizzano tutte le scenografie si trova in strada Settimo, di fronte alla Lavazza di Torino. Nelle abilità di uno staff composto da appassionati dell’arte creativa, vive una sorta di macchina del tempo: il viaggio nelle varie epoche dipende dall’opera per cui si realizza la scenografia. Non è un semplice “dietro le quinte”, ma è l’ingegno collettivo che ci invidia il mondo intero, è parte fondamentale di ciò che rende gli spettacoli delle indimenticabili emozioni. Claudia Boasso, responsabile del settore realizzazione allestimenti del Laboratorio scenografico di Settimo, non ha dubbi: “La scenografia – esordisce Claudia – non è semplicemente una professione, ma è un vero e proprio mestiere perché non lo si impara soltanto a scuola. Per farlo bene bisogna respirarlo in un laboratorio ed è necessario che entri nella nostra pelle attraverso le mani e la fatica”. Una frase che spiega tutto. 

La scenografia, infatti, non è solo progettazione, creazione e disegno, ma ha anche una parte di realizzazione pratica, di montaggio e di costruzione con materiali diversi, dal legno al polistirolo, dall’acciaio al gesso. Ad esempio, realizzare una carrozza per il teatro è differente che costruirne una reale: sul palcoscenico la carrozza deve essere verosimile ma anche resistente, perché gli attori ci possano salire sopra, e deve essere abbastanza leggera per poterla spostare facilmente. Viene progettata in base alle funzioni e alle necessità della trama dello spettacolo, ma deve essere anche smontabile per poterla inviare da un teatro all’altro.

La scenografia è un’arte e non ce n’è soltanto una: esiste quella teatrale, quella televisiva e quella cinematografica. Al cinema, dopo le riprese, le scene non vengono conservate poiché non servono più, mentre quelle del teatro vengono riutilizzate per le repliche di cartellone. E c’è anche una differenza tra la scenografia teatrale per la lirica e quella per la prosa.

“Per la lirica – aggiunge Claudia – i materiali non devono assorbire le voci degli attori che cantano senza microfono, ma devono far rimbalzare il suono verso la platea. E quindi non si possono costruire le scene senza sapere come si muoveranno e dove canteranno gli attori”.

La scenografia è una scienza applicata a cui si abbina la conoscenza delle caratteristiche chimico-fisiche di ogni sua parte.

“La scelta dei colori ha la sua importanza, perché da quando c’è la lumino-tecnica, e non si usano più le candele, un determinato colore in scena reagisce in maniera differente da come si crea e si vede in laboratorio. – continua Claudia – Ancora oggi i colori si producono come si faceva nel Rinascimento, ma soprattutto nel ‘700 quando è nato il melodramma. Non si comperano pronti all’uso, ma vengono formulati miscelando dei pigmenti. È proprio il lavoro dello scenografo quello di “Fare il pittore”. Lo scenografia deriva dalla pittura, ma è per grandi dimensioni”. I colori hanno dei nomi altisonanti che vengono dai tempi antichi, come ad esempio il Blu Parigi che viene utilizzato per le profondità marine, il Giallo Artiglieria perché corrisponde a quello che si usava nelle divise, o il Verde Vagone che era il colore dei convogli ferroviari. 

Anche il bianco non è un semplice bianco, ma è l’unione di due tipologie di bianchi, i litopone e il meudon. I colori, inoltre, vengono miscelati con acqua e colla per renderli più scintillanti sotto le luci sceniche. Il collante che si usava un tempo, nel ‘700, era la colla di coniglio o colla di guanto.

Il laboratorio di Settimo ha una planimetria di quasi di 2000 metri quadrati e funziona anche da magazzino per quelle scenografie che si usano spesso o che vengono richieste da altri teatri, come la quella di Riccieri nel “Così fan tutte”, oppure le scene di Eugenio Guglielminetti nel “Don Pasquale”. Tutte le altre scenografie vengono conservate in un sito ad Orbassano dentro più di 120 container.

Nel laboratorio c’è anche un progetto “La scuola all’Opera”, nel quale i ragazzi delle scuole di ogni grado possono realizzare delle vere e proprie scenografie che verranno usate o al Piccolo Regio o per gli spettacoli negli istituti di appartenenza.

Tutto questo, è bene dirlo, è anche ecologico poiché il materiale di scarto, come ad esempio i colori non usati, i loro contenitori e il legno o la segatura da buttare, viene raccolto, differenziato e smaltito in base alle categoria di appartenenza.

“Ma la cosa importante – ha concluso Claudia – è che il lavoro di scenografia è un lavoro di équipe, in cui le competenze e le capacità individuali emergono solo se si ha un buon gruppo di lavoro”.

Le persone che partecipano a rendere grande il Teatro Regio in tutto il mondo è composto da Paolo Giacchero (direttore allestimenti), Claudia Boasso, (responsabile settore realizzazione allestimenti), Stefania Di Dio (vice capo scenografia), Anna Montaldo (vice capo costruttori). Gli scenografi: Tatiana Turco, Lucia Colucci, Valeria Di Munno, Monica Columpsi. I costruttori: Luca Bucca, Paolo Zema e Caterina Roggero. Un gruppo che tutti i giorni, nel laboratorio a Settimo, dipinge la storia del Teatro Regio di Torino.

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Blogger: Marco G. Dibenedetto

Marco G. Dibenedetto
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