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EMERGENZA CORONA VIRUS

SETTIMO T.SE. Covid-10: Baristi e ristoratori capri espiatori dell’emergenza. Così falliamo!

Sono il titolare di uno dei bar di questa città. Credo di poter esprimere le preoccupazioni di tutti gli operatori del settore dei pubblici esercizi. Mi rivolgo al sindaco in primo luogo, ma anche alle autorità deputate alla vigilanza nella città di Settimo Torinese. Domenica sera Giuseppe Conte ha illustrato le tappe della cosiddetta fase 2. Ha fatto un preambolo astruso sulla ricerca del capro espiatorio in situazioni come queste. La storia si ripete, come sempre. Edipo si fa carico della colpa della peste a Tebe. Questa volta la colpa della diffusione del Covid 19 è dei bar e dei ristoranti. Saranno loro a pagare il prezzo più alto. Saranno gli ultimi a riaprire. Il 1 Giugno. Ammesso che la curva dei contagi non torni a salire dopo le riaperture in tutti gli altri settori. In quel caso potrebbe slittare ulteriormente. Ora, personalmente, credo che i focolai più pericolosi nella diffusione di questa pandemia siano gli ospedali stessi (con le infezioni nosocomiali), le RSA mal gestite con la promiscuità dei pazienti positivi messi in quarantena negli stessi edifici accanto agli anziani lungodegenti, ravviso l’incapacità delle asl territoriali di intervenire a domicilio nei casi sospetti, la carenza di tamponi, il nodo non risolto delle quarantene dei parenti che convivono con i positivi al Covid, e diciamolo pure, l’incapacità delle istituzioni di capire per tempo la gravità della situazione e di attuare le misure necessarie prima che esplodesse l’epidemia. Ora che si deve ripartire, baristi e ristoratori si devono fare carico del ruolo degli untori. Bar e ristoranti sono i luoghi più pericolosi, quelli in cui è più facile contrarre l’infezione da coronavirus e pertanto dovranno essere gli ultimi a riaprire e dovranno fare i conti con gli occhi puntati dei vigili che dovranno arginare le prodezze di questi untori di professione. Siamo stanchi di essere considerati la parte superflua dell’economia, anzi quella dannosa. Siamo stanchi di dover pagare sempre il prezzo del disagio di un’intera comunità. La scelta di farci riaprire per ultimi è una scelta eloquente.

I virologi e gli esperti a tutti i livelli ci hanno tacciati di essere il settore più pericoloso per la salute pubblica. In questi tre mesi di chiusura noi stiamo pagando affitti dei locali, utenze, tenute contabili, spese condominiali. I nostri politici promettono l’elargizione di denaro a fiumi. Io ho fatto la richiesta di 600 euro il 2 di Aprile. Non è ancora arrivato un centesimo. Forse l’affitto del locale verrà detratto dall’imponibile.

La Tari è stata spostata ma dobbiamo comunque pagarla. Io sono stato più sprovveduto ancora e ho pagato anticipatamente la concessione per il dehor a partire dal 1 Marzo. L’entità delle perdite supera abbondantemente le migliaia di euro al mese. Siamo abbandonati a noi stessi. E la prospettiva che ci troviamo davanti è quella di riaprire con il timore di essere sempre in difetto, di vederci piombare i vigili a misurare la distanza tra un tavolino e l’altro, a contare i clienti presenti in 10 metri quadri di locale, a rendere conto degli assembramenti nei dehors. E magari a prenderci una multa perché qualche amico si sofferma a chiacchierare un minuto in più. Io ho vissuto in prima persona la perdita di un familiare stretto proprio a causa del Covid19.

Ho fatto esperienza diretta della gravità della cosa. Ma adesso rischio, come molti miei colleghi, di fare anche l’esperienza di un fallimento economico. Ho tre figli. Alle istituzioni non chiediamo elemosine. Chiediamo soltanto di mantenere la lucidità necessaria nella gestione di questa emergenza. E di dare a ogni cosa il peso che merita. Chiediamo soltanto: lasciateci lavorare, non rendeteci la vita più difficile di quanto già sia.

Pietro Sut

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