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Maurizio Gugliotta Settimese, aveva 51 anni

SETTIMO. Omicidio mercato: 12 anni a imputato, rabbia parenti vittima

E’ stata accolta tra la rabbia e gli insulti la sentenza con cui, ieri, il Tribunale di Torino ha condannato a 12 anni di reclusione Khalid De Greata, nigeriano di 27 anni. Il giovane è finito sul banco degli imputati per l’omicidio di Maurizio Gugliotta, 51enne di Settimo ucciso con una coltellata, il 15 ottobre 2017, al mercato di libero scambio di via Carcano. “Vergogna! La giustizia non esiste! Quando esce lo ammazziamo noi”, hanno urlato, durante la lettura del dispositivo, i familiari della vittima, prendendo a pugni i banchi e le pareti dell’aula. “Che cos’è la vita di mio marito? – ripete, in lacrime, la vedova Carmela Caruso – Io sono rimasta senza un marito e i miei figli senza un padre. Non è possibile, non è giusto accettare una pena del genere”. Per De Greata, accusato di omicidio e di tentato omicidio nei confronti di un amico della vittima, il magistrato Gianfranco Colace aveva chiesto l’ergastolo. Il giudice Stefano Vitelli, però, ha dovuto tenere insieme diversi aspetti. Primo tra tutti, le condizioni psichiche dell’imputato, affetto da disturbo psicotico con tendenze paranoiche acuito dal suo passato di profugo. “Il mio assistito ha agito a causa della malattia – sostiene il difensore del 27enne, Matteo La Sala – Si tratta di un delitto incomprensibile, che può essere chiarito solo entrando nella testa di chi lo ha commesso. Questa, anche se drammatica, è la realtà”. Una spiegazione che i familiari di Gugliotta, assistiti dai legali dello Studio 3A-Valore Spa, non riescono ad accettare. “Non è pazzo. E anche se lo fosse dodici anni sono pochi”. Per spiegare la sentenza, il giudice ha letto in aula le motivazioni contestualmente al dispositivo. Non ha concesso l’aggravante dei futili motivi, perché nel procedimento non è stato possibile individuare la causa che ha scatenato l’aggressione. Inoltre l’imputato ha scelto il rito abbreviato, che comporta la diminuzione di un terzo della pena. Aspetti tecnici, che per i familiari non hanno nessun senso. Per loro “è una presa in giro. Dov’è questa giustizia? A noi ha portato solo altro dolore”. A cercare di calmare gli animi sono gli avvocati di parte civile, Giulio Vinciguerra e Daniela Sabena. “Dopo il carcere, l’imputato trascorrerà tre anni in una struttura sanitaria e ci rimarrà sino a che verrà ritenuto pericoloso – spiegano – La fine pena per De Greata ancora non è scritta”.

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