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SETTIMO. Non crederci

Magari, quando questo articolo sarà pubblicato, la crisi di governo – e ciò che necessariamente ne segue – avrà trovato la via delle Camere, per la fiducia, o la via delle urne, per il voto. Come sia, sia. Ci sono diversi motivi che non mi convincono (se così sarà) nella soluzione della crisi politica con un governo pentastellato più tutto il resto che non è la destra, cioè un governo Conte-bis. Ne indicherò alcuni a cominciare dai vicini di pianerottolo. Il piddì non si è ancora rigenerato, nessuna verifica autocritica della sua esperienza di governo (come si dice in gergo) a Roma e nel Paese. Brucia, e molto, la fine ingloriosa della giunta regionale umbra, (solo il più recente degli scandali) indice di un sistema di potere collaudatissimo, proseguito di pari passo con le trasformazioni della sinistra nostrana. Un sistema che ha disamorato gli elettori della sinistra e generato un diffuso desiderio di rivalsa di gran parte della società. Inutile girarci intorno: se la gente non ti vota più ci sarà un perché e non ci sono scorciatoie. Del programma del piddì per l’accordo di governo, non si sa (non ne so) niente. Non conforta la richiesta di «discontinuità» (nel personale di governo?) senza però indicare un solo punto di merito. Vedremo.

Un’autorevole esponente della buona sinistra che fu, ha scritto che è favorevole a questa soluzione di governo anche solo per «far sbarcare quei poveracci ammassati sulle navi», per poi aggiungere che «decidere anche solo in base a come tratterà gli immigrati non è criterio sufficiente per giudicarlo». Inutile girarci intorno: le politiche dure sull’immigrazione sono state varate da un ministro del governo a guida piddì e i Cinque Stelle (credo con il sollievo di molti anche dalle nostre parti) non intendono cambiare un bel niente (o quasi) di quanto fatto con il Capitano. Non è un punto dirimente dell’accordo, anzi. Non è nemmeno tra i venti punti di programma che i Cinquestelle hanno consegnato al presidente incaricato, quali condizioni sine qua non. Dalle nostre miserie morali ci eleva il dottor Pietro Bartolo medico di Lampedusa, oggi parlamentare europeo (tra i pochi che avrei davvero votato convintamente fosse stato nel mio collegio), recatosi adesso (ancora!) a bordo della nave ferma da giorni al largo di Lampedusa, per portare cibo e acqua ai sequestrati.

Per andare ai Cinque Stelle. Che idea hanno della democrazia, visto che la decisione dei circa 300 parlamentari (tra Camera e Senato), eletti con i voti di 10 milioni di elettori, sarebbe suscettibile di smentita ad opera dalla votazione su una piattaforma digitale di qualche decina di migliaia di iscritti? No, le votazioni sulla piattaforma non sono il governo dei Soviet, ma una consultazione che può impegnare il corpo politico e i suoi rappresentanti se in presenza del vincolo di mandato, cosa non data nel nostro sistema parlamentare. Come sempre perciò la crisi troverà una soluzione (una maggioranza innaturale?) o una risoluzione per via parlamentare secondo il modello della democrazia rappresentativa dove anche le consultazioni digitali e le piazze (anche quella del capitano e delle destre) hanno il loro peso.

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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