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Il primo numero del quindicinale La Torre

SETTIMO. “La Torre” e le origini del giornalismo a Settimo

«Quindicinale settimese delle forze del lavoro, della democrazia e della ricostruzione». Così si definiva «La Torre», il periodico che uscì per qualche tempo all’indomani della seconda guerra mondiale. A stamparlo era la Tipografia Editrice Paolo Stramaccia di Torino. La redazione si trovava presso la Casa del Popolo, la storica sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso e delle forze politiche di sinistra. Il numero d’inizio apparve il 1° gennaio 1946. Accanto al titolo figurava la stessa veduta della torre medioevale che era stata utilizzata nel 1913 per «La Riscossa Settimese», un foglio elettorale della sinistra.

Dopo un «reverente e memore saluto ai gloriosi partigiani» e ai «valorosi caduti», i redattori chiarirono che il nuovo periodico si prefiggeva di essere «il portavoce […] di tutti i lavoratori settimesi nel libero e civile campo di lotta sociale ed economica, campo riconquistato con l’abbattimento di un regime di negazione dei diritti umani», colpevole di avere «rovinato nell’intimo tutta una generazione».

Oltre a causare «la distruzione delle case, delle fabbriche, dei ponti e dei viadotti» ossia «di quello che costituiva l’ossatura della […] vita civile ed economica», la guerra aveva prodotto «l’avvelenamento degli spiriti e delle coscienze»: «la duplice ricostruzione degli animi e delle cose» risultava, pertanto, «compito immane». «La civiltà deve trionfare su tutte le rovine», asserirono i responsabili del quindicinale. «Ciò – aggiunsero – si otterrà col valorizzare il lavoro […], con l’attuare una sana prassi democratica […], col richiamare in valore i precetti dell’onestà, dalla quale troppi italiani si sono scostati».

«La Torre» diede molto spazio ai piccoli e grandi problemi che ostacolavano il ritorno alla vita normale: i disservizi dei trasporti pubblici («in certe vetture [della tranvia elettrica Torino-Settimo], tutti i vetri sono stati sostituiti con legno compensato che le trasforma […] in autentiche camere oscure fotografiche o meglio in feretri viaggianti»), la crisi delle lavanderie («la guerra […] ha segnato la rovina quasi totale in questo settore […]; la casa del lavandaio è diventata silenziosa, senza camino fumante, senza biancheria distesa sui fili del prato»), le difficoltà economiche che angustiavano troppe famiglie («la direzione del nostro asilo [infantile], oltre alla cura ed all’assistenza ai piccoli alunni proprî inscritti, ha approfittato del suo impianto e delle attrezzature di cucina, usufruendo del suo personale, per preparare un ottimo piatto di minestra, nutriente, abbondante ed appetitosa, da offrire gratuitamente ai poveri durante l’inverno»), le frodi dei bottegai («la gente brontola, impreca, maledice, ma non c’è un cane che, avendo la ragione dalla sua, vada in municipio con le prove a denunziare il sopruso o l’abuso»), ecc.

Spazio non minore fu riservato, naturalmente, alla politica settimese. Nel numero del 28 febbraio 1946, ad esempio, il periodico pubblicò il programma del Blocco di Unità Socialista per le elezioni comunali del 17 marzo successivo, le prime dopo il crollo del fascismo.

Non è attualmente noto quando «La Torre» smise di uscire nelle edicole. Del quindicinale si conoscono tredici numeri, sino al 16 gennaio 1946 allorché i redattori, riportando i risultati del referendum istituzionale e delle elezioni per l’Assemblea Legislativa, titolarono: «Settimo socialista e repubblicana».

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