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Bombardieri americani in formazione

SETTIMO. La guerra dei ponti

Chi ricorda ancora la guerra delle vie di comunicazione e dei ponti che segnò profondamente, dall’estate del 1944, la vita delle comunità nell’area torinese? Si tratta di una pagina di storia che vale la pena rispolverare.

Le persone meno giovani sanno che l’armistizio dell’8 settembre 1943 segnò la fine dei bombardamenti indiscriminati sulle città industriali della penisola. I cacciabombardieri angloamericani, tuttavia, iniziarono ad avventarsi su una miriade di obiettivi pulviscolari. La frequenza dei raid aerei contro le vie di comunicazione e i mezzi di trasporto s’intensificò a partire dalla metà dell’anno seguente. Nell’area a oriente di Torino, innumerevoli sono gli episodi di cui le fonti documentarie conservano memoria: impossibile citarli tutti.

Il 22 luglio 1944 gli aerei tentarono invano di colpire il ponte ferroviario e quello stradale sull’Orco, proprio mentre un treno proveniente da Settimo entrava nella stazione di Brandizzo. «Il ponte non è stato colpito, però, in compenso, vi sono state numerose vittime tra i bagnanti che a quell’ora abbondavano in riva all’Orco», si legge nel diario del torinese Carlo Chevallard. Il 24 luglio l’aviazione angloamericana tornò a prendere di mira i ponti fra Brandizzo e Chivasso: per alcuni giorni l’interruzione della linea ferroviaria creò forti disagi ai viaggiatori pendolari. Un terzo raid contro i medesimi obiettivi ebbe luogo il 25 luglio, ma le bombe finirono in mezzo ai campi.

Novembre 1944, Chivasso ripresa da un bombardiere della Royal Air Force (a destra il Po, in alto l’Orco)

Il 3 settembre sia il ponte stradale sia quello ferroviario sull’Orco furono distrutti nel corso dell’ennesimo attacco aereo. In poche settimane i lavoratori della Todt – l’organizzazione tedesca del lavoro – ripristinarono i collegamenti interrotti, però la soluzione si rivelò di breve durata. Danneggiato dalla piena autunnale del torrente, il ponte ferroviario provvisorio fu colpito l’11 ottobre, durante una nuova incursione aerea. Riaperto dopo una cinquantina di giorni, venne rimesso fuori uso a metà dicembre; soltanto verso la fine dello stesso mese, i convogli poterono riprendere il transito.

Ma ormai la caccia angloamericana spadroneggiava incontrastata sui cieli del nord Italia. L’allarme aereo suonava più volte al giorno, costringendo gli operai a interrompere il lavoro e a precipitarsi nei rifugi. Verso le ore dieci del 22 gennaio 1945, quattro aeroplani colpirono il traghetto fluviale che univa Settimo ai comuni sulla sponda destra del Po, causando danni di lieve entità. Il 30 gennaio quattro cacciabombardieri sganciarono alcune bombe sulla linea ferroviaria, a seicento metri dalla stazione di Settimo.

Nel pomeriggio del 10 marzo, i caccia angloamericani mitragliarono un autocarro tedesco che transitava sulla strada statale, in località Rivo Martino, e cercarono di colpire alcuni contadini al lavoro. Il mattino successivo, quattro apparecchi bersagliarono un autocarro con rimorchio, nei pressi della cascina Isola, e danneggiarono le linee elettriche e telefoniche.

I viaggi in ferrovia erano estremamente difficoltosi. Annotò Carlo Chevallard: «I treni, sulle linee che ancora funzionano, vanno solo più di notte […]. Torino-Milano, ad esempio, è un tragitto che si fa in due notti: una prima sino a Vercelli, una seconda sino a Milano». E ancora: «Fare di giorno l’autostrada Torino-Milano è, credo, altrettanto pericoloso quanto un giro nelle prime linee. L’autostrada è cosparsa di macchine incendiate e distrutte». Di lì a qualche giorno la guerra sarebbe finalmente terminata, ponendo fine alla minaccia aerea.

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