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A sinistra l’edificio delle scuole elementari dopo la soprelevazione, a destra l’edificio delle scuole elementari prima della soprelevazione

SETTIMO. La grande crisi

Innescata dalla cosiddetta bolla immobiliare, la crisi economica che ha investito il mondo occidentale fra il 2007 e il 2013, con strascichi che perdurano tuttora, può essere paragonata a quella del 1929, pur presentando elementi di forte originalità che dipendono dalle caratteristiche assunte dal capitalismo nell’epoca della globalizzazione e dal ruolo invasivo della grande finanza internazionale.

Ma che cosa accadde davvero novant’anni fa? Il caso di Settimo Torinese è rappresentativo di una situazione più ampia. La crisi si ab¬batté su un’economia in pieno svi¬luppo, con effetti particolarmente devastanti per le piccole fabbriche e i laborato¬ri artigianali. A subire i danni maggiori furono le imprese edili, le fornaci di laterizi, l’indu¬stria meccanica e le manifatture tessili, queste ultime già pena¬lizzate dalla politica deflazioni¬stica perseguita dal governo di Benito Mussolini. Pochissime aziende locali usci-rono indenni dalla crisi: fra il 1930 e il 1934, diverse fabbriche e fabbrichette cessarono l’attività, mentre altre riuscirono a sopravvivere, seppure stentatamente, a prezzo di enormi sacrifici, liberandosi di parte delle maestranze. Valgano per tutte le vicissitudini della Magliola, una delle maggiori industrie settimesi, specializzata nella produzione e riparazione di carri ferroviari, che si vide persino costretta a vendere i terreni di cui era pro¬prietaria, ridimensionando l’atti¬vità produttiva; successivamente chiuderà officine e ferriera.

Pur non raggiungendo, in Setti¬mo, le punte di acuto disagio che si registrarono a Torino, la con¬giuntura negativa determinò un ge¬nerale peggioramento del tenore di vita non solo per i ceti operai, ma anche per numerosissime fami¬glie della piccola e media borghe¬sia. Per sfuggire all’incombente spettro della miseria, spesso non bastava¬no né le parsimonie più estenuanti né il ricorso ai risparmi svalutati di una vita. Le pubbliche autorità inter¬vennero nelle forme più diverse, soprattutto tramite l’Ente Opere Assistenziali che distribuiva sus¬sidi ai senza lavoro, specie duran¬te i mesi freddi. «Anche nelle al¬tre stagioni dell’anno – si legge in un verbale di deliberazione po¬destarile del 1934 – si è reso e si rende tuttora necessario assi-stere le famiglie più disagiate, particolarmente quelle con numero¬sa prole in tenera età».

Tuttavia, in rapporto alle necessità della po¬polazione di Settimo, gli inter¬venti pubblici ebbero carattere limitato e frammentario. Anche la parrocchia di San Pietro in Vincoli intervenne, nella consapevolezza che la situazione era gravissima e inadeguati i mezzi per fron¬teggiarla. Nel 1931 istituì la conferenza maschile di San Vin¬cenzo de’ Paoli a cui si af¬fiancarono, nell’ottobre di due anni dopo, le Dame di San Vincenzo. Lo scopo del duplice sodalizio cari¬tativo – informò il parroco – era «quello di aumentare la possibili¬tà, i mezzi ed anche i distributo¬ri della carità ai bisognosi più urgenti, non soccorsi da altre opere».

Per contenere gli effetti della crisi, riassorbire la disoccupazione e incentivare gli inve¬stimenti privati, il Comune varò pure un ambizioso piano di opere pubbliche. Le iniziative as¬sunte nel giro di pochi anni furo¬no numerose ed eterogenee. Comin¬ciò il podestà Tommaso Lanza, nella prima¬vera del 1930, affidando all’inge¬gnere Pietro Gambetta l’incarico di studiare la soprelevazione dell’edificio scolastico (l’attuale palazzo civico) che lo stesso professionista aveva pro¬gettato anni prima. Nell’av¬viso d’asta, naturalmente, il Comune volle che l’appaltatore desse «la preferenza assoluta alla manodopera locale, tanto per gli operai specializzati quanto per la manovalanza».

Molti interventi, insomma, che concorsero in vario modo a uscire dalla crisi. Uno dei più efficaci, tuttavia, fu disposto dallo Stato: la preparazione della campagna militare in Etiopia.

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