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IN FOTO 1924, il gabinetto d’analisi della Schiapparelli

SETTIMO. La Farmitalia ovvero “il fabbricone”

Subito, a Settimo Torinese, la chiamarono «il fabbricone» ossia la grande fabbrica. E tale la Schiapparelli – poi Farmaceutici Italia o Farmitalia, quindi Antibioticos, ora Olon – fu considerata finché il boom economico, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, non fece sorgere complessi industriali di pari o maggiore importanza. Ripercorrendo la storia del «fabbricone» ci si avvede che essa segna l’intero ventesimo secolo, intrecciandosi intimamente e confondendosi con quella della città.

Correva l’anno 1824 quando il farmacista Giovanni Battista Schiapparelli, originario di Occhieppo Inferiore (Biella), riuscì a produrre, in Torino, acido solforico con l’innovativo sistema delle camere di piombo. Personalità di spicco del mondo industriale piemontese, egli legò il proprio nome al solfato di chinino, allora il solo efficace rimedio contro la malaria. Morto a Gassino nel 1863, Giovanni Battista Schiapparelli lasciò ai figli Annibale e Tancredi il compito di proseguire l’attività nel settore dei prodotti chimici e galenici. Il nipote Emilio costituì la società anonima Schiapparelli, assorbendo aziende farmaceutiche minori. Nel 1907 pose mano al grande stabilimento di Settimo – il «fabbricone» – con l’intento di produrre, su scala industriale, magnesia, acido solforico, acido carbonico, bicarbonato di sodio, ecc.

Da oltre cent’anni, la Schiapparelli-Farmitalia è una presenza familiare, ma anche un po’ inquietante, per i settimesi. La scritta «1907» sulla facciata della palazzina direzionale si richiama alla costruzione dell’edificio, però l’attività produttiva ebbe inizio solo nel 1908. In una Settimo che contava allora circa cinquemila abitanti, il miraggio di una «moderata» industrializzazione si profilava seducente. Sennonché la Schiapparelli spezzò il vecchio equilibrio agricolo-manifatturiero che s’incentrava, da una parte, sulle attività rurali e, dall’altra, sulle tessiture, i bottonifici, le fornaci di laterizi e le lavanderie. Per la localizzazione della nuova fabbrica fu determinante la strada ferrata a cui la Schiapparelli si collegò mediante un raccordo ferroviario: il treno assicurava sia i rifornimenti di carbone e materie prime sia la spedizione dei prodotti finiti.

Dopo la grande crisi del 1929, il «fabbricone» passò alla Farmaceutici Italia Acna Schiapparelli (poi Farmitalia, gruppo Montecatini), a cui si deve una prima riorganizzazione del sistema produttivo e l’ammodernamento degli impianti.

Fin dalle origini, la Schiapparelli-Farmitalia concorse allo sviluppo demografico di Settimo, attraendo famiglie immigrate. Inoltre influenzò le dinamiche urbanistiche, stimolando l’espansione edilizia a nord della ferrovia, lungo la strada per Leinì e nelle sue immediate adiacenze, specie nel periodo tra i due conflitti mondiali. Se nessuno ha memoria diretta dei disordini di piazza che ebbero luogo nell’agosto 1917, al tempo della Grande Guerra, e delle agitazioni che caratterizzarono il «biennio rosso» (1919-20), alcuni ricordano gli scioperi del 1943-44 e quelli dell’«autunno caldo» (1969), ma anche le tradizionali cerimonie del 1° maggio, quando si consegnavano i premi di anzianità ai dipendenti. Come dimenticare le battaglie operaie del 1961 per la salubrità dell’ambiente di lavoro (all’epoca si parlava di «morte bianca») e il loro ruolo pionieristico, al punto da porre le basi di una nuova strategia sindacale in tutt’Italia? Chi ha scordato, infine, l’austera figura del dottor Luigi Pratis, il direttore per antonomasia dello stabilimento?

Insomma, a distanza di tanto tempo, benché non più tale di nome, «il fabbricone» continua a racchiudere frammenti significativi della storia di Settimo Torinese.

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