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SETTIMO. La cuefa

Nel 2019 le donne hanno inanellato diversi successi. Prova ne sia che le maggiori istituzioni europee sono state affidate a Christine Lagarde (la Banca centrale) e a Ursula Von Der Leyen (la Commissione europea, vale a dire il governo dell’Unione). Se a queste aggiungiamo Angela Merkel potremmo dire che l’Europa è in mani femminili, ancorché liberiste e franco-tedesche. Donne diversissime tra loro, nessuna delle quali giovanissima e alla prima esperienza, anzi, tutte con un cursus honorum più che di riguardo. Queste signore, con il loro stile, hanno indicato una strada alle altre. Solo le italiane sembrano non essersene accorte.

Christine Lagarde ha sdoganato i capelli bianchi portati con elegante naturalezza in anticipo rispetto alle mode modaiole di vent’anni dopo, e se anche «ne aumenta visibilmente l’età, conferisce più solidità e charme alla sua autorevolezza».

Che dire poi del dress code (codice d’abbigliamento) di Angela Merckel?

Quella nonchalance con cui si mette addosso giacche quasi tutte della stessa linea?

Non ci crederete, ma l’artefice del suo look è una la stilista per la quale «lo zeitgeist (lo spirito dei tempi) oggi cambia troppo velocemente, dubito che vi sia sempre il bisogno di rinnovare l’immagine».

Insomma, la Merkel ha un suo stile molto preciso, adeguato alla sua figura e al suo ruolo.

Nel recente passato, le ministre nostrane si sono fatte notare per le mise troppo stravaganti. Come non ricordare quelle del governo Renzi, il più femminile della storia della Repubblica italiana?

Per Vanity Fair è stato anche «fra i più colorati che si siano mai visti, acceso dalla giacca rosa salmone del ministro degli Esteri e dal tailleur blu elettrico di Maria Elena Boschi».

Alla cerimonia d’insediamento, Federica Guidi (chi la ricorda più?) «non aveva fatto mistero del suo amore per le griffe del lusso, sfoderando un vistosissimo Rolex Daytona d’oro e mocassini Roger Vivier».

E Marianna Madia?

0«In total black, con calza velata e ballerina d’obbligo per una donna all’ottavo mese di gravidanza».

Gli esperti di stile hanno commentato che si poteva provare a immaginare qualcosa «un filo più sofisticato», giusto da sostituire, per il tempo necessario, le pianelle… 

All’orgoglio per i successi della Von der Leyen e della Lagarde, «provo un senso di disagio per alcune parlamentari italiane che stanno facendo parlare di sé non certo per il loro impegno, ma per gli abiti succinti indossati all’interno della Camera dei Deputati in questi giorni di caldo afoso», ha commentato una nota giornalista e conduttrice Rai. «Quindi – esorta la giornalista – toglietevi gli abiti da spiaggia, mettetevi una giacca, una camicia o un vestito elegante e tirate fuori le vostre idee. Alzate la voce e finite sui giornali per le vostre battaglie a favore dei diritti delle donne che in Italia si stanno assottigliando…».

Un invito che mi sento di sottoscrivere e di girare a quante, e sono tante, siedono nel nostro consiglio comunale. In fondo cosa vogliamo da chi ci governa?

Vogliamo competenza e concretezza, non osservare di quanti centimetri è salito o sceso l’orlo della gonna. E nemmeno il velo, la cuefa, per le feste comandate.

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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