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Nel riquadro a destra, Giuseppe Rea con il cappello da bersagliere

SETTIMO. Il volontariato in lutto: l’ultimo saluto al cavalier Giuseppe Rea

Giuseppe Rea è mancato nella mattinata di giovedì 3 settembre, intorno alle 10, mentre era stato ricoverato al pronto soccorso di Chivasso a causa di una forte crisi respiratoria.  Aveva 84 anni. Originario di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, era arrivato a Settimo sessant’anni fa. Ha lavorato per 36 anni alla Farmitalia, prima come magazziniere e poi da responsabile del magazzino e infine nel laboratorio. Ha dedicato la sua vita al volontariato. Anche lui era stato contagiato dal coronavirus mentre era all’interno della struttura delle 5 Torri a Settimo, ma grazie alla sua caparbietà, aveva reagito alle cure a cui è stato sottoposto al Cottolengo e aveva ritrovato forze e spirito. Ultimamente, si erano riacutizzati i postumi dovuti ad una brutta caduta avvenuta nella sua stanza, nella struttura settimese, in un primo tempo ben superata. Suo figlio Carlo è un nostro collaboratore e ha voluto dedicare a suo papà questo ricordo.

Tanto amore per il prossimo, con una sensibilità sublime, ma anche molti sacrifici per superare le avversità che la vita, via via gli propinava. Così si può definire per tutti Giuseppe, Beppe o Peppino, che dir si voglia, ma per me semplicemente papà. Ha superato parecchie difficoltà, compreso quest’ultimo virus che ha infestato il mondo. Lui lo ha superato, anzi per quelle combinazioni astrali che la vita a volte ci regala, una volta guarito, pareva persino più forte e più in salute dopo le cure. Si è arreso ad eventi più banali, in questo anno maledetto che per lui comunque è coinciso con i 60 anni dal suo arrivo a Settimo, da quel profondo sud che a volte gli stava stretto, ma sempre portato nel cuore e mai dimenticato. Vinse in fretta la diffidenza che regnava all’epoca grazie alla sua simpatia e all’ironia che lo ha sempre contraddistinto,  e si mise subito al servizio della città che l’aveva accolto: nel 1974, insieme ad . altri volontari come lui, fu tra i fondatori della sezione della Croce Rossa di Settimo, dedicando ben 46 anni di splendido volontariato. Per questa immensa opera prestata, gli fu concesso a lui e ad altri nove militi, la nomina di Cavaliere, “in considerazione di particolari benemerenze”, nell’anno 2006. Ma non bastava ancora: la sua vocazione di volontariato si è rafforzata nel corso del tempo e si è reso disponibile a far parte di parecchi sodalizi locali, come l’associazione nazionale Carabinieri e la  sezione dei Bersaglieri. Per parecchi anni è stato componente della banda del corpo musicale di Settimo, suonava la grancassa e i piatti, ed è stato un assiduo donatore di sangue, iscritto Avis.

Sarà per questo che eravate in tanti a rendergli omaggio per l’ultimo saluto.

Invece per quanto riguarda la sfera privata, per noi sei stato un padre, suocero, nonno. Un grande padre, forse poco presente nella crescita dei suoi amati figli, perché sempre impegnato a lavorare per garantire loro un futuro e una casa. Un marito amorevole, che ha accompagnato e sostenuto sua moglie Ninetta nella lunga malattia. Un uomo che nonostante l’incidente, ha sofferto e si è rialzato, dimostrando che nonostante tutto la vita va avanti e va vissuta come tu hai saputo fare (e cioè alla grande). Una persona instancabile che non amava stare ferma: hai sempre lavorato, mai un momento di svago (l’unico forse la caccia), mai una vacanza, capace di fare tutto: cuoco, contadino, giardiniere, autista. Con la tua semplicità, hai accolto sotto la tua ala protettrice le tue nuore e il genero che hai sempre considerati figli e come tali li hai trattati. Con il trascorrere degli anni sono arrivati i nipoti, la famiglia si è allargata e questo ti ha reso enormemente fiero e felice. Una famiglia che hai cercato in tutti i modi di tenere sempre unita.  Ti sei sempre dimostrato amico, consigliere, sempre pronto ad aiutarci e noi ora caro Giuseppe, anzi onore al merito, e dunque Illustrissimo Cavaliere, la tua gioia e il tuo entusiasmo continueranno ad alimentare il tuo ricordo nella nostra quotidianità.

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