Home / BLOG / SETTIMO. Il tempo delle streghe
Streghe in un manoscritto francese del XV secolo

SETTIMO. Il tempo delle streghe

Vecchie e rugose, ovviamente malvagie, dotate di poteri soprannaturali, esperte nella preparazione di polveri, unguenti e filtri magici, avvezze a librarsi nell’aria e a compiere terribili malefici: intossicare l’acqua dei pozzi, scatenare i temporali e la grandine, uccidere i neonati median¬te fatture, ecc. Così s’immaginavano le streghe o masche (un vocabolo di antica origine, quest’ultimo, che già figura nel latino medievale dell’editto di Rotari, anno 643).

A Settimo Torinese, durante le lunghe veglie nelle stalle, si raccontava che le streghe assumessero le sembianze di svariati animali. Mentre a Cuorgnè si tramutavano in maiali, a Viù e a Sparone in pecore, a Frassinetto in volpi, altrove in capre, arieti e così via, a Settimo si diceva che le masche avessero soprattutto il potere di trasformarsi in grossi gatti dal pelo folto e dagli occhi giallastri. Le lesioni inferte alle streghe in forma di animali perduravano quando queste erano costrette a riassumere le fattezze umane. Diffusa in numerose varianti e conosciutissima anche a Settimo era la storia del contadino il quale, recisa col falcetto la zampa di un gatto molesto, si accorse, il giorno seguen¬te, che una donna del paese, in odore di stregoneria, aveva un avambraccio amputato.

Per impedire alle masche di nuocere occorreva adottare speciali cautele nei comportamenti quotidiani. Ad esempio, non bisognava assolutamente gettare i capelli caduti o tagliati né venderli ai fabbricanti di parrucche affinché non se ne impadronissero le streghe che li avrebbero usati nella preparazione delle loro fatture. Ancora non molto tempo fa, certe donnicciole di Settimo evitavano di lasciare il bucato all’aperto, nelle ore notturne, per paura degli incantesimi.

Le masche partecipavano a diabolici raduni – i sabba – che si tenevano in luoghi da tutti evitati dopo il calare delle tenebre. Alcuni sostenevano che fosse possibile vederle ballare in modo sfrenato, di notte, dietro il muro che delimitava la cascina Giardinera, ai piedi della ripa che corre parallela all’attuale via Silvio Pellico. La zona non era edificata perché ricca di acque sorgive. Altri reputavano che le streghe si dessero convegno nei pressi della cascina Consolata: trasformate in gatti neri, saltavano e miagolavano fra i rami degli alberi, spaventando i malcapitati passanti. Altri ancora credevano che le masche celebrassero i propri sabba nella località detta «J’Eire» o «Ant j’Eire» (via Aie Lunghe), non lontano dall’antica chiesa cimiteriale di San Pietro.

Superstizione e credulità si fondevano nella voce popolare. Scheletri di persone alte più di due metri sarebbero stati rinvenuti, in epoca imprecisata, nel piccolo camposanto di San Pietro. Nella zona, dopo il tramonto, si scorgevano talvolta ombre furtive. Ma chi si arrischiava a uscire di casa per verificare che cosa stava accadendo?

Cercare riscontri stori¬ci alle dicerie del popolino è palesemente inutile. Dalle fonti d’archivio sappiamo soltanto che, nell’area cimiteriale di San Pietro, si seppellirono i defunti sino al 1835. Nel 1854 le vecchie salme vennero traslate nel cimitero presso il rio San Gallo. A detta di alcuni, quell’anno fu nefasto per l’agricoltura settimese a causa delle piogge torrenziali e delle grandinate che si abbatterono sul territorio. Gli anziani attribuivano la responsabilità dell’accaduto a chi aveva inopportunamente turbato il sonno secolare dei defunti. Per una volta, insomma, le streghe non c’entravano.

Agli amanti dei luoghi insoliti non resta che segnalare una «ca dël mago» (casa del mago) tuttora esistente in Settimo, nell’attuale piazza della Libertà, dove inizia la gradinata che scende nella sottostante piazza Vittorio Veneto. A Cuorgnè, invece, si trova la casa del diavolo; a Casalborgone, la casa delle masche.

Commenti

Blogger: Silvio Bertotto

Silvio Bertotto
Lo stiletto di Clio

Leggi anche

XXV Aprile 2019. Ricordiamo una lezione che non dobbiamo mai dimenticare!

XXV Aprile 2019. Ricordiamo una lezione che non dobbiamo mai dimenticare! Buongiorno al Signor Sindaco, …

CHIVASSO. Maria Cicconetti ha presentato il suo libro alla sezione UILDM “Paolo Otelli”

Nuova presentazione del libro “La foto che non c’è” per la scrittrice Maria Cicconetti. Stavolta …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *