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IN FOTO La torre di Settimo in uno schizzo della prima metà dell’Ottocento

SETTIMO. Il mistero del sotterraneo

Gli studiosi di sociologia della comunicazione sono soliti parlare di «rumors», in inglese, ossia di voci che circolano spontaneamente e di cui s’ignora l’origine. A tale categoria si ascrive la storia del sotterraneo che avrebbe collegato il castello di Settimo Torinese con la cascina San Giorgio.

Analogamente ai «rumors» diffusi su ampia scala (i coccodrilli nelle fogne delle metropoli, ad esempio, o le pantere nell’orto dietro casa), non manca chi assicura che un proprio antenato, «temporibus illis», riuscì a scorgere uno degli imbocchi del misterioso cunicolo. Emblematica è l’omelia tenuta da padre Stefano Piertelle il 27 agosto 1967, celebrandosi la festa dei patroni, i Corpi Santi. «San Giorgio – affermò il sacerdote – è ancora oggi collegata con il castello di Settimo da una galleria, ora non più efficiente come una volta perché in gran parte invasa dalle acque che vi ristagnano in continuazione».

Di certo la storia del cunicolo non è una bislacca invenzione creata ad arte negli ultimi decenni per ravvivare le tradizioni storiche locali. Da lunghissimo tempo, infatti, si vocifera del collegamento sotterraneo fra la torre e la cascina. A favore della tradizione popolare pesa l’antichità di San Giorgio, di cui però nulla si conosce prima della seconda metà del sedicesimo secolo. Non si può dare torto a Elisa Gribaudi Rossi quando scriveva (1970) che il cascinale «è un piccolo borgo, di sapore quasi medioevale nella concezione più che nell’architettura, tanto più tarda». «Ricordo ancora – puntualizzava il teologo Domenico Caccia, nato nel 1906 – quando il portone d’ingresso, a sud, era sormontato da caditoie». Presso la cappella della cascina, inoltre, s’innalzava un’antica torre a pianta quadrata. È altrettanto vero che nulla sembra essere affiorato dagli innumerevoli scavi nel sottosuolo cittadino, sempre che, ben inteso, si escluda una distruzione volontaria dei reperti.

Una carta esistente nell’Archivio storico della città fornisce preziosi elementi di conoscenza. Si tratta della lettera che un tal Giuseppe Guerra inviò al locale commissario prefettizio Ignazio Pacì, il 28 novembre 1926, per essere autorizzato a intraprendere precise ricerche. «Come saprà, si trova un sotterraneo che unisce la cascina San Giorgio a Settimo, […] sbucando nella vecchia torre», esordì Guerra, per poi spiegare che «una compagnia di giovani (sei o sette)» si preparava a una «temeraria impresa» (sic). Stando a non meglio definite «prove» emerse nel corso di una precedente esplorazione, vi erano buoni motivi per ritenere che il sotterraneo nascondesse «qualche oggetto antico». «Quella volta, per mancanza di mezzi, l’impresa – puntualizzò Guerra – fu limitata all’imboccatura, ciò nonostante […] diede lusinghieri risultati. Inoltrandosi, chissà…».

Anche se non si conosce la risposta del commissario Pacì, una semplice considerazione s’impone. Ammettendo che la voce popolare abbia un fondo di verità, è probabile che la galleria si sviluppasse nella parte più bassa del territorio di Settimo, cioè nella zona meno idonea a scavare cunicoli, in quanto ricca di acque sorgive, paludosa ed esposta agli allagamenti del Po e del rio Freidano. In termini più precisi, che il castello fosse collegato con l’esterno da una via di fuga, come vuole la tradizione orale, è possibile. Che il passaggio sia davvero esistito ed esista tuttora, come alcuni sostengono, resta da dimostrare. Con buona pace dei precursori d’Indiana Jones.

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