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SETTIMO. Gambe larghe, gonne corte

La postura, l’abbigliamento e la gestualità sono stati ottimi indicatori sulla personalità dei quattro candidati alla carica di sindaco nel confronto promosso da questo giornale.

Fabrizio Puppo, il sindaco in scadenza, ha cambiato diverse volte posizione. Più che seduto su una poltroncina, sembrava sul letto di Procuste, tant’è che a breve si è messo a gambe larghe. Come non pensare alla gustosa e allusiva battuta – «amico, smettila di allargarti per favore, è un problema di spazio» – per ammonire gli uomini che non stanno «composti» sui mezzi pubblici? Il manspreading, il vizio tutto maschile e giovanile di allargare le gambe, è un comportamento – si insinua maliziosamente – per mettere in mostra gli attributi e, nella giungla metropolitana, per «segnare» un’area di sovranità. L’atteggiamento è così diffuso che, nell’agosto 2015, l’Oxford English Dictionary lo ha aggiunto tra i suoi vocaboli.

Al lato opposto – forse a dividerla dal suo contendente a sinistra o a rimarcare che, a volte, gli opposti s’incontrano – era seduta Elena Piastra che ha scelto di sottolineare la sua femminilità indossando una gonna corta, sì ma castigata: ai piedi non un «tacco 12» (che forse avrebbe fatto storcere il naso a parecchi), bensì un più neutro paio di «anfibi». Data la scelta, la giovane candidata non ha potuto far altro che stare con le ginocchia ben strette, seduta «composta» per tutta la serata. Alla fine però ha assunto una postura meno scomoda e, come gli altri, ha accavallato le gambe (chissà se qualcuno in sala se n’è accorto, distraendosi da un dibattito un po’ troppo ingessato). Ha ceduto anche sul piano dello stile (diciamo non proprio televisivo), facendosi vistosamente aria per il clima surriscaldato della sala. Allo scopo di dar tregua ai candidati e ricomporsi – bisogna dirlo – mancava la «pubblicità».

Il pentastellato Massimo Del Vago è parso il più rilassato durante l’intero dibattito, mai sopra le righe, con qualche battuta di spirito – non sempre riuscita – per stemperare la tensione.  Caduto anche lui, purtroppo, verso la fine, nella postura a gambe larghe, a riprova che i maschi seduti «composti» non sanno proprio stare.

L’iniziale postura impeccabile del candidato del centro-destra, Antonio Mencobello, è via via mutata, arrivando a un vistoso scivolamento sulla poltroncina: più che seduto, quindi, stava sdraiato. Mi sa che l’avvocato, le arringhe migliori le tiene in piedi e la tribuna politica non è un consesso in cui sembra sentirsi particolarmente a proprio agio. Tuttavia, se gli è più consono, potrà scegliere di stare in piedi mentre parlerà in consiglio comunale: un bel modo di riconoscere il compito a cui sono chiamati coloro che ci rappresenteranno.

Infine una parola sul conduttore, il direttore della testata giornalistica, Liborio La Mattina: colloquiale, ottimo per i tempi, per niente cattivo nelle domande, non ha concesso nulla di sé al pubblico, mostrandosi solo di profilo, come una figura egizia.

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Blogger: Marta Rabacchi

Marta Rabacchi
Qualcosa di sinistra

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