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SETTIMO. Dalle fiamme alla rinascita. La storia operaia di Concetta

Concetta ha una mascherina ma tutti possono sentire il suo respiro nel microfono. Parla con un filo di voce, leggendo la sua poesia “Angeli Caduti”, a causa di un dispositivo infilato nella trachea per poter aiutare i polmoni ancora sofferenti. E’ viva per miracolo ed è davvero in prima fila. Lei di fronte al silenzio potentissimo di una sala Levi stipata di persone, nel tardo pomeriggio di giovedì 9 dicembre nella biblioteca Archimede. Concetta Iolanda Candido è la donna che si è data fuoco negli uffici dell’Inps in un giorno d’estate. Ma non voleva suicidarsi. Voleva farsi ascoltare e scuotere l’indifferenza di un sistema pubblico profondamente malato. Un corpo bruciato diede inizio ai moti di rivolta della Primavera Araba nel 2010. In questo caso, invece, non c’è stata alcuna rivoluzione. A parte i giornali, non ne hanno parlato neppure durante le feste estive dell’Unità a Settimo o a Torino. Solo un raptus, quindi? No. C’è di più. E’ una storia che riguarda le coscienze di tutti.

“Una grave sconfitta”

Settimo è un miscuglio complesso di esistenze migranti, come lo è anche Concetta e i suoi genitori originari della Calabria. Senza far distinzione tra stranieri e italiani, a Settimo siamo quasi tutti migranti veri o derivati migranti. Settimo è una casa amata e detestata da quasi cinquantamila persone. Sempre “quasi” da una vita: quasi a Torino, quasi città della Cultura con un quasi Ospedale. E poi finisce per sorprendere e incuriosire uno come Gad Lerner, ex vicedirettore del quotidiano torinese e popolare volto televisivo fin dalla trasmissione Profondo Nord, ai tempi di Mani Pulite negli anni Novanta. Lo ha ammesso anche lui: questa vicenda lo ha convinto a scrivere un libro di getto, questo intitolato “Concetta, una storia operaia” pubblicato dalla Feltrinelli. I diritti d’autore serviranno per curare la donna e tentare di restituirle la sua pelle, la sua autonomia e la sua dignità. Servirà tempo, non sarà facile.

La città in cui le tensioni e i contrasti tendono alle armonie, è un laboratorio in cui accadono fatti imprevedibili e forti, anche nel bene. Lo aveva già raccontato Gabriele Vacis nel suo film “Uno Scampolo di Paradiso”, nel 2008. E anche Vacis, insieme all’attrice Laura Curino, compare tra gli intervistati da Lerner.

Si può vincere, ma spesso si perde e quella di Concetta Candido è la storia di una grave sconfitta di cui hanno parlato tutti. E’ stata una sconfitta per tutta la città, coraggiosamente e ben rappresentata durante questo incontro dalla vicesindaca Elena Piastra. Concetta è rimasta soffocata da un groviglio di ingiustizie: dopo il licenziamento, le avevano proposto di rateizzare il Tfr, stando a quello che si legge nel testo di Lerner. Ma pazienza, si può aspettare: c’è la Naspi per sopravvivere, l’indennità di disoccupazione. Sul conto, invece, trova una striminzita parte di denaro rispetto alla somma che le spettava. Certa dei suoi diritti, va all’Inps, il 27 giugno, per far valere le proprie ragioni. Su fondo scuro, scrive su facebook: “Vado all’Inps e li faccio neri”. Voleva chiedere perché alle sue tre colleghe era arrivata la Naspi per intero e a lei soltanto briciole dopo aver perso il posto di lavoro: faceva le pulizie al Befed, il celebre birrificio di via Ariosto. Risposta: “Il direttore è impegnato..”. E di fronte al gelo della burocrazia, incapace di risolvere un banale quanto evidente errore commesso nella registrazione di certificati medici, dopo mesi di scartoffie, Concetta si immola. Tira fuori prima un taglierino, subito requisito dall’impiegata, e poi tira fuori un botticino e si inzuppa di alcool. Gira la rotella dell’accendino ed è tragedia. Le fiamme divampano sul corpo, odore di carne bruciata. L’estintore azionato da uno sconosciuto per spegnere quella torcia umana. Non c’era nessun impiegato formato per usare un estintore. La donna è stata in pericolo di vita prima di essere salvata dai medici del Cto di Torino. Ora è ricoverata all’ospedale di Settimo, definito eccellente dallo stesso Lerner che però, seduto vicino a Concetta, non si è trattenuto: “Continuo a pensare che hai fatto una cazzata”. Ora si può anche sorridere.

La storia vera di tanti protagonisti

Il libro di Lerner descrive quei momenti drammatici, vissuti e poi raccontati da Roberto Mason, chivassese di 46 anni, e da Anas Sabhi, originario del Marocco, l’unico ad essere stato in grado di azionare un estintore per salvare la vita alla settimese. Un ragazzo quasi italiano. C’erano anche loro in sala, di nuovo insieme a Concetta finalmente fuori dall’ospedale: lei non voleva “bruciare i grassi” come ha detto sorridendo suo fratello Giuseppe Candido in veste di moderatore. Giuseppe si è caricato sulle spalle l’impegno di restare vicino a Concetta nel suo lunghissimo e difficile percorso di riabilitazione, oltre a tenere informati tutti i suoi amici con i social network. Un impegno notevole, nonostante le difficoltà con il suo lavoro da libero professionista. Vicino a Concetta, c’è sempre stata la sua famiglia e il compagno Roberto Pistis. In sala erano tutti presenti.

“Non ci sono bravi e cattivi. Ma dobbiamo saper scegliere…”

Il libro ha fatto perdere le staffe alla Piastra. Il testo è una fotografia impietosa di Settimo: viene descritta come “periferia anonima precipitata nella ruggine e nel degrado”. “Porca vacca” ha detto dopo averlo sfogliato e gettato via. “Ma questa non è la mia città – ha pensato – Non ci vado alla presentazione”. Poi ha accettato di esserci per sancire la riconciliazione con Concetta e con la sua famiglia e provare a ripensare al domani.

Io ringrazio tutti, sono stati tutti disponibili, anche i datori di lavoro Stefano Papini e Onda Cervo – ha detto Lerner – . Era giusto dare la versione degli sconfitti. Se Concetta fosse morta, non saremmo qui. L’avremmo già dimenticata. Invece siamo qui a parlare del lavoro declassato, e succede anche per le mansioni più retribuite. E’ così per tutti. Qui non ci sono buoni e cattivi. Sarebbe troppo facile. Però ad un certo punto bisogna scegliere. Concetta e le sue colleghe sono state licenziate per risparmiare 20mila euro all’anno. E allora, in seguito a questo tragico gesto, dobbiamo capire se la tua reputazione da imprenditore aumenta oppure no, se hai la capacità di seguire le fantasie del tuo commercialista. Il birrificio è un bellissimo luogo, la birra è buonissima. Ma proprio perché è un’eccellenza, non possiamo minimizzare questa vicenda di Mimma, Elena, Chiara e Concetta. E non parliamo poi dell’Inps: anche loro non sono cattivi, ma nessun impiegato ha avuto quel guizzo per fare una telefonata in più e aiutare questa donna”. Mentre Concetta era in fin di vita, la sua famiglia ha ricevuto le telefonate degli uffici della Appendino, sindaca di Torino,  e della Presidente della Camera, Laura Boldrini. E da Settimo? Niente. “E’ stato un errore, l’ammetto – ha detto Elena Piastra, con voce incerta – . Ma son qui per una riconciliazione. E per chiederci tutti: dove eravamo quando Concetta ha perso il lavoro? Dobbiamo ripensare ad un welfare, ad un reddito di connessione con l’obbligo di formazione. Ma dobbiamo riconoscerlo: questo è un lavoro immane. Usciamo tutti sconfitti: amministrazione, imprenditore, sindacato…”.

Roberto Mason prova a dare la sua risposta alla Piastra: “Io invece di scappare verso l’uscita, sono scappato verso Concetta – dice tra gli applausi del pubblico. Qualcuno si asciuga gli occhi – . Non ho pensato alle conseguenze. Perché dobbiamo avere il coraggio di impicciarci delle cose degli altri”. Altri applausi e fazzoletti. “Sono un disoccupato, con trentun’anni di esperienza – dice – . Non ho mai avuto bisogno di nessuno perché ho sempre lavorato. Ma ormai è un anno che non c’è niente da fare. Mi chiedono di compilare i curriculum, ma io vorrei far vedere soltanto cosa so fare. Perché i Comuni non mettono in contatto le aziende con i lavoratori, tagliando questo business delle cooperative?”. “Cooperative tra virgolette”, dice Lerner. Anche Concetta è finita in una cooperativa presieduta per fare le pulizie al Befed dalla moglie del titolare. In gergo tecnico è stato uno “spin off”, si legge nel libro. Si gira l’interruttore e si esternalizza. E poi si chiude: tutte fuori, dopo dieci anni di lavoro. La legge Fornero stabilisce tutele soltanto per imprese dai 5 dipendenti in su. E allora si va all’Inps, disperate, a far levatacce per prendere il numerino. Meno male che quella mattina c’era Anas Sabhi, un nome che suona d’Africa, anche lui disoccupato. Stava scappando, non voleva grane con la Polizia, quando ha sentito urlare “Ci vuole un estintore!”. “E’ come se un Dio mi avesse detto: fermati, vai lì, “cata”… prendi l’estintore. Quasi non me ne sono accorto. – ha ricordato Anas – . E ho spento le fiamme. Non avevo mai visto un corpo bruciare, ero scioccato. Ma poi sono stato felice, perché salvando una vita umana è stato come salvare la vita di tutte le persone. E’ Dio che ti ripaga. Non le persone. E’ lui che ci porta le persone per magari darci un lavoro”. Applausi e commozione. Ha detto Dio, non Allah. E ha detto “cata”, che in piemontese significa “prendi”. “E’ a tutti gli effetti un nostro concittadino italiano – ha sottolineato Lerner – . Anche se ci siamo ostinati a definirlo marocchino”.

“Ritroviamoci tutti per l’8 marzo…”

L’ultimo intervento dal pubblico è di Daniele Volpatto. Ha detto di far parte dell’amministrazione, ma non ha fatto cenno di essere capogruppo del Pd. “Sono un operaio – ha detto Volpatto – e in fabbrica (la Luxottica ndr) facciamo fatica a trovare delle figure professionali specializzate. Bisogna puntare sui corsi reali, rispondere alle richieste delle aziende”. Concetta si alza dal tavolo: è provata dalle emozioni. E’ stata coraggiosa, come sempre. La chiamano “Guerriera” e “Leonessa” mica per niente. Deve tornare in ospedale dove le hanno tenuto in caldo la cena. “Dobbiamo ritrovare la capacità di scandalizzarci e contrapporci all’indifferenza. Dobbiamo impicciarci degli altri. Concetta merita una bella festa di compleanno – conclude Lerner – . Compie gli anni l’8 marzo. Propongo di ritrovarci tutti quel giorno”.

Applausi, lacrime e abbracci. Una data che non è “quasi”: è proprio la Festa della Donna, da non dimenticare. Come Concetta e tutti i lavoratori come lei.

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Blogger: Sandro Venturini

Sandro Venturini
La chimica delle parole

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