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Il Villaggio Fiat negli anni Ottanta del XX secolo

SETTIMO. Così furono istituiti gli asili nido a Settimo

È una pagina molto significativa, ma poco nota della storia di Settimo Torinese nel ventesimo secolo. Riguarda l’istituzione dei primi due asili nido finalizzati ad accogliere i fanciulli sino ai tre anni di età. Per i giovani genitori fu un risultato importante, una conseguenza delle lotte che le lavoratrici condussero, fra il disinteresse e le in¬comprensioni di molti, sul finire degli anni Sessanta.

La legislazione allora in vigore imponeva alle aziende d’istituire o «comunque partecipare al finanziamento degli asili nido gestiti direttamente dagli enti locali». Ma nulla si era fatto a Settimo. Un primo risultato parve prossimo a conseguirsi quando la giun¬ta di centrosinistra del sindaco Ermanno Bonifetto (1965-70) promosse un incontro con esponenti dell’Unione Industriale della provincia di Torino e del sindacato. Però le trattative s’interruppero sul nascere poiché le rappresentanze operaie auspicavano soluzioni «impegnative e globali», come ebbe in seguito a rilevare il democristiano Giovanni Soragna, all’epoca assessore alla Pubblica istruzione e all’Assistenza. L’amministrazio¬ne municipale non volle desistere dai propri fini e continuò a discu¬tere con gli imprenditori nel tentativo di pervenire a un accordo accettabile. Dopo alcuni incontri, i rappresentanti dell’Unione In¬dustriale acconsentirono a finanziare i progetti esecutivi di due asili nido, impegnandosi altresì a devolvere 200 milioni di lire per le future spese di costruzione. Grazie ai contributi di alcune delle maggiori aziende di Settimo, l’Unione riuscì a raccogliere 125 milioni di lire: a suo diretto carico rimase la restante parte della somma.

I terreni messi a disposizione dal Comune per i due asili si trovavano alla periferia della città, rispettivamente nel Borgo Pro¬vinciale e nel Borgo Nuovo, cioè nelle vie Raffaello Sanzio e San Martino. L’architetto Angiola Cat¬taneo Durbiano ideò due edifici simili, ognuno dei quali avente una superficie di 860 metri quadri e in grado di accogliere un centinaio circa di bambini. I progetti risultavano decisamente avanzati: in posizione planimetrica centrale, fra le stanze per il gioco e i re¬fettori, era previsto un giardinetto, coperto da una vetrata scorre¬vole, in modo da creare uno spazio estremamente luminoso anche nella stagione fredda e nei giorni di pioggia.

La giunta del comunista Antonio De Francisco, succeduta nel 1970 a quella di Bonifetto, assicurò il funzionamento degli asili per almeno venticinque anni e riconobbe nel contempo un diritto di priorità, in sede d’iscrizione, ai figli dei lavoratori della Pirelli (cinquanta bambini), della Ceat (venticinque bambini), del Gruppo finanziario tessile (cinquanta), della Saipo-L’Oréal (venti) e della Farmaceutici Italia (dieci). Inoltre s’impegnò formalmente affinché la futura gestione dei due asili corrispondesse «alle effettive esigenze dei dipendenti delle aziende» citate, soprattutto in materia di orari.

Purtroppo, secondo una prassi usuale per quasi tutte le opere pubbliche, fu impossibile edificare e aprire i due asili nido in tem¬pi ragionevolmente brevi. Affidati all’impresa torinese Arduino & Bertino, i lavori per l’asilo del Borgo Provinciale iniziarono nel luglio 1972 e si conclusero nel febbraio di due anni più tardi. L’impresa Delsedime di Settimo cominciò i lavori per l’asilo del Bor¬go Nuovo soltanto nel 1974 e li concluse nel 1978, quando la città superava ormai i 44 mila abitanti, moltissimi dei quali erano giovani con figli in età prescolare. La struttura venne ufficialmente inaugu¬rata il 4 marzo dell’anno seguente.

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