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SETTIMO. Corgiat scomunica Palumbo dopo le costine

Quando è successo il patatrac nell’aria aleggiava ancora odor di costine. Ieri sera, giovedì intorno a mezzanotte, gli ultimi avventori della Festa dell’Unità – oggi Democratica – stavano godendosi l’ultima birra. Da una parte il tavolo della Margherita, a cui sedevano i vari Antonello Ghisaura, Luca Rivoira, Vincenzo Rignanese, “presieduti” da Silverio Benedetto. Dall’altra il tavolo delle “anime critiche”, con Caterina Greco, il regista Gabriele Vacis, Raffele Pace e Angelo Palumbo. Infine il tavolo dei “giovani”, fra cui spiccavano il segretario Daniele Volpatto,  e Nicolò Farinetto. Tutti o quasi reduci da una conferenza su Enrico Berlinguer la cui “guest star” era Aldo Tortorella, ex partigiano ed esponente del Pci di primario spessore.

 

 

A squassare l’atmosfera da sera del dì di festa ci ha pensato Aldo Corgiat. Il quale avvicinandosi al tavolo della Margherita – dove s’era estemporaneamente “imbucato” Raffaele Pace – si è lanciato in un’invettiva contro Angelo Palumbo (che per inciso stava a tre metri) e la sua nota esuberanza dialettica. Colpevole, Palumbo, di aver “molestato” il vicesindaco Elena Piastra per tutto l’intervento di Tortorella confabulando con lei di congressi, segretari, assetti e compagnia bella. “Abbiamo qui un pezzo di storia d’Italia e l’unica cosa che riesce a sentire Palumbo è la sua stessa voce” ha detto Corgiat rivolgendosi agli ex Democristiani ma facendo in modo che tutti sotto i tendoni del De Gasperi – ma proprio tutti – sentissero. L’unico che non ha sentito – ironia della sorte – è stato proprio Palumbo. Perché? Perchè stava parlando. Stavolta con Vacis.

 

 

Finito qui? Manco per sogno: perchè poi Corgiat ha lanciato la sua scomunica. “Non condivide nulla di quello che fa questo circolo, io mi chiedo che ci sta a fare”. E la frase sa molto di anatema, specie perchè a lanciarla è il numero uno del Pd di casa nostra.

In tutto questo gli ex Dc annuivano all’unisono restando in un silenzio più o meno pilatesco. L’unico che abbozzava una replica era un vecchio “socio” di Palumbo, Raffele Pace. A pochi metri di distanza, ascoltava con le orecchie dritte il segretario Volpatto, c’è chi dice presagendo le “rogne” che questa scena gli avrebbe portato da qui a una settimana.

 

 

Com’è come non è, il povero Palumbo non s’è reso conto di nulla, tanto che quando si presentato per salutare al tavolo della Margherita e Corgiat gli ha ripetuto in faccia tutte le cose che aveva appena finito di raccontare a Benedetto e soci, è cascato dal pero. “Lo sai, te lo dico con amicizia, hai fatto una cosa un triste” ha detto Corgiat.

 

L’invettiva contro Palumbo giunge subito dopo che qualcuno aveva fatto trapelare ai giornali il suo nome come papabile alla segreteria del Pd (il congresso è atteso per l’autunno). E ora che Corgiat ha detto la sua., come diceva quello, è più facile che un cammello passi dalla cruna dell’ago che Palumbo entri in segreteria.

Lorenzo Bernardi

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