Home / BLOG / Settimo, città di sinistra?

Settimo, città di sinistra?

Settimo Torinese è sempre stata una città di sinistra? Stando a ciò che possiamo leggere sui social network in queste settimane d’intensa campagna elettorale, si direbbe proprio di sì. I maggiori organi d’informazione confermano, anche se confondono sinistra e centrosinistra. Per esemplificare, stando al quotidiano «la Repubblica», Settimo sarebbe una «roccaforte rossa, governata dal centrosinistra fin dal dopoguerra». «La Stampa» approva, sermoneggiando che «coalizioni di centrosinistra» amministrano Settimo «da sempre». E che dire del fratello d’Italia il quale auspica, con linguaggio un po’ abborracciato, di «piantare», «per la prima volta dal dopo guerra», l’«amata fiamma tricolore dove per troppi anni ha sempre solo sventolato quella rossa»?

È proprio così? Neanche per sogno. «Grande è la confusione sotto il cielo», avrebbe forse commentato un grande leader della sinistra internazionale come Mao Zedong. Il guaio è che si sta imponendo, a Settimo Torinese, una sorta di paradigma storiografico assai gradito tanto a destra quanto a sinistra. Finiscono così per prevalere le narrazioni soggettive, svincolate dalla realtà dei fatti, asservite alle mutevoli esigenze del presente e sfacciatamente propagandistiche. Vale la pena di rispolverare i testi di storia.

Luigi Raspini:

dalla sinistra al centro

Le prime elezioni amministrative del dopoguerra ebbero luogo il 17 marzo 1946. Socialisti e comunisti si presentarono uniti, ottenendo più del 63 per cento dei voti validi, contro il 32 dei democristiani e il 4 circa di un raggruppamento laico (liberali, azionisti moderati, repubblicani e indipendenti). La carica di primo cittadino fu assunta dal socialista Luigi Raspini, già sindaco dall’ottobre 1920 al novembre 1922, costretto a dimettersi con la violenza dopo la Marcia su Roma, che aveva presieduto la giunta popolare costituitasi il 29 aprile 1945 per volontà del Cln, il Comitato di liberazione, col concorso di tutti i partiti antifascisti.

Una forte maggioranza di sinistra confermò Raspini nel 1951. Però la situazione mutò in seguito all’appuntamento elettorale del 27 e 28 maggio 1956, dopo il passaggio del sindaco nelle file socialdemocratiche, col Partito socialista unitario di Giuseppe Romita. Luigi Raspini fu nuovamente chiamato ad amministrare Settimo, ma da una coalizione centrista (Democrazia cristiana e Partito socialdemocratico): comunisti e socialisti andarono all’opposizione.

Ermanno Bonifetto:
dalla sinistra al centrosinistra

Le consultazioni del novembre 1960 ebbero l’effetto di un terremoto politico. Dc e Psdi persero la maggioranza dei seggi consiliari. Decisivi si rivelarono i due eletti di «Settimo indipendente», una lista costituita da rappresentanti dell’imprenditoria e del commercio, con alcuni iscritti al Partito liberale. Tra forti polemiche, i due decisero di sostenere una giunta socialcomunista, presieduta dal socialista Ermanno Bonifetto. Dalle elezioni del 22 e 23 novembre 1964, il quadro politico locale uscì per l’ennesima volta scompigliato. Fu ancora Bonifetto ad assumere la carica di sindaco, tuttavia alla guida di una coalizione di centrosinistra (Dc, Psi e Psdi); all’opposizione si collocarono i comunisti, i liberali e il rappresentante del Partito socialista italiano di unità proletaria.

1970-1986:
Settimo rossa

Nel 1970, accaparrandosi circa il 40 per cento dei consensi, il Pci tornò in maggioranza su posizioni di forza. Per la prima volta Settimo ebbe un sindaco comunista, l’ex partigiano Antonio De Francisco, operaio e poi funzionario del partito: lo appoggiavano Psi e Psiup.

Alle successive elezioni del 15 e 16 giugno 1975, il Pci riportò un successo strepitoso, sfiorando la maggioranza assoluta e ottenendo la metà esatta dei seggi consiliari. Ma l’estrema destra – il Movimento sociale italiano – riuscì a eleggere un proprio esponente. Da allora i missini saranno sempre rappresentati a Settimo sino alla svolta di Fiuggi del 1995, quando si costituirà Alleanza nazionale. La carica di sindaco fu attribuita al comunista Tommaso Cravero, mentre il socialista Bonifetto divenne vicesindaco.

Però il vento di sinistra smise presto di spirare. Perdendo oltre il 4 per cento dei suffragi alle elezioni dell’8 e 9 giugno 1980, il Partito comunista italiano perse due seggi. Ancora presieduta da Cravero, la nuova giunta di sinistra non ebbe vita facile. Dopo un rimpasto nel 1981 e una crisi l’anno seguente, lo schieramento si ricompose, allargandosi al Partito socialdemocratico. Il decennale connubio tra Pci e Psi cominciava a sfilacciarsi.

Le elezioni del 12 e 13 maggio 1985 evidenziarono ulteriormente le tendenze politiche in atto. Il Partito comunista non riuscì a spingersi oltre il 40,1 per cento dei suffragi (contro il 47,6 del 1975); dal 16,7 per cento del 1980 i socialisti salirono al 20,2. A rivestire la carica di primo cittadino fu chiamato Teobaldo Fenoglio (Pci), già assessore provinciale all’Ecologia e all’Ambiente. Al termine di una brevissima parentesi di giunta monocolore minoritaria, egli passò a guidare una coalizione costituita da comunisti, socialisti e socialdemocratici. Ma l’esperienza doveva rivelarsi effimera.

Giovanni Ossola: la stagione del centrosinistra

Nel dicembre 1987 il socialista Giovanni Ossola venne eletto sindaco da uno schieramento di pentapartito (Psi, Dc, Psdi, Pri e Pli). Si chiudeva la collaborazione politica tra Pci e Psi, già incrinatasi nel 1980. Dopo diciassette anni, la Democrazia cristiana tornava a fare parte di una maggioranza. L’esito del successivo appuntamento elettorale, quello del 6 e 7 maggio 1990, non costituì una sorpresa. Arretrarono i comunisti e i democristiani, i liberali persero il proprio rappresentante, mentre il Psi divenne il secondo partito cittadino. Socialisti, democristiani e socialdemocratici, appoggiati esternamente dal consigliere repubblicano, formarono la giunta, ancora guidata da Ossola.

Le elezioni del 23 aprile 1995 portarono nuove forze politiche nell’assemblea civica. Al disciolto Pci subentrarono il Partito democratico della sinistra (poi Democratici di sinistra) e la Rifondazione comunista. Alleanza nazionale sostituì il vecchio Movimento sociale italiano. Un raggruppamento di centro (popolari, pattisti e repubblicani) occupò l’area tradizionale della Dc. Inoltre furono rappresentati Forza Italia, i Verdi, i Socialisti italiani, la Lega nord e la lista civica «Insieme per Settimo». Con oltre la metà dei voti validi, evitando il ricorso al ballottaggio, Giovanni Ossola riebbe l’incarico di sindaco: lo sosteneva un’alleanza allargata a sinistra, della quale il Pds era il partito più forte. Le consultazioni amministrative del 13 giugno 1999 confermarono nuovamente Ossola alla guida della città col tradizionale schieramento (Democratici di sinistra, Insieme per Settimo, Partito popolare italiano e Socialisti democratici italiani).

Ancora centrosinistra:
il decennio di Corgiat Loia

Una sfida fra ex comunisti, Aldo Corgiat Loia e Marta Rabacchi, caratterizzò le successive consultazioni del 12 e 13 giugno 2004. Il primo ebbe la meglio: la sua maggioranza risultò costituita da Ds, Margherita, Sdi e «Insieme per Settimo». La formula risultò vincente anche nel 2009, quando Corgiat Loia fu rieletto sindaco, e nel 2014, con Fabrizio Puppo del Pd (poi di «Insieme per Settimo»).

In definitiva…

Solo uno sprovveduto può ritenere che la Democrazia cristiana fosse una forza di centrosinistra. Partito di centro, amministrò Settimo col Psdi, di ispirazione moderata, dal 1956 al 1960: la sinistra, cioè comunisti e socialisti, era all’opposizione. La Dc tornò alla guida della città nel 1965 con un centrosinistra che comprendeva Psi e Psdi (lo si definisce organico), relegando il Pci in minoranza.

Il centrosinistra di Corgiat Loia e Puppo non ha molto in comune con quello degli anni Sessanta. Allora Dc e Psi collaboravano, pur collocandosi rispettivamente al centro e a sinistra. Nel 2007, allorché i Ds si fusero con la Margherita, nacque una nuova formazione che unì centro e sinistra, il Partito democratico. Comunisti e socialisti amministrarono Settimo dal 1946 al 1956, dal 1960 al 1964 e dal 1970 al 1987 (è il periodo delle giunte rosse o di sinistra, non di centrosinistra). Il Pci e il suo erede, il Pds, finirono all’opposizione dal 1987 al 1995, al tempo del pentapartito, che si configurava come una sorta di riedizione del centrosinistra, esteso al Pli.

A funzionare abbastanza bene in Settimo, dal dopoguerra al 1995, fu il principio dell’alternanza fra socialcomunisti (1946-1956, 1960-1964 e 1970-1987), centristi (1956-1960) e centrosinistra (1964-1970 e 1987-1995). Poi, con Giovanni Ossola e i suoi successori, la situazione politica si stabilizzò.

E il cliché della «Settimo rossa»? L’oblio del passato e l’uso politico della storia arrecano inevitabilmente gravi oltraggi alla verità, creando miti sempre nuovi. Tanto più che chiunque, di questi tempi, a destra come a sinistra, si sente legittimato a sentenziare in nome di Clio.

Come proseguirà la storia elettorale cittadina si saprà soltanto il 27 maggio o, più probabilmente, il 9 giugno.

Commenti

Blogger: Silvio Bertotto

Silvio Bertotto
Lo stiletto di Clio

Leggi anche

Il gioco delle bocce!

Il gioco delle bocce! Questo potrebbe essere ritenuto uno dei giochi con origini più antiche, …

IVREA. Un nuovo percorso per il lago di città: l’Orto della Palude

Prende corpo il protocollo d’intesa stipulato tra Comune d’Ivrea e associazioni Legambiente, Ecoredia e Senza …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *