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SETTIMO. Che cosa ci riserva il 2020?

Immancabilmente, all’inizio di un nuovo anno, astrologi e sibille furoreggiano dalle pagine dei giornali, sfornando oroscopi e profezie con una sicumera che non tollera obiezioni. Che cosa ci riserva il 2020? Giuseppe Conte resterà a Palazzo Chigi? La Juventus riuscirà ad aggiudicarsi il 36° scudetto? Un nuovo sovrano salirà sul trono del Regno Unito? A ogni interrogativo – sostengono i veggenti della carta patinata e del web – le stelle sono in grado di fornire una risposta pronta ed esauriente.

È persino troppo facile verificare che la maggior parte delle previsioni è di una genericità sconcertante. Non occorre un diploma rilasciato dal Divino Otelma o dal mago Gabriel (deceduto la scorsa estate) per vaticinare attentati di matrice islamica, forti contrasti in Parlamento, alcune scosse sismiche in qualche angolo del pianeta e anche in Italia, turbolenze monetarie e così via. D’altro canto, in materia di veggenza, più si resta nel vago più si è infallibili, come insegnano le sibille dell’antichità classica. Altrimenti si rischia di prendere giganteschi granchi, come gli interpreti del calendario Maya che avevano previsto la fine del mondo nel 2012, toppando clamorosamente.

Per contro molte previsioni risultano assolutamente incomprensibili. Non è un mistero che la fortuna del celebre Nostradamus sia dovuta al fatto che le sue profezie sono tanto fumose e contorte da ammettere qualsiasi interpretazione, anche le più deliranti. Da questo punto di vista, le tanto discusse quartine costituiscono il «tipo» perfetto di profezia. «L’astrologo provenzale – precisano gli esperti del Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale – ha scritto versi oscuri e ambigui, ma non tanto da non prestarsi a interpretazioni. Le quartine, poi, sono così numerose da offrire ad ogni interprete abbastanza materiale su cui imbastire i più svariati sistemi di decifrazione».

Quanti astrologi e veggenti, sbilanciatisi un po’ troppo, sono incorsi in errori strepitosi! E’ assai istruttivo rispolverare le previsioni relative agli ultimi tempi. Si scopre così che, nel 1985, un farmaco iniettabile avrebbe sicuramente sconfitto il diabete. Entro il 1986 doveva iniziare la terza guerra mondiale. Nel 1988 era prevista la caduta di un asteroide su Londra. Due anni dopo il cancro sarebbe stato completamente debellato; altrettanto dicasi per l’artrite. Nel 1991 si attendeva la temuta inversione dei poli, con effetti catastrofici per l’intero pianeta. Nel 1994 l’Europa occidentale sarebbe stata coinvolta in un conflitto sanguinoso. Devastanti terremoti in Messico e in Turchia dovevano segnare in modo tragico il 1996. Il 2018, invece, avrebbe decretato la fine del dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

Se un indovino – diceva Catone – incontra un altro indovino, non può fare a meno di ridere («mirabile videtur quod non rideat haruspex cum aruspicem viderit»). Ma la gente ha la memoria corta e ama lasciarsi sedurre dalle previsioni sensazionali, non importa se veritiere o meno, purché rispondano a un semplice bisogno di irrazionalità e si lascino «consumare» in fretta.

Per nostra fortuna, il futuro è molto più sorprendente e imprevedibile di quanto comunemente si creda, poiché comporta aspetti che l’immaginazione umana non riesce affatto a concepire in anticipo. Il venditore di almanacchi di un famoso «dialogo» di Giacomo Leopardi, interrogato sulle aspettative per il nuovo anno, risponde: «Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti». A significare che l’esistenza può essere felice solo se arricchita dalla vaga incertezza di ciò che riserva l’avvenire. È proprio da questa incertezza – ci ammonisce Leopardi – che deriva l’illusione di un domani migliore, tale da far superare le tristezze del presente.

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