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SETTIMO. Alluvio-NO

Ci siamo andati vicino, ma l’abbiamo sfangata. Non c’è stata alluvione. Il miglior meteorologo del mondo, che tra l’altro scrive sul nostro giornale, aveva parlato chiaro: tanta acqua in arrivo, ma non alluvioni, cicloni o bufere. E così è stato. Nei paraggi, la sola Brandizzo è andata a mollo, e qualche domanda da quelle parti è bene che se la facciano, anche perché, oltre che dall’acqua, sono stati sommersi dal kerosene fuoriuscito, sembra, dal magazzino Eni di Volpiano.

Qualche ragionamento va fatto anche qui: piove dall’era mesozoica, forse anche prima, temporali ne abbiamo già visti, a bagnomaria siamo andati più di una volta. L’alluvione del Polesine, che ha costretto tanti amici rovigini a emigrare qui da noi, risale al 1951, quella di Firenze al ’66. Insomma, ne abbiamo già passate, ’94 e Duemila comprese. Oggi, però, i fenomeni, seppur prevedibili, sono più violenti di un tempo.

Ebbene, è colpa nostra. Il riscaldamento globale è realtà, l’abbiamo causato noi, provocando di conseguenza l’aumento dell’acqua che gira per il mondo: ma c’è qualcuno che l’estate scorsa ha tenuto il climatizzatore spento o rinunciato a un giorno di vacanza? C’è qualcuno che fa con precisione maniacale la raccolta differenziata o spegne il motore davanti a scuola?

Qualcuno, forse, ma pochi.

La conseguenza dei nostri comportamenti è il peggiorare del clima e degli eventi atmosferici, o quantomeno il loro trasformarsi in fatti violenti. Troppo caldo, poi troppa acqua, troppo freddo, troppa siccità, tutto diventa troppo, anche a Settimo, Brandizzo, Chivasso o San Mauro. Malone, Po, Bendola, Orco, fanno letteralmente paura quando sono pieni. Oggi, ed è un bene, siamo un po’ più consapevoli: se vogliamo evitare guai, dobbiamo smettere di farne, altrimenti cascano giù due temporali, tira un po’ di vento, si allagano quattro scantinati e subito si grida all’alluvione. Alle volte nemmeno piove, ma tanta è la fifa che ci spaventano le previsioni.  Settimesi! Ribellatevi! Le alluvioni, e in genere le calamità naturali, non sono balle inventate da noi giornalisti, anche se oramai si lancia l’allarme a ogni pecorella smarrita e trasformata in nuvola che transiti il luminoso, sfavillante cielo della città. L’alluvione è lì dietro l’angolo che ci aspetta. Qualcosa bisogna fare, a partire dalle buone pratiche quotidiane.

Dopo, ma solo dopo, tocca alla politica.

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Blogger: Marco Volpatto

Marco Volpatto
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