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SETTIMO. 1909, “Mi brucia tanto il c…”: il primo giro d’Italia a Settimo e Chivasso

Nella lunga storia del Giro d’Italia, l’attuale edizione è la numero 102. Organizzata dal quotidiano milanese «La Gazzetta dello Sport», la prima ebbe luogo nel maggio 1909, esattamente centodieci anni or sono, quando regnava Vittorio Emanuele III e il governo era presieduto da Giovanni Giolitti. Le sole interruzioni si registrarono durante la Grande Guerra (1915-1918) e il secondo conflitto mondiale (1941-1945).

Delle otto tappe in programma nel 1909, l’ultima toccò Settimo, Brandizzo, Chivasso, Vercelli, Novara e Arona, per concludersi a Milano. La partenza avvenne nei pressi della cascina Marchesa di Torino. Lungo l’intero percorso, grandi folle si accalcarono per applaudire i ciclisti.

In foto Dario Beni, il vincitore della tappa di Settimo, Chivasso e Vercelli

Lo sport della bicicletta era divenuto molto popolare nel volgere di breve tempo. La Torino-Milano, disputatasi per la prima volta nel 1876, era stata riproposta nel 1903, l’anno di nascita del Tour de France. Nel 1906 si erano svolti il primo Giro del Piemonte e la prima edizione del campionato italiano.

Si legge in un giornale di lunedì 31 maggio 1909: «Fin dalle prime ore di ieri mattina gli instancabili ed appassionati animatori del ciclismo e dello sport in genere si riversarono verso la Barriera di Milano, ove […] doveva aver luogo la partenza per l’ultima tappa dei concorrenti al Giro d’Italia. I tramways della linea che fa capo alla Barriera di Milano furono presi letteralmente d’assalto. I ciclisti si avviarono verso Settimo ed oltre, un nugolo di pedoni si riversò nella grande strada nazionale, formando una ininterrotta fila di persone che terminava neppure a Settimo».

«Non esagero – commenta il cronista – nel dire che ventimila persone hanno voluto assistere a questa partenza, ultima della grande “randonnée” compiuta. Automobili e carrozze senza fine non mancavano di ingombrare, prima della partenza, la strada; eppure nulla di grave è successo».

Ad aggiudicarsi la tappa conclusiva di 203 chilometri fu il romano Dario Beni, uno sportivo elegante e aristocratico, dai modi gentili (nato nel 1889, morirà nel 1969). Ma il Giro venne vinto dal varesino Luigi Ganna, figlio di agricoltori, che precedette campioni all’epoca molto noti, come Carlo Galetti, specialista nelle corse a tappe, e Giovanni Cuniolo che subito dopo si rifece aggiudicandosi il Giro della Lombardia. Negli annali del ciclismo, Ganna è noto per l’irresistibile schiettezza.

A un cronista che gli chiedeva di esprimere le sue sensazioni dopo la vittoria al Giro d’Italia, rispose per metà in italiano e per metà in milanese: «L’impressione più viva l’è che me brüsa tanto ‘l cü».

A Settimo Torinese, purtroppo, il passaggio del primo Giro venne funestato da un incidente mortale. Un ciclista, infatti, investì uno spettatore che si fratturò la base cranica, cadendo sul selciato e morì dopo alcuni giorni di agonia. Si trattava di Vincenzo Balsamo, un personaggio alquanto conosciuto in paese poiché curava gli interessi della facoltosa famiglia Pelazza, allora proprietaria della tenuta agricola dell’Isola (circa 350 ettari di campi, prati e boschi, con la cascina omonima e i cascinali Rea e Lis). Balsamo era anche consigliere comunale, nonché socio di due associazioni mutualistiche di Settimo: la Società Operaia, costituitasi nel 1852, e la Società Militare, fondata nel 1880.

Ai funerali della povera vittima, giovedì 3 giugno 1909, intervenne un folto numero di settimesi, accompagnati dalla banda musicale del maestro Andrea Arduino. I giornali non mancarono di segnalare la presenza del sindaco Moise Momigliano e dell’assessore Domenico Aragno.

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